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Come costruirsi una immagine nella blogosfera italiana

Per costruirsi una reputazione della blgosfera servono:

  • 11 anni di internet per 12 o più ore al giorno
  • 1 annodedicato al proprio blog a tempo pieno
  • 396 post in cui racconti tutto di te e di quello che ti piace
  • 774 commenti di visitatori che leggono i tuoi scritti
  • un centinaio di contatti su GTALK/MSN/Skype con i quali chattare per ore e ore
  • 891 update di twitter per far sapere a tutti quello che stai facendo
  • 196 Friend su twitter dai quali avere aggiornamenti costanti su come gira il mondo
  • 172 followers su twitter che vogliono sapere quallo che stai facendo
  • quasi 200 feed in aggregatore dai quali distillare tutta l’informazione necessaria per essere sempre aggiornatissimi
  • aver partecipato a 6 barcamp attraversando l’italia in lungo ed in largo per conoscere e farsi conoscere
  • 12 slide per affrontare tematiche economiche e sociali al più bel barcamp vissuto sin ora
  • 5 errori messi in luce durante la presentazione suddetta
  • Aver organizzato mezza dozzina di twitter beer a bologna in un paio di mesi
  • Organizzare un barcamp che porterà via tanto tempo e fatica ma ne varrà di certo la pena

Il risultato

Ma cosa resterà di me dopo tutto questo?

Secondo me esiste una cosa che può riassumere l’immagine di me in rete:
QUESTA FOTO

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[MoB] – Making of Barcamp

barcampromagna.png

Mettendo un biglia su una superficie inclinata, questa inizierà a rotolare verso il basso, aumentando la propria velocità in modo crescente. Dopo poco, la velocità della sferà sarà inarrestabile e quello che era cominciato per gioco diventerà qualcosa di molto più serio.

Ci sono solo due casi in cui la pallina si fermerà: una salita molto ripida, in grado di sottrarre enrgia cinetica per convertirla in noiosissima energia potenziale, oppure un ostacolo contro il quale la povera massa rotolante andrà a sbattere regalando la sua preziosa quantità di moto ad un urto del quale non si conoscono le conseguenze a priori.

La biglia in questione, ignara del suo destino è stata appoggiata il 24 febbraio 2007 in quel di Ancona. Ha continuato a rotolare verso Casalecchio, Roma, Genova e Mestre.

Avendo raggiunto una velocità considerevole ed essendosi trovata affiancata da altre biglie velocissime, aveva ormai raggiunto una condizione di moto assai preoccupante. Non avendo incontrato salite troppo irte, le nostre sfere hanno prodotto un urto violentissimo nelle nostre teste e hanno dato origine a un’idea precisa: RomagnaCamp!

La romagna è sempre stata terra di divertimento, convivialità e mare. Quale miglior occasione per mescolare il divertimento di un barcamp, la convivialità di un weekend di vacanza e la suggestione che solo il mare riesce a regalare?

Elena ed io, ci stiamo lavorando da una decina di giorni; adesso che molti nodi sono stati sciolti, possiamo iniziare a fare outing. Il RomagnaCamp si farà senza ombra di dubbio. Se la metà dell’entusiasmo che ci stiamo mettendo per organizzarlo verrà trasmessa ai partecipanti, allora sarà davvero qualcosa di straordinario.

Per maggiori informazioni riguardo a luoghi, tempi e modi, andate a leggere la pagina ufficiale del RomagnaCamp. Per tutte gli accadimenti da qui al suo compimento, troverete tutto aggregato con il tag MoB (Making of Barcamp) qui e da Elena.

P.S. Il logo e la grafica del RomagnaCamp sono stati realizzati da Bus3. Si esatto, lo stesso Bus3 che ha sempre fatto il polemico nei confronti dei barcamp. Lo abbiamo coinvolto nell’organizzazione e sono sicuro che si divertirà moltissimo. Questo è il potere del WEB 2.0, la partecipazione.

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Video dallo ZenaCamp

Ringrazio Nicola Mattina per aver saputo scegliere la giusta angolazione per valorizzare la mia professionalità nel settore in cui opero.

🙂

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Qualche opinione relativa ai barcamp

zenacamp
Picture by webgol on Flickr

Con il VenetoCamp di lunedi 14 maggio, ho partecipato a 5 barcamp in italia.

Credo che la modalità barcamp alla nostra maniera sia piuttosto diversa da quella americana, sia perchè le nostre culture sono diverse, sia perchè la roba importata non ha mai lo stesso sapore di quella originale. Non dico che sia meglio o peggio, semplicemente diversa.

Non è l’argomento culturale quello che mi interessa trattare, ma semplicemente esprimere le mie opinioni riguardo ad alcuni dei mille dettagli che hanno caratterizzato i barcamp cui ho preso parte e che per questo motivo mi piace definire “i miei barcamp“.

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I 5 errori evitare in una presentazione (e che io non ho evitato allo ZenaCamp)

Luca Sartoni
Picture by Lyonora on Flickr

Primo errore – problemi tecnici di trasmissione

E’ necessario provare il videoproiettore i il portatile per la presentazione prima che questa sia in programma. Si possono così evitare spiacevoli situazioni in cui tutti aspettano qualcosa e tu stai cercando di risolvere un banale problema tecnico.

il fatto

Avevo dimenticato a casa il cavetto per collegare il mio portatile al videoproiettore ma fortunatamente Alessio mi ha prestato il suo pc. Io però sono rimasto impantanato nei misteri di windows xp, e solo l’aiuto di Leonora ha salvato la situazione. Grazie ad entrambi

Secondo errore – Italiano questo sconosciuto

Le presentazioni in italiano devono essere in italiano! Va bene essere informatici, va bene essere tecnici, non va bene essere ignoranti sul proprio idioma nativo.
Nella fattispecie: non declinare le parole straniere e curare l’ortografia.
Se poi volete scrivere bene, ecco dei consigli davvero impagabili (infatti sono gratis).

il fatto

Ho fatto una presentazione sui lavoratori autonomi e li ho chiamati “Freelancer”. Durante l’aperitivo, Stefano mi ha messo al corrente della magagna e lì per lì ho fornito una scusa talmente bella da testimoniare ai posteri:
“ho usato freelancer perchè esiste anche un videogioco che si chiama -Freelancer-“. Risposta: si ma il gioco è americano. Imbarazzo. Figura misera.

Elena inoltre mi ha fatto notare la mia mancanza di accenti e apostrofi.

Terzo Errore – Captatio benevolentiae for dummies

Mai e poi mai fare una slide e chiamarla: “Qualchecosa for dummies”. La platea potrebbe travisare e accusarvi di averli definiti “pupazzi” o ignoranti. Come dare torto ad una platea inferocita?
Per questo motivo sarebbe il caso di scegliere con maggiore attenzione i titoli delle slide e non fare i sapientoni.

Il fatto

Per l’appunto, due delle mie 12 slide erano intitolate “$qualcosa for dummies”.
Gaspar mi ha guardato perplesso e mi ha detto: “grazie per la considerazione”.

Il mio sangue è gelato all’istante per la terribile figura da cretino che si stava consumando. C’era solo una cosa da fare per uscire da quella situazione: peggiorarla.

Infatti ho detto: “non intendevo dire che siete dei pupazzi!!!”. Risposta: “infatti intendevi dire che siamo degli ignoranti”.

Il vento freddo della Siberia stava tempestando la mia fronte perlata di sudore. Peggio di così ci sono solo le bastonate… ho fatto ciò che un uomo che ha appena abusato due volte della propria insolenza non dovrebbe mai fare: abusarne una terza volta.

Ho aizzato la folla una terza volta: “Se qualcuno non si sente un dummie, mi dica cos’è la selezione avversa!”.

Silenzio in sala, qualche mormorio. Alessio ammette: “gliela abbiamo servita su un vassoio”.

Informatico insolente 1 – Platea inferocita 0

Quarto errore – iniziare in orario

Mai e poi mai una presentazione dovrebbe iniziare in orario. L’italiano medio non è abituato. Per cui prendetevi sempre un quarto d’ora di margine per fare in modo di iniziare la presentazione con mezzora di ritardo sul programma. Altrimenti una buona metà della platea si perde l’inizio.

il fatto

Ho iniziato con soli 5 minuti di ritardo e alcuni barcamper hanno perso l’inizio della presentazione.

Quinto errore – Non sei il centro del mondo

Quando si parla di un argomento specifico, sarebbe meglio delineare molto precisamente il contesto nel quale è localizzato.
Il rischio è quello che ognuno capisca quello che vuole per il semplice motivo che tu non hai dichiarato di cosa stai parlando.
Inoltre sarebbe il caso di scegliere un titolo che abbia almeno qualcosa a che fare con l’argomento che si va a trattare.

Il fatto

Parlavo di informatici ma fino alla fine nessuno aveva capito se si parlasse di piccola, media o grande azienda.
Inoltre il titolo della mia presentazione era piuttosto vago seppur estremamente fico: “L’eterna lotta tra il bene e il male: informatici Vs Rompiscatole”.
Peccato che: non si parlava di “bene”, non si parlava si “male”, e dei rompiscatole neppure l’ombra. A dire il vero non si capiva neanche bene quale fosse il ruolo degli informatici di cui stavo parlando.

Sesto errore – Il più grave di tutti

Mai fare un presentazione senza commettere almeno 5 errori. Altrimenti sai che noia…

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Zenacamp – Come ve la racconta un informatico (parte 2 – sabato)

zenacamp
Picture by Antonio Sofi on Flickr

il risveglio

Dopo le mirabolanti avventure del venerdi sera, il risveglio di sabato è stato contraddistinto da due sentimenti contrastanti: impazienza per lo zenacamp e odio verso colui che ha progettato la tastiera del telefono di Tommaso.

Tommaso ha deciso di inviare sms, giocare a snake e qualsiasi altra attività legata al suo telefonino alle 5 antimeridiane, ticchettandomi il cervello dormiente per un paio di ore buone. Fortunatamente per lui e per il suo telefonino, questo era il mio status fisico/cerebrale a quell’ora pertanto non ho potuto fare altro che subire passivamente quel terribile ticchettio malefico.

ZenaCamp

Alle otto e quindici minuti primi eravamo li, i primi, incontrastati vincitori della gara “achiarrivaprimaaallozenacamp”.
Ci siamo quindi autopremiati andando a fare colazione e ritornando ad un orario decente, entrando e registrandoci con i numeri 1, 2 e 3. (che soddisfazione).

Tante facce note e meno note, tanti amici vecchi e nuovi. Tanto di tutto. Talmente tanto che non è di questo che porterò testimonianza.

Un camp meraviglioso, di cui, come al solito voglio ricordare piccoli frammenti che rimarranno per sempre incastonati nel mio cuore.

Il più amato da blogs4biz

Durante una delle prime presentazioni, il relatore ha sfoggiato qualche nome esotico; il dialogo tra me e Alessio è stato il seguente:

Io: “certo che sarebbe meglio evitare locuzioni straniere se non necessarie…”
Alessio: “io farei molta fatica a fare una presentazione sul corporate blogging, senza parole straniere”
Io: “si va bene, ma invece che TREDDOFF DEL FESCION poteva dire: LA CAGATA DELLA MODA.
Alessio: “Ti amo”
Per questo motivo sopra la meravigliosa spilletta con il mio nome, realizzata da jtheo, ho attaccato un post-it con scritto: “Il più amato da blogs4biz”.

Il pranzo

Presso Mentelocale abbiamo potuto gustare un pranzo degno di nota. Un tavolo a forma di corona circolare, permetteva di accedere ai cibi camminando in senso antiorario. Pare che alcuni testimoni riferiscano di qualcuno che tuttora (mercoledi 2 maggio) stia ancora passeggiando in cerchio abbuffandosi di trenette al pesto.

La mia presentazione

I dettagli riguardo la mia presentazione verranno resi noti tra qualche giorno, per il momento mi limito a ringraziare tutti i presenti e particolarmente Sonetti che ha aperto la sessione pomeridiana, creando il giusto pathos nel pubblico di barcamper.

Un dettaglio al quale ho fatto caso, è la dinamica di partecipazione alla mia non conferenza. Il fondo della sala era pieno di gente che osservava la parte centrale dibattere. Come sostiene Antonio, la forma strutturata e allineata delle aule non è adatta a questo genere di dibattiti. Molto meglio tanti divanetti scomodi, piuttosto che sedie messe in fila.

Una donna iperconnessa

Elena è una donna iperconnessa. Nient’altro da aggiungere.

Un caffè autoreferenziale

Che un caffè possa essere autoreferenziale non è possibile.
Ma che un caffè possa dare modo a due sconosciuti di parlare di aggettivi autologici, eterologici e del paradosso di Russell è davvero incredibile.
Tutto questo è successo. Dove? allo ZenaCamp, ovviamente.

Aperitivo

L’aperitivo dei blogger è stato piacevole come ogni singola attività di socializzazione avvenuta sabato. Tutti stipati in una minuscola saletta abbiamo potuto continuare a parlare del più e del meno. Per rendere l’aperitivo più apprezzato, prima abbiamo fatto una breve ma piacevole passeggiata per i vicoli di Genova, per poi tornare sui nostri passi e aperitivare al mentelocale.

Alessio ha avuto l’immenso piacere di gustare una pregiatissima bottiglia de “l’acqua più buona del mondo”. Pare che tale meraviglioso liquido venga venduto a dodici euro al litro. Chissà quali strepitose proprietà farmacologiche riesca a contenere nei suoi due atomi di idrogeno e quale effetto ringiovanente sia nascosto nel suo atomo di ossigeno…

Il rientro

Per chissà quale ragione, il TomTom di TomTommaso ci ha fatto fare una strada diversa rispetto al viaggio di andata. Questa volta siamo passati per Tortona, Piacenza, Bologna.

Cinque ore scarse ed ero a casa, stanco ma felicissimo, come solo i camp riescono a farmi essere. Ovviamente abbiamo visitato ogni songola stazione di servizio lungo la strada e ho trangugiato ettolitri di redbull.

La prossima volta riparto di domenica, con calma.

Cosa rimane dello ZenaCamp

Tanti amici vecchi e nuovi, tante macchine fotografiche, tante parole, e un senso di insoddisfazione per non aver parlato con tutti di tutto. Ma il tempo è lineare e incomprimibile per cui non posso tornare indietro o allungare le giornate. La prossima volta sarà diverso, nè meglio, nè peggio, ma diverso.

Grazie a tutti.

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ZenaCamp – Come ve lo racconta un informatico (Parte 1 – venerdì)

fontana
Picture by Tommaso Sorchiotti on Flickr

Viaggio di andata

Partenza prevista ore 12.15.
Partenza effettiva ore 13.30.
Solo un’ora e un quarto di ritardo, niente male, si poteva fare peggio.
Tommaso mi ha raggiunto a Ravenna e insieme ci siamo teletrasportati a Genova passando per Bologna, Parma, La Spezia. Il viaggio di andata è stato talmente liscio da non rendere giustizia al turbine di eventi che sarebbero avvenuti successivamente. Ma noi eravamo ignari di quanto sarebbe successo di li a poco a abbiamo trascorso il viaggio di andata discutendo se fosse meglio Twitter o Jaiku. Come tutte le migliori discussioni è finita con un pareggio. Io continuo ad amare twitter, lui continua a farsi prendere per il naso da quella scemenza di Jaiku (con tutto il rispetto per la parola “scemenza”).

Alloggio, varie ed eventuali

Il nostro appuntamento era con Elena, direttamente all’ostello. Tale ostello era praticamente sulla cima di un monte e quando siamo riusciti a raggiungerlo persino il TomTom aveva il mal d’auto.
Dopo qualche ora, adducendo scuse di ogni genere e sorta è comparso un transatlantico travestito da motocicletta con a bordo una minuscola amazzone geek con la quale ho condiviso una meravigliosa partita a Zuma.

Un giretto tranquillo (credevamo noi)

Genova non è per niente facile da girare in monovolume. Per fortuna il TomTom di Tommaso non si è fatto intimidire da tutti quei vicoli e ci ha guidato in centro città in men che non si dica. Inultile però chiedere al TomTom di trovare parcheggio. Dopo aver girovagato per un po’, finalmente un’automobile ha avuto pietà di noi e ci ha lasciato libero un posto. Stretto. Contromano. In divieto di sosta.

Ad ogni modo abbiamo approfittato della situazione utilizzando la solita frase per queste occasioni: “ci sono altre 20 macchine, non sarà la nostra a creare un problema”. Come quando a scuola si diceva: “ho preso 5 ma tutti gli altri hanno preso 4!!!”. Ottimo, invece di essere un somaro eremita siamo un tiro di somari completo.
Ma torniamo a Genova e non lasciamoci distrarre dai simpatici ciuchini della mia fantasia.

Dopo aver parcheggiato selvaggiamente e aver attraversatro la strada, davanti a noi si è presentato uno spettacolo a dir poco meraviglioso. Non era il palazzo Ducale e neanche la fontana a catalizzare la nostra maraviglia; era Robin Good, moderno uomo macchina da presa, tutto intento a raccontare la vera verità ai suoi utenti collegati. Abbiamo così scoperto che la nostra passeggiata genovese, per un caso fortuito era diventata la cena dei bloggers pre-ZenaCamp.
Strasformata la mia vettura in una moderna RobinGoodMobile, siamo andati fino al porto.

Le persone educate non dovrebbero strimare a tavola

Ma noi siamo bloggers e facciamo come ci pare.

Alessio Jacona (sorpreso più volte con le mani nel sacco), Tommaso, Elena, Kurai, RedPill, Andrea Beggi, Tambu e altri blogger hanno preso parte alla cena più duepuntozero che l’uomo abbia mai conosciuto.

Ogni singolo ingrediente di ogni singola pizza, di ogni singolo blogger è stato dettagliatamente intervistato da un funambolico RobinGood, che alla fine della batteria del portatile si è trasformato in un eccellente graffitaro per dimostrare ad Alessio Jacona come Giove fosse in quadratura con lo ZenaCamp (e anche con qualcos’altro che non stiamo qui a specificare).

Il ritorno a Brignole è stato caratterizzato da un vortice di ciclomotori e motocicli in mano ad un’orda di tifosi squilibrati ed ebbri della loro vittoria calcistica al Marassi.

Lasciato RobinGood alle tenebre della notte e al suo streaming nottabulo, siamo rientrati in ostello, stanchi e felici, come solo tre giovani bloggers possono essere pensando a quello che il giorno successivo ci avrebbe atteso: ZENACAMP!!!

… to be continue…

Stay Tuned.

P.S. La mia pizza al pesto era di rara bontà ma nascondeva un terribile destino. Il fantasma di tale leccornia ha lanciato su di me la sua maledizione facendomi risvegliare al mattino con la lingua felpata e la gola secca come gli stivali di John Waine…
Tommaso non ha avuto pietà delle mie arsure notturne e ha approfittato del mio stato di catatonia post banchetto per immortalare la mia impresentabilità notturna. La mia vendetta è annunciata.

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Zenacamp – Ci sono quasi

luca
Picture by Antonio Sofi on Flickr

Prometto solennemente di produrre un post sulla mia esperienza allo Zenacamp entro poche ore. Ho solo una montagna di cose da fare e non appena avrò finito di spaccare pietre, mi dedicherò a mettere in fila nomi e ricordi della mia avventura genovese.

Per cui questo post è solo un piccolo diversivo per dimostrare a tutti che sono operativo e ben intenzionato a scrivere molto sullo ZenaCamp.

Per il momento ringrazio e saluto Tommaso ed Elena, con i quali ho diviso la stanza in ostello, Alessio e Stefano che come al solito portano allegria nelle presentazioni altrui, tutti coloro che erano presenti a Genova e tutti coloro che ci guardavano da casa mediante RobinGood.

Menzione speciale per Elena che era in estasi da Barcamp e Sonetti che ha meravigliosamente anticipato la mia presentazione in modo delizioso, mediante un componimento poetico.

Stay tuned…

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ZenaCamp – Il Rientro

Parto dal fondo tranquillizzando tutti: sono a casa, sano e salvo.

A quanto mi risulta sono rientrate senza particolari problemi sia Elena, che Elena.

Ci sono un milione di cose da dire sullo ZenaCamp e non so esattamente se fare un unico post lunghissimo oppure cinquanta post brevi. Dato che la verità sta nel mezzo, credo che farò cinquanta post lunghissimi.

Per il momento posso dire che il rientro alla base è andato bene; Genova-Ravenna in tre ore emmezza. Ovviamente è stata una guida stanca e piena di fermate, per sgranchire le gambe riposarsi un pochino. Io e Tommaso abbiamo fatto diversi turni al comando della “Hikari’s Mobile”.

Caffè e Redbull come se piovesse, un navigatore GPS che ha deciso di farci fare un percorso di ritorno (Genova – Tortona – Piacenza – Bologna – Ravenna) diverso da quello di andata (Ravenna – Bologna – Parma – La Spezia – Genova) e un Hummer H1 che ci ha tagliato la strada, arrogante come solo quella vettura può essere.

Durante questo rientro, mille immagini sono passate nella mia mente. Credo che questa notte metterò a fuoco i frammenti che pubblicherò domani mattina nel consueto post: “Come ve lo racconta un informatico”.

Buona notte.

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Informatici Vs Rompiscatole – Presentazione ZenaCamp

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