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Fenomenologia del primo giorno: le domande bizzarre

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Ritornato tra i banchi, posso assumere come tipici i seguenti comportamenti che avvengono il primo giorno di ogni nuovo corso universitario.

Lo studente non ha la minima intenzione di imparare niente durante il corso. L’unica preoccupazione è accumulare i crediti formativi. Se questo dovesse comportare far variare l’inclinazione dell’asse terrestre a forza di sbadigli, è pronto a farlo. Per questa ragione le principali domande che verranno poste durante la prima lezione di un corso universitario sono relative allo svolgimento della valutazione. In qualsiasi modo il docente avesse deciso i valutare gli studenti, ce ne sarà sempre un sottoinsieme insoddisfatto della modalità scelta. Questo gruppo additerà tale pratica come arrogante, prepotente, avvilente, stronza, inutile. Inoltre verranno poste domande per mettere a dura prova la strategia valutativa e saggiarne la robustezza.

Facciamo l’esempio che si sia deciso di effettuare due prove parziali e una prova finale per superare il corso. Le domande che verranno inevitabilmente poste riguardano la combinazione di tutte le locuzioni che compongono lo schema: “prima prova parziale”, “seconda prova parziale”, “prova finale”, “superare”, “non”, “cosa succede”, “sostenere”, “io”, “per esempio”, “e”, “se”. Pertanto, qualsiasi docente deve essere pronto a rispondere alle domande:

  • E se io per esempio non supero la prima prova parziale, posso sostenere la seconda prova parziale?
  • Non superando la seconda prova parziale si può superare la prova finale?
  • E se per esempio non si supera la seconda prova parziale ma si supera la prova finale?”
  • Eccetera …

Il candidato provi a comporre ulteriori domande bizzarre.

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Una giornata da dimenticare e che quindi ricorderò

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Ieri mattina mi sono svegliato di buon ora per affrontare una giornata densa di appuntamenti, quasi a farmi espiare i pomeriggi estivi passati in panciolle sulla spiaggia.
Alle otto in punto sono partito con l’auto di mia madre alla volta di Pesaro per raggiungere un cliente alle nove e trenta. La mia auto era in concessionaria a fare il tagliando annuale. Alle nove emmezza ero a Pesaro e un’ora dopo il mio lavoro era concluso. Era anche conclusa la parte rosea della giornata. Che per essere ancora le dieci e trenta del mattino non c’è male.

Mentre, in autostrada, stavo andando a Bologna per seguire le lezioni di Finanza Aziendale dalle diciassette alle diannove (orario infame) sentivo la vettura di mia madre che non “tirava” in quinta marcia e continuava a decelerare lentamente. Sarà colpa del falsopiano, mi dicevo. Invece era colpa del pilota che di colpo si accorse della freccetta della temperatura che lo salutava, rossa di rabbia, appoggiata al suo limite superiore. Rallentando ho raggiunto il casello di Riccione e subito fuori ho chiesto aiuto al più vicino benzinaio.

Assolutamente inetto, nonostante sapessi spiegare a grandilinee la fisica che sottende l’impianto di raffreddamento dell’autovettura, ero balbettante e come si dice da noi “incicciuito” di fronte alla problematica meccanica. Fatto sta che il benzinaio, dopo avermi squadrato da testa a piedi è andato a prendere un innaffiatoio (si un innaffiatoio) e mi ha riempito la vaschetta del radiatore mediante suddetto utensile agricolo. Pensando di fare cosa gradita, ho fatto il pieno.

Lentamente mi sono avviato verso Bologna con un occhio alla strada e un occhio alla lancetta della febbre sul cruscotto. Sono giunto a Bologna giusto in tempo per rivedere la temperatura salire. Ma orami ero parcheggiato e potevo smadonnare senza problemi di viabilità. Dopo aver ripetuto il mio mantra, come un Germano Mosconi qualsiasi, sono andato in cerca di acqua e ho nuovamente rabboccato la vaschetta.

Alle quattordici in punto, nero come la pece, ero in Laboratorio Ercolani, in attesa della lezione delle cinque. Leggendo i 200 feed della mattina ne salta fuori uno a dir poco incazzereccio: “Le lezioni di Finanza Aziendale inizieranno il 28 settembre”. Pubblicata alle dodici e venti. Ma dico io, lo avete davvero scoperto alle dodici e venti del ventiquattro settembre? Ma siamo sicuri? Altra raffica di improperi. Impacchetto baracca e burattini e me ne torno a casa.

Questa volta il radiatore era ancora pieno e quindi ho finalmente una certezza automobilistica, la perdita è dopo la pompa di raffreddamento altrimenti si svuoterebbe anche a macchina spenta. Arrivo calmo calmo a Ravenna e porto la macchina nell’officina della concessionaria. Spiego il problema e mi becco una supersgridata dal capofficina che mi informa della mia irresponsabilità a circolare in tali condizioni. Avrei potuto fondere il motore, fondere la testata, fondere nonsoché e pare che la guerra nucleare al confronto fosse una bigbabol al gusto panna e fragola. Avrei fuso tutto. Ma tutto tutto!!!

Inutile la mia sicumeria riguardo al mio rabbocco continuo. Non serve a niente. Inutile la mia sicumeria riguardo al buco dopo la pompa. Non vuol dire niente. Inutile la mia sicumeria riguardo al poter tornare a casa con la mia macchina. Non era ancora pronta. Fatto sta che incazzato e stremato sono tornato a casa a piedi.

Stamattina ho lezione alle otto. Quindi treno delle sei emmezza. Che lusso il 3G in treno. HSDPA per 90 chilometri.

Buon giorno a tutti.

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Software Libero e Open Source a Roma

In occasione del Festival dell’Innovazione a Roma, saranno presenti Richard Stallman e Bruce Perens.
Io parteciperò, venerdì 8 giugno 2007, all’incontro con Bruce Perens organizzato da Nicola Mattina e Roberto Galoppini.
Inoltre presenzierò le due conferenze che si terranno all’Auditorium Ara Pacis:

Colgo l’occasione per segnalare un documento che avevo preparato lo scorso inverno per illustrare la differenza tra il software libero e quello open source, da un punto di vista del diritto d’autore. Questo documento è stato presentato in aula durante le lezioni di “Diritto di Internet” del corso “Scienze di Internet” dell’Università di Bologna.

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Bloglab a Roma – Come ve lo racconta un informatico

Il viaggio di andata

Causa impegni lavorativi di alcuni membri del gruppo, solo mezzo ATeam ha preso parte all’avventura romana.
Partenza ore 9.35 da Ravenna.
Arrivo ore 14.30 a Roma.
All’arrivo ci attendevano Valeria Altriocchi e Michele Palinsesto.
Primo problema della giornata: scegliere tra le quindici opportunità che mr.Panino offre per il pranzo. Risolto il problema del pranzo tardivo, ci siamo avviati verso La Sapienza.
Ognuno chiaramente da strade diverse per far perdere le tracce ad eventuali inseguitori.
Giunti al luogo prefissato abbiamo atteso l’arrivo del Dott. Prof. Illustr.mo Stefano Epifani che ha estinto con il chinotto la nostra sete di viaggiatori interregionali.

Bloglab

Alle 17.30 (circa) il bloglab ha avuto inizio senza ulteriori indugi. Io sono stato definito il fellow ombra in quanto non assegnato ufficialmente a nessuno, ma comunque implicato in molte scelte tecniche di alcuni bloglabber.
La mia opera di difesa dello sfondo nero è proseguita anche in questa occasione.Ogni bloglabber ha parlato dei suoi dubbi e delle sue esperienze, e alla fine l’unico consiglio adatto a tutti è stato: “produci contenuti e mettici del tuo”.
In effetti non credo serva molto altro.


Questo è l’intervento di Feba. Apprezzatissima da tutti come al solito.

La cena

La cena in una tipica trattoria romana non poteva essere la cornice migliore per chiudere una giornata così intensa. Come al solito ho saputo controllare l’appetito e non mi sono mangiato i piatti e le forchette. Tutto il resto si, e in porzioni multiple.
Magda e Alessio sono stati ospiti eccellenti e li ringrazio con tutto il cuore.

Il rientro

Il rientro sta procedendo senza particolari intoppi, a parte una mandria di infanti piangenti sull’Eurostar. Uno di questi fanciulli, particolamente disperato mi ha dato l’ispirazione per la LPDO di oggi.

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Firenze – 17/05/2007 – Bloglab come ve lo racconta un informatico

Continuano i racconti di un informatico che per passione cerca di andare ovunque si parli di rete e di web.

Colazione al solito bar sotto casa di Elena, passiamo a prendere Gioxx e partiamo in direzione Bologna alle ore 6.45.
Feba viene recuperata alle 7.30, dopo un po’ di tangenziale ingolfata. Alle 9.45 siamo a Firenze.

Il posto è molto semplice da trovare. Lungo la strada, la nostra attezione viene catalizzata da una statua in una rotonda. Un passerotto di bronzo molto minaccioso, ricorda il logo di twitterrific. Prima o poi sarà vietato a quattro “twitter addicted” viaggiare sulla stessa autovettura senza l’accompagnamento di un adulto digital-diviso, pertanto sano di mente.

Il bloglab

Elena e Feba si sono impossessate degli ultimi banchi. Io invece mi metto a metà aula. Da quando ho ripreso gli studi, me ne sto sempre davanti. Ma i primi banchi questa volta sono già impegnati.

Antonio e Stefano hanno messo su un bel progetto ma i labber (bloglabber, sudenti insomma), e i fellow non si sono mischiati a dovere. Sarà la differenza di età, ma i gruppi sono difficili da amalgamare. Solo le presentazioni aiutano un po a emulsionare la situazione.

Purtroppo il pranzo, divertentissimo, non ha coinvolto gli studenti. Sarà per la prossima volta.

Frasi da ricordare

In risposta ad Enore particolarmente critico nei confronti di alcune scelte stilistiche.

Hikari: Lo sfondo nero è un diritto costituzionale.

Webgol ci ricorda come le moderne tecnologie abbiano radici profonde nella cultura contadina.

Antonio Sofi: Il blog è come il porco, non si butta via niente.

Antonio riporta Diego al vero significato di alcuni inglesismi.

Zoro: trovavo quello che non cercavo, la serendipity…
Antonio LDF: da me lo chiamano “CULO”.

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Conversazioni dal basso. Come ve le racconta un informatico.

Geek in Foto
Photo by pandemia. Title: “Geek 2.0

Viaggio e Likemind

Sveglia alle ore 6.30 e partenza per Faenza. L’appuntamento era alle 7.45 all’uscita dell’autostrada con Feba in modo da raggiungere Pesaro entro le ore 9. Siamo persone precise e puntuali.

Precisamente e puntualmente siamo arrivati in ritardo sia all’appuntamento tra di noi che al Likemind a Pesaro. Non appena ci siamo seduti, gli altri si sono alzati.

Conversazioni dal Basso – Mattinata

Le conversazioni dal basso erano estremamente interessanti ma purtroppo la mia mente è stata terribilmente deviata dal web2.0 e dai barcamp.

Cosa significa tutto questo?

Significa che se una cosa ha un nome un motivo ci deve essere. Quando scegli un nome fighissimo come “Conversazioni dal basso” dovresti quanto meno preoccuparti che queste siano appunto “conversazioni”. Riguardo all’altezza da cui provengono possiamo anche soprassedere.

Tali conversazioni, invece erano monologhi sufficientemente lunghi da far accendere le mezze luci anche agli ascoltatori più volenterosi. Oltretutto succede che parlare per 45 minuti senza un minimo di contraddittorio porti a esternazioni autocelebrative che purtroppo non vengono criticate dal pubblico, troppo impegnato a fingere un dignitoso stato di veglia esteriore.

Dato che reputo estremamente positiva l’esperienza di quelle che per brevità chiamerò d’ora in poi CDB, vorrei precisare le due frasi che onestamente mi hanno acceso lo spirito di aspirante agitatore di folle.

La prima esternazione è stata: “Solo un giornalismo professionale e tradizionale può garantire la democrazia“.
La seconda dichiarazione incriminata è stata: “Second Life è fuffa e nulla più“.

Non crediate che io non sia d’accordo e voglia per forza attaccare il relatore in questione, ma semplicemente sto analizzando il fatto che due frasi così importanti siano scivolate sul pubblico impegnato a tenere gli occhi aperti, come nelle migliori conferenze universitarie.

Riguardo alla prima frase mi sarei atteso due tipi di reazioni: un “ooohhhh” di stupore se qualcuno l’avesse capita e fosse d’accordo, oppure un “mmmhhh” contrariato da parte dei blogger in sala, normalmente abili nel sentirsi attaccati ogni volta che qualcuno elogia i giornalisti professionisti.

Niente di tutto ciò. Il pubblico era in stato di morte apparente e i blogger erano impegnati a twittare e chattare su skype. Nessuno si è davvero preoccupato di questa affermazione. O quantomeno ha dato segno di vita cosciente.

La seconda frase invece, è stata messa appositamente in ballo, probabilmente, per poter dire: “anche io sputo su Second Life” in contrapposizione a chi invece dice “anche io sto su Second Life“. Dato che prima o poi affronterò questo sport decisamente attuale in modo approfondito non dirò nient’altro in merito. Certo che quel relatore sarà stato orgoglioso di pronunciare la parola “fuffa” di fronte a tanta gente…

Conversazioni dal Basso – Pomeriggio

La pausa pranzo e il pomeriggio, sono stati molto più interessanti. Luca Conti e Lele Dainesi sono stati notevolmente più comunicativi e attenti a cogliere l’interesse del pubblico. Purtroppo io sono dovuto entrare e uscire dall’aula diverse volte per questioni non dipendenti dalla mia volontà.

L’ultimo intervento via skype è fallito per questioni tecniche. Affidarsi ad un servizio personale come skype per una esigenza professionale come una conferenza universitaria è stato quantomeno ingenuo. Esistono piattaforme di VOIP più stabili e idonee non necessariamente più costose. Peccato, ero molto interessato a quell’intervento.

Conclusioni

Qualcosa sta cambiando, se una università organizza e realizza un evento che parla di blog e comunicazione in questi termini non possiamo che esserne felici. Complimenti agli organizzatori e ai partecipanti. Tutto sommato è stato bello esserci.

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La strana storia del signor Antonio e del signor Giovanni

catorcio
Picture by Smeerch on Flickr

Il signor Antonio

Dieci anni fa, il signor Antonio era stufo di fare l’impiegato bancario alla Cassa di Risparmio di Veritopoli e decise di mettersi in affari per conto suo. Dopo aver valutato quale business potesse fare per lui, decise di aprire una concessionaria di auto usate.

Nel paese di Veritopoli ci sono prati fioriti, alberi in fiore e una strordinaria propensione a dire sempre la verità. Inoltre la gente fa molte domande e riceve sempre risposte esaurienti.

Per questo motivo il signor Antonio, dopo aver aperto la propria autorivendita, si trovò con due fondamentali tipi di automobili da vendere: i gioielli e i bidoni.

Oggi la sua esperienza decennale lo porta a sapere che genere di vettura stia trattando in un determinato momento e conosce perfettamente le caratteristiche dell’automobile che sta vendendo. Trovandoci a Veritopoli, anche gli acquirenti sanno piuttosto bene che genere di auto stanno per comprare e sanno scegliere con estrema cognizione di causa.

Chiaramente il signor Antonio venderà ad un certo prezzo le auto ben funzionanti e ad un prezzo più basso le auto meno pregiate. Il prezzo è diventato indicatore di qualità ma si sono delinati due segmenti di mercato: le auto gioiello, più costose e le auto bidone, meno costose.

Il signor Giovanni

Il signor Giovanni era il vicino di scrivania del signor Antonio. Anche lui si stancò della solita routine dell’impiegato di banca e decise di seguire le orme del suo ex collega. Si trasferì a Omertopoli e anch’egli decise di vedere auto usate.

Omertopoli è ancora più splendente di Veritopoli. I prati sono più verdi e gli alberi ancora più rigogliosi. Il fatto è che nessuno sa perchè.

A dire il vero a nessuno importa il motivo per il quale l’erba sia più verde e gli alberi siano più alti e forti. A nessuno importa quello che succede e tutti sono abituati a farsi gli affari propri.

Coloro che fanno troppo domande sono visti male e spesso vengono additati come piantagrane. La gente è abituata a prendere per vero quello che gli viene detto dai venditori a dalla televisione.

Il signor Giovanni ha esattamente lo stesso tipo di problema del signor Antonio: riuscire a vendere auto pregiate e auto catorcio.

Chi ha bisogno di un’auto usata non sa esattamente cosa sta per comprare e deve fidarsi di quello che si sente dire dal signor Giovanni. Ovviamente in mancanza di una seria cognizione di causa rispetto alla qualità del prodotto, non potendo fare domande troppo indiscrete e non ricevendo mai risposte precise, i clienti del signor Giovanni saranno costretti a trovare altri modi per evitare di essere buggerati.

Essi utilizzeranno la propria esperienza, i consigli degli amici ed infine le informazioni che potranno evincere dal comportamento del venditore.

La loro esperienza, nel caso in cui abbiano comprato in precedenza un’auto usata, li porterà a capire che esistono auto gioielli e auto bidoni. Gli amici confermeranno questa idea dato che alcuni di loro avranno fatto ottimi affari e altri saranno stati buggerati. Inoltre se il prezzo di vendita sarà basso saranno certi di andare incontro ad una fregatura, invece se il prezzo sarà sufficientemente alto ci sarà la possibilità, ma non la certezza, che la qualità sarà elevata.

Questo sbilanciamento a favore della fregatura porta gli acquirenti del signor Giovanni a cercare di risparmiare il più possibile e questo scoraggia il signor Giovanni a trattare auto di alta qualità. Preferirà invece aumentare il numero di bidoni perchè tanto gli acquirenti sono restii a spendere i loro soldi.

L’abbondante disponibilità di prodotti a prezzi relativamente bassi viene interpretata dagli acquirenti come un’alta probailità di incorrere in beni di scarsa qualità.

Nasce un circolo vizioso. La gente evita di spendere perchè non crede di avere un ritorno qualitativo, il signor Giovanni non ha vantaggio a cercare di vendere prodotti di valore e questo conferma la sensazione che non sia il caso di spendere per prodotti di bassa fattura.

I bidoni hanno scalzato i gioelli. A Omertopoli si vendono solo catorci.

Per concludere

In condizioni di asimmetria informativa, dove cioè i venditori hanno molte più informazioni degli acquirenti e questi ultimi non possono sopperire a questa mancanza, vi sono elevate probabilità che i bidoni spazzino via i gioelli.

Il fatto che in questa condizione particolare un prodotto cattivo scacci un prodotto buono, ha portato a considerare tale fenomeno come un caso di fallimento del mercato o di applicazione particolare della Legge di Gresham.

Possiamo perciò concludere che il comportamento dei venditori di beni di bassa qualità genera, mediante un effetto sulla valutazione probabilistica degli acquirenti, riguardo la qualità del prodotto, una esternalità negativa per i venditori di prodotti di alta qualità, costringendoli in molti casi ad abbandonare il mercato o ad abbassare la qualità dei prodotti.

Per ulteriori informazioni:

Legge di Gresham
George Akerlof
Selezione avversa

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Software Libero e Open Source

Molto spesso succede di confondere il concetto di Software Libero e quello di Open Source.
Intercambiare i due termini, può essere condivisibile in moltissimi ambiti ma per correttezza e precisione sarebbe meglio non confonderli mai.

Ho realizzato questo documento con l’intento di sciogliere alcuni nodi fondamentali in merito a questa questione.

Non è una battaglia ideologica ma una necessità di chiarezza.
Così come in economia non è giusto confondere le azioni con le obbligazioni, in medicina confondere anatomia e fisiologia, in biologia confondere DNA nucleico e mitocondriale, non trovo sia giusto confondere Software Libero e Software Open Source.

Buona lettura.

Software libero e Opensource

Collegamenti utili:

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Come se fosse il primo

Domani sosterrò il primo esame nella nuova facoltà.

Come alcuni sapranno, ho recentemente chiesto e ottenuto il passaggio di corso di studi da Ingegneria Informatica a Scienze di Internet.

Il nuovo ambiente mi piace molto e le materie che sto seguendo in questo periodo sono molto stimolanti.

Domani sosterrò il primo esame parziale di Programmazione Internet. Devo precisare che gli argomenti sono estremamente banali, per quanto mi riguarda, e che se tutto va come deve andare i crediti formativi universitari relativi a questo insegnamento mi dovrebbero essere riconosciuti dai precedenti esami in via di traferimento. Comunque non vedo un momento migliore per sostenere un esame di Java per festeggiare il mio ritorno sui banchi e il rilascio di Java in GPL da parte di SUN.