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Pietro Folena su Intruders.TV parla di fair use e software libero

Oggi, insieme a Livia ho realizzato questa intervista per la versione italiana di Intruders.TV

Buona visione

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Hotspot wi-fi e software libero – parte 1

WiFi
Picture by jackaprini on Flickr

Ripropongo in questa sede, i concetti che ho avuto il piacere di esprimere durante il RomagnaCamp, parlando su un palco esterno assolato senza slide ma con tante persone ad ascoltarmi. Grazie a tutti coloro che c’erano e che mi hanno prestato attenzione.

Definire il contesto

Partiamo dall’esigenza di un ristoratore che voglia offrire connettività ai propri clienti, sia dietro compenso, sia in forma gratuita.

I problemi di un hotspot Wi-Fi

I problemi che si pongono all’esercente che voglia offrire questo genere di servizio, sono sostanzialmente due. Il primo di carattere tecnico, il secondo di carattere giuridico. La questione tecnica si preoccupa di connettere i clienti alla rete, la questione giuridica ci impone di farlo secondo le attuali norme vigenti. L’intreccio di questi due problemi configura la soluzione che ho elaborato e che al RomagnaCamp ha visto la sua prima applicazione pratica. Proprio perchè il problema di natura giuridica coinvolge anche la soluzione tecnica che andremo ad applicare, sarà il primo ad essere analizzato.

Il problema giuridico

Il legislatore ci mette di fronte ad un precetto: identificare con sicurezza tutti coloro che accedono alla nostra infrastruttura e che la utilizzano per accedere a Internet. Non ho la minima intenzione, in questa sede, di affrontare la questione etica e morale di una scelta così importante da parte della giurisprudenza italiana, pertanto mi interesserò soltanto dello stato di fatto e non di cosa io reputo “giusto”, “sbagliato” secondo le mie idee. In questo contesto “giusto” significa “non contrario al diritto”.

La profilazione degli utenti è stata introdotta dal decreto Pisanu e successivamente convertita in legge. Prevede l’attività imperativa di raccogliere le informazioni identificative di coloro che fruiranno del servizio di hotspot. Si devono raccogliere: nome, cognome, data e luogo di nascita, tipo e numero del documento di identità e una copia del medesimo. Successivamente si dovrà essere in grado di fornire un tabulato degli accessi alla rete in cui siano chiari data e ora dell’accesso e la relativa identità. Non si fa obbligo di tenere traccia delle comunicazioni svolte dagli utenti sulla rete. Oltre a non essere obbligatorio, l’attività di registrazione delle comunicazioni, in questo contesto, è severamente vietato. Si fa obbligo, inoltre, di conservare questi dati per un tempo sufficientemente lungo per consentire all’autorità giudiziaria di farne accesso in caso di indagini.

Questo trattamento di dati, pone origine ad un altro problema di ordine giuridico. Il codice per la protezione dei dati personali impone a qualunque privato, titolare di un trattamento di dati personali, una serie di regole alle quali attenersi, che talvolta possono diventare onerose in termini di tempo e di soldi. Nel caso in cui i dati trattati siano sensibili divengono necessari comportamenti piuttosto difficoltosi per chi aveva deciso di offrire un servizio ai propri clienti, fiducioso del fatto che si trattasse solamente di collegare un access point al proprio router.

I documenti di identità rivelano con certezza istituzionale una serie di informazioni sull’interessato che rientrano appunto della categoria dei dati sensibili: etnia, cittadinanza, segni particolari. A voler essere puntigliosi, anche la foto nel documento può rivelare informazioni sensibili come il colore della pelle o cicatrici, per esempio.

Come risolvere questi due problemi piuttosto spinosi

In sostanza si deve riuscire a fare una copia del documento d’identità e a conservarla senza configurare un trattamento di dati sensibili. Il sistema che ho realizzato si basa sul rendere il cliente responsabile “de facto” del proprio trattamento e nel rendere il fornitore di servizio un semplice controllore del processo di registrazione. Il flusso di registrazione e di accesso è il seguente:

  • il cliente richiede accesso alla rete wifi
  • il fornitore consente l’accesso visionando il documento ed accertandosi dell’identità del cliente
  • il cliente pone il proprio documento su uno scanner ad alta risoluzione
  • il cliente preme il tasto per avviare la scansione
  • il sistema stampa un foglio su cui ci sono username, password, copia del documento (per verificare che non siano stati usati trucchi nel porre il documento sullo scanner) ed informativa riguardo il trattamento dei dati personali
  • il fornitore controlla che la copia del documento sia leggibile
  • il cliente ritira il foglio appena stampato
  • il cliente utilizza la rete mediante login e password ricevute

Questo flusso limita enormemente i problemi perchè mantiene i dati personali e sensibili fuori dalla portata del fornitore che di fatto non esercita un trattamento pericoloso per l’integrità e la riservatezza. Si fa notare come il fornitore non mantenga copia cartacea del documento d’indentità del cliente, ma mantenga solo una scansione ad alta risoluzione all’interno del sistema informatico. Tale base dati viene conservata codificata come la legge prevede.

La soluzione tecnica

Si è realizato un sistema di autenticazione basato su GNU/Linux. Tutte le operazioni illustrate nel flusso vengono svolte automaticamente e nella loro completezza. Nei prossimi post spiegherò dettagliatamente la struttura tecnica del sistema di autenticazione.

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FSFE Mozilla Firefox Plussy Throbber

fellowship_firefox_throbber_imagelarge.gif

Questo aggeggino è un must per noi amanti del Free Software.

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Compiz Fusion, il ritorno alla frontiera

cawboy
Picture by MissAchfoo on DeviantArt

Per l’ultima lezione del corso base di GNU/Linux, ho deciso di portare ai miei corsisti, una installazione di Compiz Fusion.

La settimana scorsa ho quindi installato Ubuntu sulla workstation che sto usando da mesi con una installazione di OSXProject. Utilizzo OSX da 3 anni, età del mio powerbook. Perciò nei mesi scorsi, ho trasformato il mio pc da gioco in qualcosa di più utile e ho iniziato a lavorare in dual monitor con tutta la comodità di OSX anche sulla workstation.

Linux, in versione desktop, mi ha sempre dato l’emozione della frontiera. Interfacce nuovissime e scarne, senza troppe inutilità perditempo. Fluxbox, poco altro e pedalare. Per avere un desktop comodo ho sempre speso giorni e giorni di configurazioni ardite ma devo ammettere che ne è sempre valsa la pena.

Lavorare con OSX mi piace molto e la sensazione che si prova è estremamente gratificante. Ci si sente sempre in prima classe, ed il viaggio è comodo e senza grosse sorprese.

Ma l’installazione di Compiz Fusion ha risvegliato la mia voglia di frontiera. Il far west e la sensazione di essere pionieri. Le possibilità che offre sono straordinarie e la configurazione è una passeggiata. Finestre morbide e sinuose, multidesktop e transizioni rendono l’esperienza veramente piacevole.

Windows Vista al confronto fa proprio ridere.

Provare per credere.

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Nicola Mattina & Friends #2

Direttamente dal blog di Nicola Mattina

Con me, Alessio Jacona, Frieda Brioschi, Roberto Galoppini e, in collegamento telefonico, Stefano Epifani.

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[Live Blogging] Il software opensource commerciale

Questa mattina sto seguendo la conferenza di Bruce Perens presso l’auditorium Ara Pacis a Roma. Anche in questa occasione teneterò di pubblicare qualche post in live blogging.

[h 10.15] Bruce Perens sta spiegando, con la pochissima voce rimasta i vantaggi dell’open source commerciale al pubblico della platea, popolato di responsabili di aziende.

Roberto Galoppini sta moderando l’incontro

La discussione è incentrata sulla internalizzazione della specificità del software. La differenziazione del software è la chiave di aggiunta del valore. Solo il software differenziante è vantaggioso per le aziende e sotto certi punti di vista è l’unico caso in cui l’esclusività abbia un senso nel business.

[h 10.45] Gabriele Ruffatti sta spiegando come la sua esperienza possa confermare il connubio tra Open Source e mercato reale. La scelta della sua azienda, in chiave di licenziamento, è orentata alla LGPL.

Carlo Daffara parla della sua esperienza di ricercatore sul Software Libero nella Comunità Europea. Carlo Daffarra è presidente del CIRS.

[h 10.55] Parla Emanuela Giannetta, Software Product Manager di SUN Microsystems. Dichara che SUN Microsystems sia il maggior contributore mondiale di codice Open Source.

Sta parlando del progetto Java Open Business e di JikiBloom. JikiBloom, un intera piattaforma di backoffice con fortissime basi Open Source.

[h 11.00] Parla Pier Paolo Boccadamo, responsabile strategia di piattaforma Microsoft. Il suo team si occupa di interoperabilità tra sistemi Microsoft e altri… (come se il problema fosse il loro…)
Sta affrontando il problema degli open standard. Dichiara che siano la strada più corretta per l’interoperabilità.

[h 11.20] Bruce Perens riprende il mocrofono per spiegare correttamente il concetto di Open Format e spiegare la differenza da Open Standard.

OpenFormat da il diritto di accedere ai dati. Open Standard consente alle aziende di erigere barriere intorno ai dati con maggiore facilità.

Bruce Perens equipara Microsoft agli spacciatori di droga. Mediante il loro programma di diffusione nelle scuole, regalano la prima dose agli studenti, per poi obbligarli a pagare i prodotti, nel momento in cui ne divengono dipendenti.

[h 11.38] Il microsoft man si sta arrampicando sugli specchi per rispondere alle domande dalla platea. Che palle perdere tempo con questo signore che non ha nulla da dire sul Free Software.

[h 10.50] Ho posto una domanda a Bruce Perens: “il problema di mancanza di interoperabilità è derivante dalla frammentazioni delle comunità o da specifiche ragioni di mercato?”

Risposta di Bruce Perens:

Il problema non proviene dal Free Software e dall’Open Source. Il giorno che Microsoft vorrà essere interoperabile, non dovrà far altro che prendere il software Open Source, leggerne il codice, prenderne le specifche e scrivere codice totalmente interoperabile.

La questione dei brevetti software è paragonabile ad un grosso signore che va in un ristorante e dice: “bello questo posto, non vorrete mica che venga distrutto da un incendio…” e aquel ponto offre una assicurazione. Questa non sarebbe una vera assicurazione ma una intimidazione mafiosa. La questione dei brevetti software è uguale al mercato del racket mafioso, dove l’assicurazione proviene da colui che rappresenta la minaccia.

Il ruolo che gli Italiani e gli Europei dovrebbero svolgere è di opposizione ai brevetti software in Europa, per impedire la morte di un nuov concetto di innovazione che si chiama Software Libero e Open Source.

La proprietà intellettuale, nel concetto contemporaneo inteso dall’industria, non è compatibile con l’innovazione.

Applauso per Perens.

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Festival dell’innovazione 08/06/2007

Questa sera Richard Stallman e Bruce Perens hanno affrontato argomenti molto interessanti, in presenza di un vasto pubblico proveniente dal settore sociale e associazionistico.

Il video dell’evento che ho trasmesso in streaming.

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[Live Blogging] Italian bloggers meet Bruce Perens

This morning, at 10 o’clock at Via dei Villini in Rome, some Italian bloggers are going to meet Bruce Perens for an informal talk about promoting Open Source in our country.
I’ll try to write about the meeting, during the happening, in my first bilingual post.

Questa mattina, alle ore 10, avrà luogo un incontro tra alcuni blogger italiani e Bruce Perens, per discutee informalmente di come promuovere il software Open Source nel nostro paese.
Proverò a scrivere durante l’incontro, in questo mio primo post bilingue.

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Software Libero e Open Source a Roma

In occasione del Festival dell’Innovazione a Roma, saranno presenti Richard Stallman e Bruce Perens.
Io parteciperò, venerdì 8 giugno 2007, all’incontro con Bruce Perens organizzato da Nicola Mattina e Roberto Galoppini.
Inoltre presenzierò le due conferenze che si terranno all’Auditorium Ara Pacis:

Colgo l’occasione per segnalare un documento che avevo preparato lo scorso inverno per illustrare la differenza tra il software libero e quello open source, da un punto di vista del diritto d’autore. Questo documento è stato presentato in aula durante le lezioni di “Diritto di Internet” del corso “Scienze di Internet” dell’Università di Bologna.

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Chi ha incastrato le creative commons? [Video]

Ieri sera, martedi 8 maggio 2007, si è svolto un interessante intervento di Alessandro Bottoni dal titolo “Chi ha incastrato le creative commons?” all’interno della rassegna “Scaricare di Internet, gratis” dell’associazione RavennaLUG.

Questo è il video del suo intervento. Avverto preventivamente che l’audio è comprensibile ma disturbato, mi sto impegnando per risolvere il problema.
[UPDATE] ho ripulito l’audio ed è disponibile in podcast. Appena possibile riproporrò il video con l’audio migliorato.