Randazzo e Cesarò – Photoset

La scorsa settimana ho passato qualche giorno alla pendici dell’Etna e ho colto l’occasione per fotografare i paesaggi tanto citati nei racconti della mia famiglia. I miei nonni sono emigrati dalla Sicilia più di 60 anni fa e molti degli aneddoti che raccontano sono ancora legati a quei luoghi. Spero di aver reso giustizia alle loro memorie, consapevole di aver dedicato troppo poco tempo alla ricerca dei giusti angoli di osservazione.

Everithing is paninable

sandwich

Una delle cose che ho imparato in Sicilia nei giorni passati è che “everithing is paninable”.
Dal semplice prosciutto alla carne di cavallo, dalle melanzane alle sarde alla beccafico, tutto è paninabile.
Addirittura il pane è persino superfluo, dato che l’altra sera mi è stato proposto (e chiaramente non mi sono certo rifiutato di divorare) un “tramezzino”. All’inizio non riuscivo a capire per quale motivo mi venisse offerto un sandwich nel mezzo di una cena a base di carne ai ferri. Poi mi è stato spiegato che si sarebbe trattato di due polpette di manzo con in mezzo prosciutto cotto e mozzarella.

E per quanto mi riguarda, “everything that is paninable, is mangiable”.

Picture by Tazzmaniac on DeviantArt

WorkingCapitalCamp Catania – Grazie a tutti

Luca Sartoni

Vorrei ringraziare tutti coloro che ho incontrato ieri durante il WorkingCapitalCamp a Catania.
Nelle prossime ore parlerò dettagliatamente di Catania, della Sicilia e di tante altre cose che ho visto in questi giorni.
Per il momento mi limito a ringraziare tutti, davvero tutti.

Qui le altre foto del camp.

Periodo intenso

Dalla finestra

Che dire, ultimamente sono sempre in giro. Al punto che sia mia madre che mio padre hanno preteso di diventare miei amici su Latitude. Così se prima mi chiamavano per sapere dove fossi, adesso mi chiamano per verificare che Latitude stia funzionando davvero.

Trenitalia pagherà i debiti attraverso la mia carta di credito, visto il numero di treni che ultimamente sto utilizzando.

L’hana-bi, la spiaggia a cui sono legato, ha aperto già da qualche weekend ma io sono riuscito a passarci solo per qualche minuto, giusto il tempo di verificare il lavoro di telecom nell’installazione della linea ADSL e poi sono dovuto scappare. Dario come spesso succede ha coperto la mia assenza.

Ieri ho preso il volo windjet da Fiumicino a Catania, dato che domani presento RBC al WorkingCapitalCamp. Si è trattato del volo più turbolento della mia vita. Di solito la mia routine di volo è: salire sull’aeromobile, dormire, scendere dall’aeromobile. Ieri invece non c’è stato verso. Forte vento e scossoni per tutto il viaggio. Ad un certo punto mi sono girato e c’era una vecchina che mormorava e contemporaneamente sgranava le perline del rosario. Immediatamente mi sono trovato a sgranare anche io le mie perline.

L’atterraggio è stato morbidissimo e invece del consueto applauso italico, si è sentito solo un sospiro di sollievo. E il rumore dei sacchetti di carta che venivano richiusi.

Dopo 7 anni ho incontrato nuovamente mio cugino. Il tempo sembra non passare mai, a volte.

In questi giorni sono ospite di Fullo a Giardini Naxos. Ieri tempesta, ma oggi sole, caldo e wifi. Colazione con granita e brioche. Posso lamentarmi? Non credo proprio. 🙂

Tropea e Messina

Fluttuare

Ultimamente sto sempre in giro, perché il tour estivo sta percorrendo tappe calabresi, siciliane e pugliesi. Per questo motivo le mie giornate e i miei weekend sono caratterizzati dallo zaino sempre in spalla e dal trolley con le ruote consumate.

La scorsa settimana sono stato a Tropea, arrivando di venerdì e ripartendo di domenica. Non ero mai stato in Calabria ed è stato molto piacevole aggirarmi tra i vicoli alla ricerca di quei suoni che solo il sud riesce a diffondere. Dalle chiacchiere cantilenanti ai televisori accesi vicino alle finestre, per far compagnia ai panni stesi tra le case troppo vicine.

Una delle cose che maggiormente mi ha colpito è il prezzo del cibo. Con gli stessi soldi con cui a Milano Maritima vai a mangiare il pesce in due, a Tropea ci compri un ristorante. Con i muri e tutto…

Ovviamente per i tre giorni in cui sono stato, non ho mai visto uno scontrino fiscale, una ricevuta o una fattura. Credo che questo sia strettamente correlato al punto precedente. Solo che io anzichè elogiare il fatto che ho speso poco, mi incazzo perché le strade sono piene di buche, in calabria (anche a Ravenna). E non fare gli scontrini non aiuta a sistemare la questione.

A Messina, dove mi trovo ora, le cose non sono esattamente come la settimana scorsa. Qui la roba costa come al nord, ma comunque non ti fanno lo scontrino. Ieri aver nominato la parola “fattura” ha scatenato il panico in un negozio a conduzione familiare.

La scala gerarchica da queste parti è intimamente sentita dalle persone. All’interno dei negozi si sentono chiamare le persone “principale”, “padrone”. Probabilmente lo fanno per costume quotidiano ma non posso fare a meno di farci caso, data la mia abitudine di chiamare le persone per nome, anche quando lavoro.

Però, al contrario che dalle mie parti, la gente parla con gli sconosciuti. Quattro chiacchiere, due risate. I camerieri ti parlano del loro lavoro, del cibo e della loro città. I tassisti cercano di convincerti che andare da Catania a Messina in taxi sia molto comodo e che 160 Euro di taxi siano più vantaggiosi che 6 Euro e 30 di ferrovia…

Ma tutto sommato il posto è bello, si mangia bene e avere i nonni catanesi mi offre notevoli vantaggi in questa terra. Innanzi tutto decifro alla perfezione il loro idioma anche quando si dicono le cose in dialetto per non farsi capire e poi dichiararsi mezzo sangue me li fa diventare tutti amici e abbatte quella leggera sensazione di diffidenza di chi si vede arrivare un tizio vestito di nero, soto il sole a 180°, con uno zaino enorme (e nero) in spalla e la macchina fotografica in mano.