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Ritrovamenti duepuntozero

Dopo 4 mesi e 3 giorni dal RomagnaCamp, Mantellini si è accorto che aveva preparato una presentazione per deliziarci sulla spiaggia ma siccome è un timidone non l’aveva tirata fuori al momento giusto.

Adesso che il cerchio si chiude possiamo finalmente riprendere il sonno delle notti perdute a domandarci: “cosa voleva dirci ma che non ci ha detto?”

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RomagnaCamp – Adoro i video ben riusciti

Come dice Stefano:

Dieci anni fa gli uomini di un commando specializzato operante a Ravenna, vennero condannati ingiustamente da un tribunale militare. Evasi da un carcere di massima sicurezza si rifugiarono a Marina di Romea vivendo in clandestinità. Sono tuttora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere e se riuscite a trovarli forse potrete ingaggiare il famoso Romagna-Team.

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Hotspot wi-fi e software libero – parte 1

WiFi
Picture by jackaprini on Flickr

Ripropongo in questa sede, i concetti che ho avuto il piacere di esprimere durante il RomagnaCamp, parlando su un palco esterno assolato senza slide ma con tante persone ad ascoltarmi. Grazie a tutti coloro che c’erano e che mi hanno prestato attenzione.

Definire il contesto

Partiamo dall’esigenza di un ristoratore che voglia offrire connettività ai propri clienti, sia dietro compenso, sia in forma gratuita.

I problemi di un hotspot Wi-Fi

I problemi che si pongono all’esercente che voglia offrire questo genere di servizio, sono sostanzialmente due. Il primo di carattere tecnico, il secondo di carattere giuridico. La questione tecnica si preoccupa di connettere i clienti alla rete, la questione giuridica ci impone di farlo secondo le attuali norme vigenti. L’intreccio di questi due problemi configura la soluzione che ho elaborato e che al RomagnaCamp ha visto la sua prima applicazione pratica. Proprio perchè il problema di natura giuridica coinvolge anche la soluzione tecnica che andremo ad applicare, sarà il primo ad essere analizzato.

Il problema giuridico

Il legislatore ci mette di fronte ad un precetto: identificare con sicurezza tutti coloro che accedono alla nostra infrastruttura e che la utilizzano per accedere a Internet. Non ho la minima intenzione, in questa sede, di affrontare la questione etica e morale di una scelta così importante da parte della giurisprudenza italiana, pertanto mi interesserò soltanto dello stato di fatto e non di cosa io reputo “giusto”, “sbagliato” secondo le mie idee. In questo contesto “giusto” significa “non contrario al diritto”.

La profilazione degli utenti è stata introdotta dal decreto Pisanu e successivamente convertita in legge. Prevede l’attività imperativa di raccogliere le informazioni identificative di coloro che fruiranno del servizio di hotspot. Si devono raccogliere: nome, cognome, data e luogo di nascita, tipo e numero del documento di identità e una copia del medesimo. Successivamente si dovrà essere in grado di fornire un tabulato degli accessi alla rete in cui siano chiari data e ora dell’accesso e la relativa identità. Non si fa obbligo di tenere traccia delle comunicazioni svolte dagli utenti sulla rete. Oltre a non essere obbligatorio, l’attività di registrazione delle comunicazioni, in questo contesto, è severamente vietato. Si fa obbligo, inoltre, di conservare questi dati per un tempo sufficientemente lungo per consentire all’autorità giudiziaria di farne accesso in caso di indagini.

Questo trattamento di dati, pone origine ad un altro problema di ordine giuridico. Il codice per la protezione dei dati personali impone a qualunque privato, titolare di un trattamento di dati personali, una serie di regole alle quali attenersi, che talvolta possono diventare onerose in termini di tempo e di soldi. Nel caso in cui i dati trattati siano sensibili divengono necessari comportamenti piuttosto difficoltosi per chi aveva deciso di offrire un servizio ai propri clienti, fiducioso del fatto che si trattasse solamente di collegare un access point al proprio router.

I documenti di identità rivelano con certezza istituzionale una serie di informazioni sull’interessato che rientrano appunto della categoria dei dati sensibili: etnia, cittadinanza, segni particolari. A voler essere puntigliosi, anche la foto nel documento può rivelare informazioni sensibili come il colore della pelle o cicatrici, per esempio.

Come risolvere questi due problemi piuttosto spinosi

In sostanza si deve riuscire a fare una copia del documento d’identità e a conservarla senza configurare un trattamento di dati sensibili. Il sistema che ho realizzato si basa sul rendere il cliente responsabile “de facto” del proprio trattamento e nel rendere il fornitore di servizio un semplice controllore del processo di registrazione. Il flusso di registrazione e di accesso è il seguente:

  • il cliente richiede accesso alla rete wifi
  • il fornitore consente l’accesso visionando il documento ed accertandosi dell’identità del cliente
  • il cliente pone il proprio documento su uno scanner ad alta risoluzione
  • il cliente preme il tasto per avviare la scansione
  • il sistema stampa un foglio su cui ci sono username, password, copia del documento (per verificare che non siano stati usati trucchi nel porre il documento sullo scanner) ed informativa riguardo il trattamento dei dati personali
  • il fornitore controlla che la copia del documento sia leggibile
  • il cliente ritira il foglio appena stampato
  • il cliente utilizza la rete mediante login e password ricevute

Questo flusso limita enormemente i problemi perchè mantiene i dati personali e sensibili fuori dalla portata del fornitore che di fatto non esercita un trattamento pericoloso per l’integrità e la riservatezza. Si fa notare come il fornitore non mantenga copia cartacea del documento d’indentità del cliente, ma mantenga solo una scansione ad alta risoluzione all’interno del sistema informatico. Tale base dati viene conservata codificata come la legge prevede.

La soluzione tecnica

Si è realizato un sistema di autenticazione basato su GNU/Linux. Tutte le operazioni illustrate nel flusso vengono svolte automaticamente e nella loro completezza. Nei prossimi post spiegherò dettagliatamente la struttura tecnica del sistema di autenticazione.

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RomagnaCamp – Adoro i barcamp ben riusciti

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Immagine realizzata da Marco Fabbri

Grazie di cuore a tutti.

Luca

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RomagnaCamp – Rapido riassunto del primo giorno

ateam
Image by mfabbri on Flickr

Sono appena rientrato a casa e sto per andare a letto. Domattina passerò in stazione alle 7.30 a ritirare i barcamper più mattinieri.

Ogig è successo che:

  • la rete wifi ha funzionato bene
  • dovevamo essere in sei a pranzare, eravamo in 15
  • dovevamo essere in 15 a cenare, eravamo in 30
  • io e livia abbiamo raddoppiato le interviste per Intruders.TV perchè ogni volta l’audio faceva degli scherzi
  • il Nintendo WII ha spopolato, sia tra i barcamper che tra gli avventori
  • qualcuno nell’impeto ha fatto cadere il wii dal tavolo
  • il wii è caduto ma non ha riportato danni
  • il gomitolo di lana viola è stupendo
  • domani ci saranno intorno ai 200 partecipanti
  • gli interventi si moltiplicheranno come conigli assatanati
  • Stark mi ha insegnato un modo molto bello per definire un barcamp
  • Questo modo di definire un barcamp funziona solo con le donne
  • pare faccia leva su alcuni istinti primordiali
  • a dire il vero è maschilista e volgare
  • ma fa troppo ridere
  • ok al prossimo punto te lo dico
  • no dai non te lo dico
  • ok te lo dico…
  • barcamp: riunione della confraternita del fallo sviluppato
  • dubito fortemente che molte donne si facciano attrarre da tale definizione
  • basta sto crollando, buona notte
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RomagnaCamp – Manca davvero pochissimo

Tra pochi minuti saliremo in macchina e andremo al Bocabarranca. Giusto il tempo di controllare di aver preso su tutto, dal portatile agli ultimi access point, leggere gli ultimi post che parlano di noi e riguardare compultsivamente il wiki alla ricerca di nuovi iscritti o piccole defezioni. Seremo in tanti e ancora prima che succeda qualsiasi cosa io ringrazio tutti perchè non so alla fine di questi tre giorni in che condizioni sarò.

Ringrazio chiunque sia passato per il wiki del RomagnaCamp, i media partner, gli amici che mi guardano strano quando parlo di barcamp ma che un giro verranno sicuramente a farselo, tutti quelli che si fanno chilometri e chilometri per venire da noi, tutti coloro che stanno impostando il TomTom sulle coordinate del Bocabarranca, tutti coloro che per un motivo o per l’altro volevano venire ma non possono e ci salutano da lontano, i ragazzi del Boca che ci accolgono in casa loro, chi ha avuto la lungimiranza di darci risposte amare ma razionali.

Ma soprattutto ringrazio Elena, Francesca, Giovanni e Giovanni.

Grazie.

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RomagnaCamp – Siamo in una botte di ferro

Enterprise
Image by Entrerprise-E on DeviantArt

Diario di bordo del capitano, data terrestre cinque settembre duemilasette, ore ventitrè e trenta circa, luogo non meglio precisato a metà strada tra la console del DJ e il bancone del bar.

Il nostro capitano Elena Senzaaggettivi e il suo secondo Luca Sartoni si dimenano come pazzi in preda alla note della pista da ballo. Poche ore li separano dall’implosione della galassia RomagnaCamp, quando tutte le particelle blogger, disperse nella galassia si incontreranno sul pianeta Bocabarranca per l’annichilazione totale.

Questa è la fredda cronaca del dialogo scaturito tra i due, che dovrebbe far meditare lungamente sulla condizione mentale di chi pilota l’astronave:

E: Francesca dice che forse dovremmo portare delle ciabatte.
L: Che cosa?
E: Dobbiamo portare delle ciabatte.
L: Ma la Francesca è scema? Quella chissà quante ciabatte ha… Io a casa ne ho solo un paio, e sono le mie. Abbiamo duecento persone, dove cazzo le prendiamo duecento ciabatte?
E: ciabatte elettriche…
L: ahh ciabatte elettriche… giusto, brava Francesca, ottima idea…

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RomagnaCamp – Corriere di Romagna

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Primo passaggio stampa per il RomagnaCamp.

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RomagnaCamp – La rete WiFi è operativa

La rete WiFi è operativa e pare funzionare alla grande. E’ valsa la pena essere andati a dormire alle 5 dopo ore e ore di prove, test e imprecazioni. Il Captive Portal basato su Chillispot funziona bene, la rete WiFi in WDS anche. La copertura è uniforme e completa, ogni angolo è connesso ad internet, il tutto in modo completamente indipendente dalle reti WiFi già esistenti.
Per provare la banda in uscita, io e Giovanni abbiamo provato a fare video streaming per una buona oretta, inscenando anche una videointervista ai proprietari del Bocabarranca. Chi si fosse perso la diretta questo pomeriggio può recuperare guardando la registrazione. Vi avverto che non è particolarmente entusiasmante ma da una buona idea di dove avverrà il RomagnaCamp

L’audio inizia a funzionare dopo un po, niente paura…

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RomagnaCamp – WDS funzionante

Finalmente dopo ore di configurazioni, prove e bestemmie la rete layer 2 per il RomagnaCamp fa il suo sporco lavoro.
Due access point DD-WRT configurati in WDS, condividono lo stesso SSID e creano un’unica rete wireless. La cosa formidabile è la possibilità di fare roaming tra i due access point, senza perdere segnale. In pratica se si esce dalla copertura del primo access point, automaticamente il secondo prende in carico il dispositivo WiFi senza che nessuno si accorga di nulla. Questo permette di coprire vaste aree senza moltiplicare il numero di reti wireless.

Il sistema di autenticazione Radius è già operativo da giorni e domani mattina andrò personalmente ad installarlo al BocaBarranca.

La mia presentazione al RomagnaCamp sarà proprio su questo argomento: “come creare un hotspot wifi mediante software libero”.

Adesso è ora di dormire, buona notte.