Attitudine e comportamento

Sto leggendo “La fortuna non esiste” di Mario Calabresi. Mi piace molto e lo consiglio a tutti.
Alla fine del terzo capitolo c’è una frase molto suggestiva di un ex operaio che ha perso il lavoro a causa del disastro economico americano. Dopo essere rimasto sul lastrico ha ripreso la passione giovanile per la cucina e si sta specializzando cuoco:

“La differenza tra un disastro e un’avventura è solo la tua attitudine”

La frase in se non mi suonava bene e ho cercato di capire dove fosse cigolante. E’ mia opinione che l’autore del libro abbia sbagliato la traduzione dall’americano, sicuramente dell’ultimo termine.

Molto spesso attitude viene tradotto con attitudine ma è sbagliato. E’ come tradurre horse in orso o factory in fattoria.
Attitude si traduce in comportamento atteggiamento (come giustamente suggerisce Giulio), horse in cavallo e factory in fabbrica.

In questo modo la frase riprende senso e il libro mantiene il buon livello con cui è scritto.

[Letture estive] Mary Patterson – Networks tradeoff: the future of the internet

Come definire questo libro se non un capolavoro?

Le dinamiche dei payoff tecnolofici tecnologici spiegati da una guru della blogosfera. Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno, senza troppi fronzoli. Esperienze grassroot e user generated. Tutto questo in 200 pagine hardcovered che sanno un po’ di retrò.

ME-RA-VI-GLIO-SO

Last Minute Blogging for Dummies

Last Minute Blogging for Dummies

5 Questioni tecniche

  • Hai mai usato un modem a 2400 Baud?
    No e so neanche di cosa stai parlando! So solo che era lento; quello si che era perdere tempo. Adesso con la mia linea superveloce posso guardare tutti i video di macchine che si schiantano e di gatti superdivertenti su youtube, scoprire gli ultimi metodi per non pagare sky, collegarmi alle chat più malfamate in modo completamente anonimo, il tutto senza mettere a repentaglio il flusso porno che sta alimentando il mio emule.
  • Lo sai quali sono i livelli ISO/OSI?
    Ma chemmenefrega! E pensare che c’è gente che si laurea in Ingegneria Informatica e non li sa! E poi a me checcavolo me ne frega, non so neanche la differenza tra un modem e un router. Ma quel portatazza nel nuovo computer si che è proprio carino!
  • Lo sai perche Internet si chiama così?
    Faccio fatica a ricordarmi l’ultimo libro che ho letto… ma si dai quello bello che parla del “Grande Fratello” della TV. Si proprio 1948!
  • Hai idea del perchè internet non funziona quando, internet non funziona? (non vale pregare o affidarsi ai tarocchi)
    E qui la risposta è solo una: “non lo sa nessuno”.
  • Sai da cosa deriva il termine “Blog”?
    “Non lo so ma mica devo saper costruire un’automobile per poterla usare. Io poi non ho neanche la patente…”

Se ti ritrovi in queste 5 questioni tecniche, aprire un blog ed entrare da protagonista nel nuovo millennio (che ricordiamo essere iniziato nel 2000 appunto), è cosa buona e giusta.

Adesso si presenta un problema: di cosa parlo nel mio blog?
Non c’è nessun motivo per continuare ad essere così negativi. Pensare PO-SI-TI-VO!
Facciamo un po di autoanalisi: quando parlo gli altri non mi ascoltano, ho solo interessi comuni tipo il calcetto e la bocciofila anzi no, studio un’arte marziale insulsa che serve solo a spendere quei 60 euri che mi avanzano tutti i mesi. Poi mi piace la televisione, i Simpson, i Griffin, tutti i serial americani. E FANTOZZI!
Ecco la soluzione!
Parlerò di me stesso. Racconterò cosa mi piace, cosa non mi piace e soprattutto farò come tutti gli altri, parlando di musica e film.
A pensarci bene, io non distinguo il rap dal canto gregoriano… come faccio?
Un altro problema da scavalcare alla grande: faccio l’alternativo.
Ogni tanto caccio giù un articolo su come l’influeza dei POOH abbia cambiato l’uso del violoncello nella musica leggera tedesca e tutti capiranno finalmente che sono un genio.
Poi per essere davvero alternativo devo far capire che non mi interessa interessare. Un bel messaggio tipo “Andate via, non leggete il mio blog” oppure “tutto questo non ti interessa, RAUS!!!” fa proprio al caso mio.
Adesso manca solo un titolo…
Per fortuna che ho tutta la collezione di Fantozzi ad ispirare la mia fantasia.
Lo chiamerò in modo molto fantasioso: “La corazzata Potiomchim… Kotiomkin… Potemking.. Kotiemkis”… nono meglio di no.
Lo chiamerò: “Filotto reale ritornato”.
Mi sembra proprio che ci sia tutto quello che serve.

Mi sono proprio ammodernato!!!

[UPDATE] Grazie mille a Diego che mi ha segnalato la colonna sonora per questo post

Serial Killer. Storie di ossessione omicida

Un nuovo libro va ad appesantire la mia mensola delle letture completate.

Questa volta si tratta di “Serial killer. Storie di ossessione omicida” di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi.

Tante storie di follia (o lucidità) omicida, per un libro che si legge molto rapidamente.
Decisamente sufficiente ma molto al di fuori delle mie letture ordinarie.

I libri tuttora aperti sul mio comodino:

  • Gödel, Escher, Bach. Un’eterna ghirlanda brillante. (prima o poi lo finirò)
  • Has an a future? – Bertrand Russell
  • I segreti di Londra. Storie, luoghi e personaggi di una capitale – Corrado Augias


L’economista mascherato

Questo libro scritto da Tim Harford è stato incluso, anch’esso, nelle opere da leggere per superare più facilmente l’esame di Direzione Aziendale.

Ovviamente l’ho subito comprato e messo in cima alla mia pila di libri in lettura.

E’ stato davvero illuminante riguardo alle tecniche di price targeting e alle logiche che governano il libero scambio, i mercati di verità e il potere di scarsità. Ho qualche dubbio riguardo gli argomenti utilizzati per risolvere i problemi ambientali mediante il libero mercato. Molto interessante l’ultima parte che racconta e illustra il boom economico cinese.

Un libro da non perdere assolutamente.

Quello che un geek dovrebbe aver letto

Secondo The Guardian queste sono le venti opere che un vero geek deve aver letto nella sua vita:

1. The HitchHiker’s Guide to the Galaxy — Douglas Adam
2. Nineteen Eighty-Four — George Orwell
3. Brave New World — Aldous Huxley
4. Do Androids Dream of Electric Sheep? — Philip Dick
5. Neuromancer — William Gibson
6. Dune — Frank Herbert
7. I, Robot — Isaac Asimov
8. Foundation — Isaac Asimov
9. The Colour of Magic — Terry Pratchett
10. Microserfs — Douglas Coupland
11. Snow Crash — Neal Stephenson
12. Watchmen — Alan Moore & Dave Gibbons
13. Cryptonomicon — Neal Stephenson
14. Consider Phlebas — Iain M Banks
15. Stranger in a Strange Land — Robert Heinlein
16. The Man in the High Castle — Philip K Dick
17. American Gods — Neil Gaiman
18. The Diamond Age — Neal Stephenson
19. The Illuminatus! Trilogy — Robert Shea & Robert Anton Wilson
20. Trouble with Lichen – John Wyndham

tre su venti è un po pochino… devo impegnarmi di più

Alcune ragioni per sopprimere la libertà di stampa

In un periodo in cui libertà di stampa viene confusa con libertà di fare quello che si vuole, questo saggio molto pungente, scritto da Vincenzo Z. Zencovich, risulta di estremo invito alla riflessione in materia.

Viene proposto un ipotetico nuovo ordine in cui la libertà di stampa diventa una responsabilità e il ruolo di chi informa deve passare al vaglio del rigore scientifico.

Un’ottima lettura, dal mio punto di vista.