Le mie avventure nell’azienda distribuita

Nel 2001, a 21 anni, è iniziata la mia carriera da freelance. Successe quasi per caso: mi avevano chiesto di fare un sito web e accettando, aprii le porte a tutto quello che venne dopo.

Quando iniziai, non avevo idea di come mandare avanti la mia attività, quindi copiavo da coloro che già erano nel mercato.

Ho fatto fare un timbro, biglietti da visita, carta intestata. Ho comprato un quaderno e una penna per prendere appunti. Mi ricordo che una volta sono stato quattro ore a discutere con un amico le mie tariffe orarie. Avevo studiato un sistema progressivo in base a quante ore di consulenza sarebbero state pagate in anticipo e così via.

Credo di aver usato il timbro forse una sola volta, non ho mai stampato niente su carta intestata ed ogni cliente é sempre stato trattato come un’eccezione quindi non ho mai applicato il mio sistema di tariffe orarie.

Per molto tempo ho pensato che fosse colpa della mia inesperienza, avevo la sensazione che i veri imprenditori sapessero qualcosa in più di me, che sapessero fare meglio di me.

Dopo tanti anni in questo settore posso dire che mi sbagliavo di grosso. Questo settore non è diviso tra chi non sa nulla e chi sa tutto, tra chi non ha idea di quello che sta facendo e i guru del business.

Ci sono comunque due grandi categorie di persone in questa industria: quelle che ammettono di non avere idea di quello che stanno facendo e i bugiardi.

Persone che ammettono di essere alla ricerca di qualcosa di meglio e persone che si affidano alla tradizione, al comfort e alle vecchie abitudini.

Quando parlo di Automattic e della nostra cultura aziendale mi rendo conto di quanto sia facile soffermarsi sulle caratteristiche più ovvie, quelle cose che facilmente catturano l’attenzione anche dei più scettici. È facile dire che noi abbiamo bandito le riunioni di lavoro: tutti odiano le riunioni, giusto?

Siamo inoltre conosciuti per essere tra le più grandi aziende completamente distribuite. Ognuno di noi lavora da casa e mi basta parlare di questo per ottenere due reazioni opposte: c’é chi resta affascinato dall’idea di non dover più perdere tempo per andare in ufficio e chi, più scettico, risponde: “non funzionerebbe mai se vendeste prodotti fisici”. Il che è probabilmente vero, ma non completamente. Ci sono elementi della nostra cultura aziendale che sono molto più profondi dello stare comodamente seduti a casa propria.

Nella mia esperienza ci sono almeno tre elementi che mi hanno colpito sin dal primo momento. Questi tre elementi sono talmente radicati nel nostro DNA aziendale da rendere le altre caratteristiche pure conseguenze.

Il tempo

Prima di tutto abbiamo superato il concetto tradizionale di tempo. Non lo usiamo per prendere decisioni, non lo usiamo per misurare la quantità di lavoro, non le prendiamo in grande considerazione nei nostri comportamenti.

Abbiamo persone in tutto il mondo, a volte i team sono sparsi su più continenti. Non diamo alcuna importanza a quando le persone sono online o per quanto tempo. Non chiediamo alle persone di tenere traccia delle ore lavorate, non devono timbrare il cartellino. Le persone sono libere di prendere tempo libero quando ritengono di averne bisogno e possono andare in vacanza quando vogliono.

In poche parole lasciamo che le persone lavorino quanto vogliono, quando vogliono. L’unica cosa che ha importanza sono i risultati dei loro sforzi. Se il lavoro procede bene oppure no.

Inoltre non ci piacciono le attività sincrone come le telefonate o le videoconferenze. I nostri team fanno al massimo una videoconferenza tutti insieme non più di un’ora a settimana. Tutto il nostro lavoro si svolge in modo asincrono.

Quando la mia candidatura ad Automattic é stata presa in considerazione sono stato invitato ad una chat su Skype dalla persona incaricata di valutarmi. Ho risposto: “certo, a che ora e per quanto tempo, così posso metterlo nel mio calendario?”. Mi é stato risposto: “Io sono in viaggio in Costa Rica, ti faccio le domande quando ho una connessione, tu rispondimi quando hai tempo”. La chat é andata avanti per tre giorni.

Sembra terribile ma non lo è. Disfandosi del concetto tradizionale di tempo, non appena ci si connette ad Internet tramite uno qualunque dei nostri dispositivi, entriamo a far parte di una realtà estesa in cui il concetto di tempo non ha più alcuna rilevanza.

Siamo abituati a fare le cose in modo sincrono solamente perché cerchiamo di replicare la realtà materiale. Quando riusciamo ad andare oltre a questo modo inefficiente di fare le cose allora facciamo sbocciare il nostro vero potenziale e iniziamo ad essere davvero efficienti.

Ora non utilizziamo piú Skype e siamo passati a Slack per tutte le nostre comunicazioni in tempo reale. Questo ci rende davvero liberi perché Slack ci permette di spostarci senza problemi tra i diversi dispositivi e possiamo mantenere aperti canali di comunicazione permanenti con i nostri colleghi.

Autogestione

Il secondo elemento che ci contraddistingue é la nostra completa autogestione che si concretizza in una gerarchia completamente piatta e dalla nostra naturale avversione allo status-quo. Siamo incoraggiati ad utilizzare qualunque strumento riteniamo idoneo al completamento delle nostre attivitá. Questo significa che non dobbiamo barcamenarci con strumenti obsoleti. Quante aziende obbligano i propri dipendenti all’utilizzo di specifico hardware, software o procedure per il semplice fatto che sono le uniche autorizzate in azienda? Noi non ci pensiamo neanche. Noi vogliamo essere sicuri che il lavoro proceda velocemente ed efficientemente ma non utiliziamo nessuno strumento per il semplice fatto che fosse li prima di noi.

Questa non é solamente un questione di strumenti, é un completo ribaltamento dell’atteggiamento di chi é chiamato a mansioni gestionali. I nostri Team Lead hanno il ruolo di organizzazione del lavoro piú che di controllori della produttività. I nostri Team Lead fanno in modo che i progetti siano ben organizzati e procedano senza ostacoli.

Trasparenza

Il terzo principio é la trasparenza totale. Solo alcune questioni personali, tipicamente gestite dalle Risorse Umane, sono considerate private nella nostra azienda. L’intera attività di sviluppo, le strategie, i prodotti, l’esperienza, la conoscenza e i risultati finanziari sono completamente condivisi all’interno dell’organizzazione. Le decisioni sono sempre associate al contesto da cui scaturiscono e tutte le informazioni sono facilmente accessibili a tutti. Se un nuovo collega si unisce ad un team avrà a disposizione tutto lo storico di quello che é successo prima di lui e potrá iniziare da subito ad essere produttivo. Se qualcuno lascia un team per una nuova posizione, non dovrà preoccuparsi di passare il proprio testimone attraverso un periodo di passaggio delle consegne, la sua conoscenza é già stata condivisa con il resto del team, quotidianamente durante l’attività ordinaria.

Abbiamo inoltre abbassato il costo del fallimento in modo da poterci permettere di sbagliare il piú spesso possibile. Abbiamo disconnesso gli errori dalle azioni disciplinari in modo da coltivare una cultura dell’apertura e dell’insegnamento. Non é questione di quanto sia grave l’errore che si commette ma é importante come si reagisce ad esso e come si fa in modo che lo stesso errore non venga più commesso in futuro. Questo concetto, unito alla totale trasparenza, porta le persone a documentare gli sbagli e a condividere gli insegnamenti con il resto dell’azienda, rendendola più forte ogni giorno di più.

Sono sicuro che avrete facilmente compreso come questi tre principi: un concetto nuovo del tempo, autogestione e trasparenza totale siano investimenti a lungo termine.

Se venissero introdotti improvvisamente in una struttura tradizionale porterebbero ad uno stato di confusione, nella migliore delle ipotesi, o più probabilmente al caos totale Questi principi sono stati presenti nella nostra azienda sin dall’inizio e sono evoluti nel tempo attraverso un processo di prove, errori, e insegnamenti tra tutte le parti in causa.

Severissimo processo di assunzione

Avrete inoltre capito che questo tipo di ambiente non é adatto a tutti. In effetti questo é vero perciò il nostro processo di assunzione richiede candidati preparati, brillanti ma soprattutto culturalmente allineati al nostro modo di lavorare.

Sono facili da trovare? No, non lo sono. Essere distribuiti rimuove i limiti geografici e ci permette di accedere ad un mercato dei talenti su scala globale. Rifiutiamo piú candidati di quanti ne assumiamo e facciamo di tutto per assicurarci solo i migliori che riescono a soddisfare i nostri standard.

Questo ci rende difficile crescere velocemente in numero di dipendenti ma ci fornisce un formidabile privilegio. Ogni volta che un nuovo collega entra in azienda sappiamo con certezza che é passato attraverso un rigoroso processo di assunzione e ha la nostra totale fiducia sin dal primo giorno.

Quante volte é capitato ad un nuovo collega di doversi dimostrare all’altezza della vostra fiducia? Se si assumono solo i migliori e si tengono alti i propri standard allora si hanno solo giocatori di serie A.

Qualche consiglio

Ora vi starete certamente chiedendo se c’è qualcosa che potreste fare fin da subito per migliorare la vostra azienda.

Purtroppo io non posso dirvi cosa fare ma posso dirvi cosa farei di diverso se dovessi rifare tutto da capo un’altra volta.

Vi pongo questa domanda: non mi va il sangue al cervello quando state lavorando insieme a qualcuno che ha sempre una finestra con Facebook sullo schermo e manda in continuazione messaggi ai propri amici? Io non lo ho mai potuto sopportare, fino a quando ho capito che il problema ero io.

Non é giusto preoccuparsi di come le altre persone gestiscono il proprio modo di lavorare, di cosa hanno sul proprio schermo, su come organizzano le proprie giornate. L’unica cosa che conta é il risultato che portano. É importante imparare a non mettere il proprio giudizio personale di fronte ai risultati professionali.

Io faccio di tutto per ignorare quello che fanno le altre persone, quando lo fanno e come lo fanno. Non mi interesso minimamente al modo di organizzarsi e di operare dei miei colleghi, Team Lead, o subordinati.

Mi preoccupo solamente che i nostri obiettivi siano ben definiti, comunicati in modo chiaro, correttamente compresi da tutti. Dopodiché mi assicuro che le cose da fare siano fatte senza preoccuparmi del come e del quando.

Capisco che questo sia molto piú facile in un contesto distribuito ma in ogni caso si deve imparare a lasciar andare molti dei giudizi personali a cui siamo abituati.

Il secondo cambiamento che ho vissuto sulla mia pelle é il rapporto che ho verso i miei errori. Ho imparato a perdonare il prossimo ma soprattutto a perdonare me stesso. So che commetterò errori e so anche che troverò il modo di risolverli ed eventualmente chiederò aiuto a qualcuno. Una delle cose più difficili da imparare é saper chiedere aiuto. Fate in modo che il vostro ego non sia il limite al vostro potenziale.

La terza lezione che ho imparato é saper dire di no. Non avere paura di avere standard troppo alti, fai in modo di circondarti solo delle persone migliori. Se non riesci a capire chi é lo stupido in un gruppo di persone, probabilmente sei tu. Se invece ti rendi conto di essere la persona piú intelligente nel gruppo allora hai sbagliato gruppo in cui stare.

Quando ho iniziato a lavorare in Automattic ho deciso di puntare tutto e lasciar andare tutti gli altri progetti che stavo seguendo. É stato difficile ma so che é stata la miglior scelta che potessi fare.

Rifiutare i clienti troppo problematici. Rifiuta i candidati che non raggiungono i tuoi standard. Rifiuta le condizioni lavorative che non ti soddisfano e impara a dire di no alle cose che non ti fanno stare bene.

Ci viene detto che dobbiamo imparare ad adattarci ma c’é una profonda differenza tra l’adattamento e l’accettazione incondizionata.

Prendi una cosa che non ti piace nella tua azienda, qualcosa che hai il potere di cambiare e dedica i prossimi tre mesi a cambiarla. Non importa quanto sia difficile, parti da una singola cosa e ti sarai fatto un regalo importante.

I profitti vanno e vengono ma il buon lavoro, la buona arte e le buone persone restano. Sii orgoglioso di quello che fai, rendi migliore la tua azienda e il mondo intorno a te.

This article is available in the original version in English: How I fell into the rabbit hole: life and work at the distributed wonderland

2014 – new year, new life, new job: growth engineer at Automattic

2013 was a blast. So many things happened during the summer and even before! Professionally it was the busiest year ever and I had so many gigs I cannot even remember all of them.

At the end of 2012 I started Heisenberg Media together with Dan Taylor. We spent the past year kicking really hard to take the photographic experience of tech events to the next level and so we did. Check out the wrap up post by Dan to see how many world-class events we covered in just 12 months. I put a lot of effort into this adventure but Dan was the real key to success. His dedicated passion allowed HBM to grow significantly and I’m so happy to step back now and leave the entire project in Dan’s hands. After more than 10 years of photography and a year of semi/pro activity I decided that photography has a very relevant importance to me and it deserves the right spot in my life: a hobby.

As a trainer I had wonderful clients and events in 2013. I was in many different cities, helping out accelerators, incubators and private companies improving their presentation skills. I helped people overcoming the fear of being on stage, getting investments being more confident. I also had the opportunity to meet amazing people in the industry and contribute value to their projects. Last month in Paris I also spent a few days with my role model and great friend Carmine Gallo. If you want to learn how to present and how to stand out in the tech industry when on stage, Carmine is the master.

As a marketing manager I spent large part of the year at kompany, which absorbed more than 18 months of my time since we started it in february 2012. I contributed to build the team and establish the good practices in terms of marketing and growth. I had wonderful business partners, colleagues and more than that friends. I loved every single minute there, even during the lows, because we knew that the ups were going to come soon. And so they did. Back in September I had to take a painful decision and leave the team, wishing them all the best. It was very difficult but I felt it was time to move on.

So I got at the end of the year 2013 with a ridiculous amount of adventures, travels, pictures, contacts, dreams, hopes and with a little more maturity regarding my future and what I actually want to do.

I spent the first part of my career jumping from one project to the other, looking for the excitement of the moment but already distracted by the new gig coming up. I also travelled a lot and every time I was landing I was already getting ready to take off again. Being stuck at the same place for too long was just not part of the lifestyle I wanted to have. I also enjoy working with small teams on ambitious projects. I love diversity and global ventures.

Today it starts the second part of my career with more focus on a single project and less distractions. It happens at the right time and at the right place, in a way I could not believe even though I saw all the pieces of the puzzle falling together in place before my very eyes. Maturity also taught me that there are things I cannot change and honestly I cannot see myself working on a 9 to 5 office job at all.

A couple of months ago I decided to take a challenge and apply at Automattic, the company behind WordPress.com and many other mind blowing products. I had a few chats, I went through a trial period, completing an amazing project and finally after this “try before you buy” round I’m very proud to announce that of today I’m a Growth Engineer at Automattic.

I want to thank all the people I met in the last few years who contributed to make me grow professionally, all the friends and family who supported me and the people who I know are always there for me as much I will always be there for them. I don’t need to say names, you perfectly know who you are.

So, with no more further ado, let’s welcome this 2014 and let’s get started!

Working Capital Roma – 01/12/2010

Next wednesday i will be on stage at “Working Capital” the event hosted by Telecom Italia in Rome. I will present a keynote speech regarding the key lessons i learned in my professional career, from the freelancing activity, to the corporate environment.

I’ve been a fan of “Working Capital” since the beginning, and my face is appearing in the project’s blog homepage. I think it’s a good thing to give the opportunity to students and project leaders to have stage where pitching their ideas to to audience. I also contributed in the past, taking pictures during events and writing content for their blog.

I really hope that my contribution to this event can lead some thoughts toward innovation, and some of the lessons i learned in the last months can help someone along his professional path. I’ll do my best, and i’m very honored to be on stage this time.

If you are in Rome on the first of december, we can catch up at Sala Monsignor Luigi Di Liegro – Palazzo Valentini -Via IV Novembre, 119/a. Here you can find the agenda of the day. I’ll be on stage at 2.30pm, don’t be late, see you there!

voglio essere chiaro

Voglio essere chiaro sulla questione di Paola Caruso e voglio usare le parole di Elena, che spesso sa essere molto più chiara di me:

[…] ci sono persone a “favore” del precariato? Perchè se facciamo tutti il nostro piccolo elenco, ciascuno di noi avrà i propri anni da cocopro, da consulente, da partita iva, da interinale. Ciascuno ha le sue frustrazioni, per un lavoro che avremmo voluto e invece hanno scelto un altro, per uno stipendio modesto. Se vogliamo discutere del precariato facciamolo, se volete dare una mano ad una amica fatelo, ma non sono la stessa battaglia, mi spiace. – elena (senzaaggettivi) su FriendFeed

Io non appoggio la lotta al precariato nella modalità di Paola, ma è una mia amica e sono molto preoccupato per lei. Tutto qui.

Employer Branding – Pagateli di più e selezionateli meglio

La scorsa settimana ho preso parte ad un panel del titolo “Employer Branding” al Forum delle Risorse Umane a Roma. La definizione di “Employer Branding” che possiamo trovare su Wikipedia è questa:

“L’espressione employer branding è entrata in uso a partire dagli anni ’90 per riferirsi alla reputazione che un’azienda si costruisce come datore di lavoro”

Il panel moderato da Federica de Sanctis aveva come ospiti Luca Solari, Luigi Grimaldi, Andrea Genovese, Roberto Blanda, Elisa Schiavon, Stefano Gargioli, Carlo Infante e me.

La presentazione più interessante è stata quella di Luigi Grimaldi che ha rapidamente illustrato l’impossibilità di qualsiasi azienda di vivere isolata dalla sfera sociale e quindi l’unica soluzione per migliorare la propria immagine come datore di lavoro è di mettere in condizione i propri talenti di esprimersi.

Nonostante il suggerimento di Luigi che condivido pienamente, io ho un approccio molto più pragmatico alla questione.

Secondo me l’unico modo per attrarre talenti in azienda, per migliorare la propria immagine come datore di lavoro e per diventare l’azienda sogno per ogni persona in cerca di lavoro la ricetta è assai più semplice: alzare gli stipendi e i benefit ai dipendenti e rendere più dura la selezione all’ingresso.

E voi, cosa ne pensate?

La foto è dell’inossidabile Alessio Jacona

Forum delle Risorse Umane – Roma 21 ottobre 2010

Domani sarò al Forum delle Risorse Umane a Roma, per partecipare ad una tavola rotonda dal titolo “Employer branding e talenti 2.0: la sfida delle imprese e dei candidati, tra potenzialita’ personali e potenza di internet”. Io parlerò di HR e Reputazione Online mostrando qualche numero emerso dalla ricerca svolta in collaborazione tra 123people, Adecco e Digitalreputation.it. Qui il programma completo del Forum.

Se siete a Roma, vi consiglio di passare, secondo me il tema è molto interessante.