Le donne fanno paura. Meglio combattere.

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E’ inequivocabile:

Gli uomini hanno paura delle donne

Anzi, se la fanno proprio sotto.

Molti dei canoni caratteristici femminili sono usati quotidinamente nel comune senso dell’umorismo come fonte di facile risata; fare la femminuccia, farsi mettere sotto, portare i pantaloni, sono tipiche espressioni con forti caratteristiche di origine sessuale, tuttora usate per esprimere una superiorità che non ha più un senso nell’attuale modello sociale.

L’idea di perdere il ruolo del maschio cacciatore di orsi fa paura a molti uomini che di conseguenza non sanno bene come comportarsi. L’uomo nel dubbio o fa la bestia o fa l’eroe.

Nel primo caso reclama il pasto, rutta e si batte il petto.

Nel secondo caso decide di vestire l’armatura da guerriero digitale del terzo millennio e dedicarsi alle imprese più ardite. Non essendoci più draghi a portata di spada, l’eroe contemporaneo, dedica il suo impeto a redigere un blogroll rosa e ad affiggerlo in bella mostra.

Femcamp come ve lo racconta un informatico

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Speranze disattese e certezze confermate

Mi aspettavo che le mie colleghe, che vivono la rete, andassero dalle cyber suffragette a dire loro che certe visioni della rete fan ridere i polli (anche quelli arrosto) e che mettersi a fare certe critiche ad Andrea Beggi è veramente fuori luogo. Certo non fuori luogo quanto tenerci più di un’ora a sentire un monologo delirante sulle occorrenze di google per giustificare lo squilibrio sessuale su internet, come al citizencamp, ma quasi quasi ci andavamo vicino.
Sono rimasto deluso da tutte quelle colleghe che non si sentono rappresentate da certi movimenti cyberfem e che non hanno dichiarato a chiare lettere il loro dissenso in merito.

Socialità VS impegno

La certezza che la parte sociale del FemCamp sarebbe stata molto più interessante delle presentazioni ce l’avevo, semplicemente perchè io sono un tecnico e se non mi si portano questioni bleeding edge non mi diverto a guardare uno schermo videoproiettato.

Per questo motivo quasi nessuna delle presentazioni ha attirato la mia attenzione al punto da sottrami al cortiletto ricco di vita e di divertimenti. Ovviamente elena e feba sono state meravigliose e stanno riscuotendo il meritato successo.

Tema o non tema

Qualcuno mi ha fatto notare come un barcamp senza un tema sia qualcosa di sostanzialmente inutile. Ci ho pensato su e continuo a non essere d’accordo. Secondo me un barcamp è un momento di interscambio libero. Se ti va bene è così, se non ti va bene, nessuno ti obbliga a partecipare, tantomeno a restare una volta che ti ci trovi dentro. Se non ti piace qualcosa c’è tutta la libertà di prendere la parola e fare presente la questione. Se te ne resti in disparte a ruminare giudizi, hai semplicemente perso una occasione.

Quando avevo qualcosa da dire o domande da porre, il barcamp mi ha dato la possibilità di farlo. Quando non ho detto niente, è perchè non avevo niente da dire. Questo ha un effetto simmetrico. Quando nessuno dice niente, si prende per buono che non avesse niente da dire…

La questione della discriminazione

Non credo che le discriminazioni si risolvano con altre discriminazioni. Per questo il cyberfemminismo è una cagata pazzesca.
Credo che ogni individuo sia diverso dal suo prossimo e quindi l’ipotesi dell’uguaglianza universale sia una fandonia.
La differenziazione di genere è inevitabile e naturale. L’uguaglianza sociale (sacrosanta e inviolabile) non può essere confusa con l’uguaglianza reale, assolutamente irrealizzabile.
Per una volta che esiste un medium neutro che collega i cervelli, liberi dalle identità biologiche, arrivano certi elementi e continuano a farne una questione sessuale. Secondo me prima o poi si sveglieranno dal loro torpore intellettuale e si accorgeranno di non avere più nessuno intorno ad ascoltare.