Credevo fosse un cinghiale e invece voleva compilare il CID

crash test pig
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Secondo Repubblica la pirateria stradale sarebbe da imputarsi al meccanismo bonus-malus applicato dalle assicurazioni RC Auto.

La paura di un passaggio da una classe di merito all’altra e quindi la certezza di veder lievitare alle stelle il prezzo della propria polizza di assicurazione trasforma spesso gli automobilisti in potenziali pirati, pronti a fuggire dopo un piccolo incidente.

E ancora:

E le dichiarazioni che gli stessi pirati rilasciano agli inquirenti sono emblematiche: “Pensavo di aver investito un cinghiale”, “credevo di aver urtato un cassonetto”, “Ho sentito un rumore, pensavo fosse uno specchietto di un’altra macchina”.

La responsabilità, a mio avviso, non è del sistema assicurativo, ma è insito nella mancanza di dovere civico delle persone comuni.

L’idea di essere l’unico furbo del circondario legittima comportamenti come il calcolo immediato del danno: “ma si dai, saranno 100 euro al massimo”. Tipica frase da usare sia quando abbiamo spaccato un fanalino (min. 400E di danno) sia quando abbiamo spinto giu in un dirupo un bilico carico di cristalli Swarovski.

Essere il portatore del verbo in ogni settore è il classico comportamento italico per antonomasia. Ovviamente questo lo si trasla analogicamente anche nello stereotipo tipico dell’italiano semovente, quindi automobilistico. Ogni comportamento di guida scellerato viene immediatamente perdonato mediante giustificazioni azzardate.

Sorpassare da destra in autostrada diventa “scegliere la via più libera”, non fermarsi allo stop diventa “non ostacolare il flusso stradale”, non dare la precedenza in rotonda richiama complicate parentele transterritoriali tra l’origine francese delle rotatorie e la corsia di marcia preferita dai cavalieri bretoni.

Poi ti capita che ti tamponano, tu ti affidi ad una società di infortunistica e questa ti faccia fare tutto l’iter per richiedere soldi alla controparte. Per cui, per la prima volta, ti fai visitare dai vari medici legali che dovranno verbalizzare i danni che ti trascinerai dietro per tutta la vita.

In quel momento scopri che tutte le persone della tua rete sociale conoscono tutti i principali trucchi da utilizzare durante le visite. Dal ciondolare le braccia, all’inclinare il collo, al descrivere qualsiasi malattia sia prevista nelle enciclopedie mediche. Gente che saprebbe simulare anche l’infezione da Ebola, se all’orizzonte ci fosse un qualsiasi tipo di indennizzo derivante.

E tu ti senti l’unico idiota, perché non ti sei fatto niente. Vietato non farsi male, questa è la prima regola.