[Ten Aikido Tips] – Crescita

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Per fare un uomo servono 1000 kg di riso. Non tutti insieme.

L’aikido mi ha insegnato che ogni obiettivo richiede il completamento di un percorso che non può essere evitato. Le scorciatoie sono delle strade senza uscita e conducono di sovente a baratri senza fondo.

Nella salita verso la vetta della montagna, non ci si deve concentrare sulla cima da raggiungere, ma su ogni singolo passo in modo da renderlo unico e meritevole di essere stato compiuto.

Voler evitare le fatiche e voler accorciare i tempi, porta necessariamente ad una perdita di valori che sono alla base dell’arte che si sta studiando. Non è possibile migliorare se stessi senza rendersi conto di quanto sia importante crescere in modo armonico.

Inoltre non si deve mai prendere qualcun altro come metro della propria crescita. Ognuno è fatto a suo modo e ha i propri ritmi. Il sano spirito di gruppo e il supporto reciproco non devono trasformarsi in competizione per il raggiungimento degli obiettivi.

Gli obiettivi devono essere la crescita personale e la perfezione nella pratica dell’arte, non il riconoscimento mediante passaggio di grado, i complimenti ricevuti o il raggiungimento di uno status.

La crescita è un processo lento e continuo. Evitarla non significa arrivare prima ma significa, semplicemente, non crescere.

[Ten Aikido Tips] – Eleganza

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L’eleganza è quella cosa che distingue qualcosa di bello da qualcosa di brutto. Rende leggere le cose pesanti e semplici le cose complicate.

Qualcosa di elegante non ha niente di superfluo e non manca di particolari fondamentali.

Eleganza nel vestire

L’abbigliamento di un aikidoka è composto da 4 elementi fondamentali: keikogi, cintura, hakama, eleganza nel metterli insieme.

Il keikogi è di cotone pesante ed è composto da pantaloni e casacca bianchi. Lo si veste per primo ed è la parte dell’uniforme che un praticante non cambierà mai durante la sua carriera. Dovrebbe essere sempre pulito e candido. Subendo molte sollecitazioni, a lungo andare potrebbe avere degli strappi. Sono il simbolo dell’uso e della passione del suo utilizzatore, pertanto alcuni di essi vengono sfoggiati con soddisfazione. Durante le cerimonie e le manifestazioni, è buon norma usare un keikogi particolarmente nuovo e stirato come simbolo del rispetto verso chi partecipa all’evento.

La cintura varia di colore in base al grado raggiunto dal praticante. La tradizione ammette solo due colori: il bianco che simboleggia la fase di preparazione e il nero per chi, invece, ha raggiunto l’ammissione alla scuola in cui pratica. Per una convenzione, in modo da separare in modo più preciso i praticanti, alcune scuole utilizzano diversi colori, esattamente con le scuole di karate. I colori normalmente utilizzati, partendo dal grado più basso, sono: bianco, giallo, arancione, verde, blu, marrone. La cintura nera continua a rappresentare l’ammissione nella scuola pertanto non va mai interpretata come un punto di arrivo, bensì un punto di partenza nello studio dell’arte.

L’hakama è un pantalone di colore blu o nero, piuttosto ampio, che si veste sopra il keikogi e la cintura. Proviene dalla tradizione samurai e ha lo scopo di nascodere i piedi all’avversario. Durante la pratica della spada, i piedi sono un ottimo indicatore delle intenzioni del guerriero, pertanto nascondendoli si impedisce di rendere prevedibili le proprie mosse.
L’hakama necessita una cura accurata per via della sua forma, dotata di pieghe nel tessuto. Alla fine di ogni sessione di pratica, l’aikidoka, spende una decina di minuti per ripiegarla correttamente.
L’uso dell’hakama viene concesso da parte del maestro al raggiungimento di un buon livello di pratica. Per le cinture nere, diviene d’obbligo indossare l’hakama durante la pratica

La completa vestizione della divisa impegna circa dieci, quindici minuti. Ogni laccio deve essere allacciato correttamente e i nodi dovranno essere stretti al punto giusto. Inoltre l’hakama richiede la realizzazione di speciali nodi per essere indossata nel migliore dei modi durante la pratica.

Eleganza nel movimento

Ogni movimento nell’aikido, ha un significato. Tutti i movimenti inutili al compimento di una tecnica devono essere evitati. Per raggiungere una determinata posizione si sceglie sempre il modo più efficace, senza perdere tempo o compiere fatiche inutili. Quando ci si sposta sul tatami si usa il minor numero di passi necessario.

Un aikidoka deve avere movimenti eleganti e belli da vedere. Se questo avviene, con buona probabilità la sua tecnica sarà di buon livello. Se invece non stimola queste sensazioni nello spettatore, allora si può essere certi della suo scarso livello tecnico.

Eleganza nel comportamento

Un aikidoka sa sempre cosa deve fare quando si trova sul tatami. Normalmente questa consapevolezza viene concretizzata nel silezio che contraddistingue la pratica efficiente. Non è mai il caso di parlare di quello che si sta facendo. Meglio concentrarsi sul farlo nel modo migliore. Per questa ragione, l’unico che parla durante le lezioni è il maestro. Questo privilegio lo carica di grande responsabilità, perchè ogni cosa che verrà detta resterà impressa nel praticante e ne influenzerà la pratica successiva.

Un aikidoka sa sempre quando è il suo turno di eseguire una tecnica e quando invece deve subirla. Non perda mai tempo, quando si trova sul tatami e ha grandissimo rispetto verso tutto quello che lo circonda.

[Ten Aikido Tips] – Fiducia

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La pratica dell’Aikido avviene quasi sempre in coppia. Solo pochissime fasi di allenamento possono essere praticate in completa solitudine.

La disciplina e la pratica

Le tecniche vengono ripetute decine e decine di volte per fare in modo che i movimonti di cui sono composte entrino a far parte delle movenze naturali ed instintive del praticante. Tutte le volte che si studia una tecnica, l’etichetta vuole che si segua uno schema ben preciso.

Inizia sempre il praticante più anziano, o più alto in grado e inizia sempre la pratica dal lato sinistro, perchè la tradizione giapponese vuole che le cose propizie, inizino sempre a sinistra. Si scende dal letto con il piede sinistro, si sale sul tatami con il piede sinistro ecc.

Il praticante, quindi, esegue la tecnica dal lato sinistro, successivamente dal lato destro, per poi concedere al suo compagno la medesima azione. Questa abitudine, se ben applicata dai praticanti elimina i tempi morti e non necessita spiegazioni e accordi tra i praticanti. E’ così per tutti e così ci si comporta.

Spezzare la violenza, riportando l’armonia

Nella filosofia di fondo dell’Aikido non si combatte mai contro un avversario ma si combatte contro la sua azione violenta. Lo scopo di ogni tecnica è quello di eliminare il pericolo evitando di eliminare chi il pericolo lo sta esercitando. Nel caso in cui l’aikidoka venisse assalito con un intento malevolo, si comporterà in modo da evitare danni alla sua persona, eliminando l’azione pericolosa, pur salvaguardando anche chi lo sta minacciando.

Questa teoria, che affonda le sue radici nel buddismo zen, non deve far credere che l’aikido non sia cruento. Le tecniche dell’aikido sono molto efficaci e pericolose, se portate con l’intento di procurare un danno. Sarà lo spirito del praticante a decidere quale sia il giusto grado di efficacia, da applicare in caso di pericolo.

La pratica a coppie prevede l’essere alternativamente esecutore o vittima delle tecniche in esame, rendendo necessario uno scambio di ruoli. Qualsiasi dei due ruoli si stia interpretando, è richiesta la massima concentrazione per assicurare a se stessi e al proprio compagno, la completa sicurezza durante l’allenamento. Una svista o una disattenzione possono trasformarsi in inconvenienti spiacevoli, dolorosi o estremamente seri.

La fiducia come elemento fondante

Non bisogna mai dimenticare che le arti marziali tradizionali non prevedono la possibilità di trasformare in sport la loro disciplina pertanto non sono previste protezioni, paracolpi o soluzioni tecniche atte all’ammortizzazione di eventuali errori. Tutta la sicurezza è nella concentrazione e nella serietà di chi pratica.

Per questa ragione chi sta subendo una tecnica affida la sua incolumità al proprio compagno, il quale ottiene, durante il suo turno di azione, la completa disponibilità all’esecuzione delle tecniche. Questa situazione obbliga chi pratica a doversi fidare completamente del proprio compagno di allenamento. Avere un’esitazione per mancanza di fiducia può interrompere la fluidità dell’azione e comportare gravi conseguenze ad entrambi i praticanti.

Se fidarsi di un compagno abituale può essere semplice, ben più difficile è affidare la propria fiducia ad uno sconosciuto, che si incrocia sul tatami durante una manifestazione. Anche in questo caso la scelta è obbligata, ci si deve fidare di lui. Il suo grado di preparazione è certificato dal suo maestro e la sua serietà la dimostrerà durante l’esecuzione delle tecniche più semplici.

Allo stesso modo, incontrando compagni sul tatami, riceviamo la loro completa fiducia e il nostro impegno sta nel non tradirla. Mai azzardare tecniche nelle quali non siamo confidenti, mai voler dimostrare più di quanto siamo in grado di eseguire. Tradire la fiducia di chi sia affida a noi, vuol dire violare un valore fondamentale della disciplina. Le conseguenze sarebbero ben più gravi dell’infortunio che rischiamo di provocare agli altri e a noi stessi.

Perdere la fiducia di un compagno di allenamento significa rendere imbarazzante la pratica di chi si trova controvoglia a doversi allenare con noi. Questo renderebbe poco fruttuosa la nostra presenza sul tatami e nullo il nostro apprendimento. Inoltre questo genere di situazioni sono talmente inopportune da impedire il sereno svolgimento delle lezioni.

La fiducia è alla base di tutto

La fiducia è un valore che nell’aikido viene scambiato in modo profondo e completo. Questo interscambio è fondamentale alla crescita dell’arte e allo svolgimento delle tecniche. La mancanza di fiducia è limitante. Perdere la fiducia in un compagno impedirà ad entrambi di continuare serenamente il proprio percorso, obbligando a deviazioni e a rallentamenti estremamente spiacevoli.

Ten Aikido Tips – Rubrica quindicinale

Studio Aikido da molti anni e da questa nobile arte ho imparato molto. Ho deciso di realizzare una rubrica quindicinale in cui affronterò una serie di insegnamenti che sono entrati nella mia vita e che ho focalizzato meglio durante questa esperienza.

I dieci concetti che svilupperò sono i seguenti:

Forma e sostanza

Essere e apparire non sono necessariamente in contrasto.

Eleganza

E’ la base dell’arte. Se qualcosa non è elegante, può essere migliorato.
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Distanza

Le cose possono essere viste da vicino o da lontano, ma solo una è la distanza giusta.

Fiducia

Certe cose si possono fare solo quando ci si fida degli altri e gli altri si fidano di noi.
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Spada

Non importa quanto è lunga la tua spada. Importa solo quanto sai usarla bene.

Combattimento

Si spende una vita intera per essere pronti al peggio nella speranza di non doverlo mai affrontare.

Nemico

Non esistono nemici, solo qualche avversario e molti compagni di studio.

Talento e pratica

Tutti possono andare in bicicletta ma solo alcuni vinceranno delle gare.
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Fondamentali

Per costruire una casa servono solide fondamenta.

Crescita

Non si possono bruciare le tappe. La cenere resta cenere.
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