La responsabilità nel volontariato

responsible
Picture by lacey32 on DeviantArt

Una domanda che mi ha sempre fatto riflettere molto riguarda la responsabilità morale, etica e personale che sta dietro a determinati tipi di azioni. Svolgere una qualsivoglia attività libera l’attore (colui che compie l’azione) da tutte le implicazioni di carattere morale, etico, legale e personale se questa azione viene svolta gratuitamente?

Da un punto di vista legale la risposta è piuttosto semplice: no. Secondo il nostro ordinamento giuridico un contratto è tale anche se svolto a titolo gratuito. Pertanto la prestazione dell’opera deve comunque attenersi alla regola d’arte anche quando il lavoro viene svolto senza una compensazione di carattere economico.

Ma da un punto di vista personale, morale ed etico, svolgere una qualsivoglia attività esonera chi la compie da qualsiasi responsabilità se questa attività viene svolta per puro piacere personale?

Mi sento più libero se non chiedo soldi in cambio?

Finalmente liberi

Vorrei complimentarmi con PaulTheWineGuy e con Napolux perchè il merito a qualcuno bisogna pur darlo. Se davvero sono loro i responsabili della chiusura temporanea di BlogBabel io mi tolgo il cappello e mi inchino riverente.

L’idea che non ci sia una lista numerata a fianco ai nomi dei blogger, anche se solo per qualche ora, mi riempie di gioia e di buon umore. Il fatto poi che come capri espiatori siano stati scelti due personaggi brillanti rende la cosa ancora più bella.

Cosa dire in merito alla polemica tra Tumblr e Blog, proprio a proposito di BlogBabel, se non quello che qualcuno più svizzero di me ha già detto questo pomeriggio? Testuali parole: “della polemica su BlogBabel ce ne sciacquiamo le palle”. E io sottoscrivo appieno.

Blogbabel è (stata) una di quelle cose che ha sempre e solo fatto discutere sul niente. Da noi si dice “ogni volta che vede una merda ci mette il piede dentro” per indicare che qualsiasi passo sia stato fatto, sembrava fatto apposta per essere il passo sbagliato.

Ma non credo veramente che le intenzioni fossero cattive. Semplicemente si è voluto implementare un sistema di classifica su qualcosa che molti di noi vedono come inclassificabile: la propria vita. Forse qualcuno obietterà che anche Google classifica i nostri blog, che lo fa anche Yahoo e soprattutto Technorati. Io però obietto con un semplice argomento: ma vogliamo mettere Google, Yahoo e Technorati a confronto con Blogbabel? No dico, vogliamo farlo veramente?

Allora mettiamo anche a confronto le strategie di interazione con la comunità che queste aziende hanno avuto nel tempo e quello che di buono hanno portato. Google ha portato la gente a cercare e a trovare i propri interessi, Technorati ha dato la popolarità ai contenuti degli utenti, blogbabel a parte farci fare i fighi con le caramelle Valda, con le varie aziendine di PR che se non sei nei primi 100 non sanno neanche che esisti, con i vari aperitivi, che ha fatto?

Intendo chiaramente cosa di buono ha portato alla comunità, non tanto alle persone coinvolte. Ho molta stima di tutti loro, ma proprio perchè li rispetto esprimo la mia opinione senza remore a dire che la scelta più saggia degli ultimi mesi è stato proprio chiudere baracca per qualche tempo, sperando che questo serva a loro per meditare sul da farsi, pensare a come portare qualcosa di buono alla rete piuttosto che a meditare nuovi insulti per chi non si allinea al loro modo di pensare.

Il mio consiglio è quello di non mischiare più le mele con le pere, i carciofi con le palline da ping pong e la vita della gente con le aziende di publishing, poi che facciano quello che vogliono e mi auguro che abbiano tutta la fortuna possibile. Perchè quando qualcuno fa qualcosa di buono e ci mette anche solo la metà dell’impegno che i ragazzi di BB ci hanno messo negli ultimi mesi, beh, è giusto che le cose vadano per il meglio. Così come quando si sbaglia qualcosa è giusto riconoscerlo, risolvere il problema e ripartire verso nuove avventure.

Blogbabel come la abbiamo conosciuta è morta, speriamo. Siamo in attesa della nuova versione, che non sarò certo io a numerare perchè spero che non ci siano più numeri a fianco alla vita della gente.

[Update]: vengo a sapere di QUESTO. Rinnovo i complimenti a Paul. Colui che ha insegnato alla blogosfera una lezione di stile togliendo dei contenuti trattati male sotto il profilo giuridico, facendo tremare alcuni meccanismi della rete, tira fuori un argomento molto interessante. Il diritto d’autore, questo sconosciuto. Per tutti coloro che lo stanno additando come il male puro: il problema non è Paul quando segnala una violazione alle licenze di utilizzo. Il problema è l’uso fallace che ne state facendo voi. Paul non si è inventato la regola, vi ha solo chiesto di rispettarla.

A joke, you need a joke

C’è un allevatore di galline, ma le sue galline non fanno uova.
Allora chiede aiuto ad un fisico per risolvere il problema.
Il fisico studia il problema, fa i suoi calcoli e poi dice:
“Ho una soluzione ma funziona solo per galline sferiche sottovuoto”

(qui si deve ridere)

Va bene lo ammetto ho scaricato il nono e ultimissimo episodio di “The big bang theory” andato in onda lunedi sera sulla CBS.

Per tutti quelli che non hanno capito la barzelletta, ecco questo vi sollazzerà molto di più…

L’arte di chiedere

questions
Picture by DoBeRaGi on Flickr

Ogni volta che mi è capitato di prendere parte alla presentazione di un libro, ad una conferenza, ad un barcamp, ad un qualsiasi evento in cui un relatore terminava la sua esposizione e dava spazio al pubblico per fare domande ho notato che le reazioni, con una platea italica, assumono quasi sempre due comportamenti: il silenzio o i pistolotti.

Salvo qualche rarissimo caso di domanda pertinente e sintetica, il pubblico tipicamente assume il primo comportamento – il silenzio – quando l’argomento non si presta a discussioni di opinione. In pratica se l’argomento è ben definito, ben esposto e non offre il fianco a critiche ideologiche allora il pubblico si trasforma in una covata di pulcini intimoriti. Se il relatore prova ad esortare qualche intervento troverà solo sguardi sfuggenti, spalle alzate, sopracciglia arcuate che stanno dicendo “io sono appena arrivato, che ti ho fatto di male?”.

Se invece il tema presta appiglio a questioni di tipo morale, legale, politico, religioso il pubblico si popola improvvisamente di ferventi profeti che approfitteranno dello spazio dedicato alle domande per sparare colpi che tengono in canna da settimane, mesi o addirittura da anni. Persone che non parlano mai, che a casa sono abituate a cenare guardando il telegiornale in silenzio, scaricano di colpo tutte le loro frustrazioni in pistolotti della durata media di 15 minuti per colpo.

Tutto questo per dire che la gente, tipicamente, non sa fare domande. Ed infatti nei suddetti pistolotti non troveremo mai un solo punto interrogativo ma decine e decine di punti esclamativi. Forse l’unico povero punto interrogativo sarà presente alla fine di tutto il ragionamento ma solo come rafforzativo della tesi intricatissima presentata al povero oratore sotto forma di “vero?” oppure “giusto?”.

Ben poca importanza assume la tesi esposta dal relatore. Il pistolotto avrà una direzione completamente autonoma. Si parla di religione? Il pistolotto sarà sull’ingerenza della Chiesa. Si parla di scorbuto? Il pistolotto sfrutterà la carenza di vitamina C nel precedente discorso per arrivare a quanto male fa la carne rossa e ai piaceri del veganesimo. Si parla di politica? Apriti cielo.

Un esempio di questo fenomeno lo troviamo anche in rete proprio in questo periodo. Nicola Mattina, insieme al Sole24Ore, ha promosso una iniziativa dal titolo “10 domande per i candidati premier” in cui si chiede alle persone che vogliono partecipare di sottoporre una domanda in video, la quale successivamente verrà votata e le prime dieci verranno sottoposte ai principali personaggi politici in vista delle elezioni di aprile.

Il popolo della rete ha confermato la tesi del pistolotto. Infatti, salvo alcune rarissime eccezioni, le domande sottoposte sono dei pistolotti telematici di prima qualità. Mi sono preso la briga, questa mattina, di fare qualche calcolo. In questo momento sono presenti 38 domande per un minutaggio totale di 54 minuti. Facendo un semplice calcolo si ottiene che la durata media di ogni singola domanda è di 85 secondi circa. E’ presente anche una singola domanda che supera il muro dei 5 minuti.

Ma la storia ci insegna che la domanda più importante, tipicamente non supera i 2 secondi ed è composta di una sola parola: “perché?“.