Nuova entry nel mio blogroll

Oggi c’è un nuovo arrivato nel blogroll: The little bird
E sempre stato un grande piacere leggere le avventure di Elisa su Livejournal. Adesso che ha un blog, è un piacere accoglierla nella comunità.

Tanti auguri Elisa, e benvenuta.

27 Gennaio – La giornata della memoria

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Vorrei scrivere un post sull’opportunità o meno di rendere perseguibile penalmente il revisionismo storico.
Oggi no.
Oggi ricordiamo e basta.

Nei prossimi giorni è molto probabile che affronterò l’argomento.

Perchè vendere care le frequenze Wi-MAX (reprise)

Successivamente al post del 12 gennaio dal titolo “Perchè vendere care le frequenze Wi-MAX” ho ricevuto una serie di repliche molto interessanti.
Le opinioni e i dubbi espressi nei commenti al post hanno trovato risposta all’interno del post stesso, ma come spesso succede una delle repliche più interessanti è giunta da colui che aveva dato origine alla discussione, il mio caro amico Alessandro Bottoni.

Sul suo blog Oceani Digitali, Alessandro replica al mio post in modo molto puntuale, argomentando bene i suoi dubbi relativamente al mio modo di vedere tale questione economica.

Io, da bravo amico, rispondo a mia volta ribattendo punto per punto gli argomenti che non mi trovano d’accordo.

Innanzitutto, invito i lettori di questo post a leggere tutto l’articolo di Alessandro in modo che io possa evitare di ripetere tutto quello che lui sostiene e possa limitarmi a fare dei brevi cenni ai concetti che desidero arguire.

Libertà Vs Soldi

Viene demonizzata un’asta pubblica perchè si da già per scontato che si raggiungeranno alte cifre nell’assegnazioni delle licenze Wi-MAX.
Il perchè di questa supposizione è semplice. Tutti noi vediamo il Wi-Max come una risorsa straordinaria per abbattere il digital divide, per avere internet in tasca quando siamo in treno, in autobus o in vacanza.
Ma in soldi, tutto questo quanto vale?
Non basta dichiararsi estranei alla faccenda, sostenendo che i soldi non sono importanti di fronte ad una questione di libertà, prima di tutto perchè questa discussione si basa esclusivamente su una questione economico-finanziaria e poi perchè volenti o nolenti la tecnologia ha dei costi. I servizi si pagano con moneta sonante e su questa tecnologia ci dovranno vivere delle aziende, delle comunità e delle famiglie.
Per cui togliamoci dalla testa che ci sia solo la libertà in gioco. Ci sono anche gli sporchi quattrini, gli stessi che ci riempiono la pancia e ci riparano la testa. E di questi voglio parlare.
Quanto interessa alle aziende di telecomunicazioni abbattere il digital divide in Italia?
Quanta etica c’è nelle strategie aziendali del mercati ICT?
Quanta bontà di spirito possiamo trovare nelle strategie commerciali di chi ci offre servizi?
Probabilmente sommando le tre cifre che ho in mente in questo momento otterrei solo un tipo di farina di frumento.
Detto questo, veniamo alle questioni che veramente contano nella questione che abbiamo in oggetto.

Liberalizzazione Vs Assegnazione

Esiste una risorsa dello Stato. Dobbiamo decidere se liberalizzarla o assegnarla.
Liberalizzarla significa eliminare il potere di scarsità di questa risorsa.
Assegnarla, significa dare a questa risorsa un potere economico molto forte.
La mia opinione in merito è quella di liberalizzarla. Non dare alcun potere di scarsità a questa risorsa.
E con questa dichiarazione spero di aver placato l’ira di molti che mi hanno, nel post precedente, accusato di volere un libero mercato di squali e di essere il paladino del capitalismo neoliberale.
Il nostro governo però si sta muovendo verso l’assegnazione di questa risorsa, valorizzandola quindi di un potere di scarsità.
Partendo da questa situazione qual è il modo migliore per fare in modo che questa valorizzazione sia a nostro favore?
Io continuo a sostenere che un’asta pubblica di assegnazione sia il modo migliore per trarne un beneficio.

Asta Vs Prezzo prestabilito

Prendiamo in considerazione due dati di fatto:
non sappiamo esattamente quanto valga quello che stiamo cercando di vendere;
in genere preferisco vendere qualcosa di mia proprietà al prezzo più alto possibile.

Partendo dal presupposto che nessuno di noi sa esattamente quanto vale quello che stiamo vendendo dobbiamo muoverci con molta cautela.
Se dovessimo vendere un anello d’oro, lo faremmo valutare da un orefice. Se dovessimo vendere un’autovettura la faremmo valutare da un meccanico o da una concessionaria. Se dovessimo vendere una casa, la faremmo valutare da un agente immobiliare.
Perchè interpelliamo questi professionisti? Semplice, hanno esperienza e in concreto possiedono molte più informazioni di noi per poter esprimere un giudizio di tipo economico.
Dovendo vendere una risorsa di tipo ICT (licenze Wi-MAX) a chi far valutare il nostro “tesoro”? A chi ha la maggior quantità di informazioni in merito. Ma se quel qualcuno è interessato all’acquisto farà una valutazione bassa per risparmiare nel momento in cui deve mettere mano al portafogli. E se invece sa di non far parte alla trattativa, ma è implicato nel mercato in esame, innalzerà la valutazione sia per ingraziarsi il suo cliente (noi), sia per creare uno svantaggio ai suoi concorrenti che di fatto dovranno comprare.
Come fare ad ottenere una valutazione onesta? Si obbliga chi valuta a mettere i soldi sul tavolo e a giocare a carte scoperte. Il nome di questa valutazione è: “Asta”.
In un’asta per le frequenze Wi-MAX gli attori più informati sono gli stessi che devono acquistare e sono costretti far vedere i soldi di cui si sono riempiti la bocca quando esprimono una valutazione.
Le aste, in generale raggiungono il prezzo più alto possibile per il venditore e il costo più basso possibile per il compratore.
(Se qualcuno ha dei dubbi in merito, mi giustifichi il successo di EBay 🙂 )

Perchè è giusto vendere care le licenze Wi-MAX

Sono fermamente convinto che il costo di acquisto delle licenze da parte degli operatori TLC non influenzi minimamente il prezzo di vendita dei servizi al pubblico.
Il Wi-MAX costerà tanto e all’inizio sarà un servizio di elite.
Questo avviene a causa del Price Targeting che ho trattato nel post precedente.
Detto questo, il prezzo dei servizi Wi-MAX al pubblico saranno dettati dal massimo che le aziende saranno in grado di chiedere ai propri clienti. E questo succederà sia che le licenze siano vendute a poco, sia che siano vendute a caro prezzo.
In un mercato in cui le connessioni ADSL costano cifre folli, se confrontate agli altri paesi UE, non possiamo aspettarci che il Wi-MAX ci venga regalato, neanche se lo speriamo nel più profondo del nostro cuore.
Per questo motivo ritengo che vendere le licenze Wi-MAX alle aziende di TLC ad un prezzo basso, sia un modo per alzare i loro utili senza che gli utenti finali possano trarne un reale vantaggio.

Una domanda agli scettici

Se vi trovaste a vendere la vostra casa per andare a vivere in affitto, la vendereste ad un prezzo basso perchè così si abbasserebbero anche gli affitti del mercato immobiliare?

Nuova Rubrica: 333 – Halfway To Hell!!!

Non amo le recensioni sbrodolate in cui si sprecano milioni di caratteri per raccontare qualcosa.
Mi piacciono le descrizioni fulminee, rapide, immediate. A volte inesatte o affrettate, ma pur sempre sintetiche.

Per questo ho deciso di coniare il 333 – Halfway To Hell.

  • 3 Cose che mi piacciono
  • 3 Cose che non mi piacciono
  • 3 Cose che non stanno ne’ da una parte, ne’ dall’altra

Per ogni cosa che recensirò in questa rubrica seguirò questo schema.

Questa rubrica tenterà di avere cadenza settimanale.

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Anche io sono su twitter

Ho deciso di provare Twitter.
Grazie mille a Elena che mi ci ha tirato dentro.
Vediamo se questo social network è più interessante di Orkut o Myspace, che al momento mi deludono moltissimo.

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Sakura – Il Fiore di Ciliegio

Sakura

Oggi assunto a simbolo di tutte le arti marziali, venne adottato dai samurai quale emblema di appartenenza alla propria classe. Nell’ iconografia classica del guerriero il ciliegio rappresenta insieme la bellezza e la caducità della vita: esso, durante la fioritura, mostra uno spettacolo incantevole nel quale il samurai vedeva riflessa la grandiosità della propria figura avvolta nell’armatura, ma è sufficiente un’ improvviso temporale perché tutti i fiori cadano a terra, proprio come il samurai può cadere per un colpo di spada infertogli dal nemico. Il guerriero, abituato a pensare alla morte in battaglia non come un fatto negativo ma come l’unica maniera onorevole di andarsene, rifletté nel fiore di ciliegio questa filosofia. Un antico verso ancora oggi ricordato è “hana wa sakuragi, hito wa bushi” (花は桜木人は武士) che tradotto significa “tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero”.

fonte Wikipedia

Perchè vendere care le frequenze Wi-MAX

Nel dicembre 2006 è stato avviato un tavolo di lavoro presso il Ministero della Difesa per rendere disponibili le frequenze radio necessarie alla diffusione sul territorio della tecnologia Wi-MAX.

Successivamente a questa notizia si sono riversate in rete moltissime opinioni in merito a questa opportunità che si prospetta all’orizzonte.
Volendo tralasciare moltissimi dettagli relativi alle possibilià tecniche e sociali che questa tecnologia potrebbe mettere a disposizione, vorrei soffermarmi su una questione che è stata sollevata dal Partito Pirata Italiano.

Il Partito Pirata sostiene che la possibilità di realizzare un’asta per la vendita della licenza di sfruttamento delle frequenze Wi-MAX sia assolutamente da scongiurare. Tale asta, secondo la tesi sostenuta, avrebbe l’effetto di innalzare il prezzo di tali licenze costringendo i vincitori dell’asta a riversare i costi sostenuti sugli utenti finali, rendendo una tecnologia che avrebbe potenzialità enormi, se diffusa massivamente, elitaria e di scarsa diffusione (come la connettività UMTS).

Per quanto mi riguarda, ritengo tale previsione del tutto infondata e cercherò di spiegare perchè credo sia giusto sostenere un’asta e cercare di vendere tali licenze ad un prezzo il più alto possibile. Per fare questo devo introdurre alcuni elementi di economia spicciola con la speranza che possano essere di interesse anche al di fuori di questa questione.

Price Targeting

Il Price Targeting è la strategia di assegnazione dei prezzi nella quale il venditore stima il prezzo che il compratore è disposto a pagare per un bene o servizio.
Nel Price Targeting non è importante il costo che quel bene o servizio hanno avuto per il venditore.

Primo esempio di Price Targeting – I Saldi

Il primo esempio di Price Targeting è quello dei saldi fine stagione.
Un capo di abbigliamento che durante l’anno costa 100, per un periodo limitato costa 70.
Tale diminuzione di prezzo non è da imputare alla bontà di spirito del commerciante o alla sua necessità di liberare i magazzini.
Il principio economico che sta alla base di tale operazione è la profilazione della capacità finanziaria del cliente, elemento alla base del Price Targeting.
Il ragionamento è questo:

  • Realizzare un determinato prodotto costa 50
  • Ipotizziamo 100 potenziali clienti interessati all’acquisto
  • Sappiamo per certo che 60 clienti potenziali sono disposti a pagare 80 (Profilo A)
  • Ipotizziamo che 20 clienti potenziali siano disposti a pagare 100 (Profilo B)
  • I restanti 20 clienti potenziali non sono disposti a pagare più di 60 (Profilo C)

Se il prezzo venisse fissato a 80 per tutto l’anno avremmo un buon compromesso, dato che l’80% dei nostri clienti (A+B) sarebbe soddisfatto e io incasserei

80 X 80 (A+B) = 6400

Ragionando diversamente, applicando un calendario dei saldi e introducendo un altro paio di congetture:

  • E’ provato che chi non bada al prezzo non è disposto ad attendere prima di acquistare qualcosa che desidera (B)
  • Il calendario dei saldi genera un senso di soddisfazione economica (“ho fatto un affare”) e aiuta le vendite (questa soddisfazione è minore in B maggiore in A e massima in C)

Otteniamo quanto segue:

  • Per buona parte dell’anno vendo il prodotto a 100 ai clienti B, conquistando senza dubbio una parte dei clienti A che faranno uno sforzo e in talune (molto frequenti in realtà) circostanze pagheranno volentieri il sovrapprezzo. Diciamo nel 60% dei casi
  • Per un periodo molto stretto dell’anno venderò il prodotto a 70 conquistando tutti i clienti A che non hanno aquistato durante l’anno e una buona parte degli acquirenti più accorti ai prezzi, diciamo il 40% di C

Il risultato del Price Targeting è:

Durante l’anno: 100 X 20(B)+ 100 X 36(60% A) = 100 X 56 = 5600
Durante i saldi: 70 X 8 (40% C) + 70 X 24 (40% A) = 70 X 32 = 2240
Totale: 5600 + 2240 = 7840

Pezzi venduti: 88
Prezzo medio: 7840 / 88 = 89,09

Non solo abbiamo venduto più prodotti, ma li abbiamo anche venduti ad un prezzo medio maggiore.

Secondo esempio di Price Targeting – Le Schede Video

Un altro esempio di Price Targeting possiamo averlo se pensiamo alle schede video.
La gran parte di costi di produzione nel mercato delle schede video si ha al momento di realizzazione dell’impianto di produzione. Superata la fase di investimento iniziale e superato il punto di pareggio (sto semplificando molto), il problema principale è quello di rendere più redditizia possibile la produzione vendendo quante più schede video sia possibile. Mediante la stessa linea di produzione vengono prodotti diversi tipi di schede che vanno a soddisfare tre diversi segmenti di mercato: Entry Level, Middle Level, Top Level.
A questo punto della produzione il costo di realizzazione di una scheda video di Entry Level è il medesimo di quello di produzione di una Top Level.
La prima però verrà venduta a circa 50 Euro, la seconda potrà sfiorare gli 800 Euro.
Sto esagerando?
Questa è una buona prova.
In pratica si dimostra come una scheda Entry Level NVIDIA da 60 Euro sia di fatto la stessa scheda Top Level da svariate centinaia di Euro, tranne per un paio di resistenze saldate diversamente sulla scheda. Queste resistenze inibiscono alcune funzioni basilari al valore percepito da parte dell’utente finale. Prova ne è il fatto che se modificate, la scheda cambia di prestazioni in modo inverosimile.

Quale ragionamento sta dietro a questa realtà?
Esistono acquirenti disposti a spendere una certa cifra per avere un prodotto e ne esistono altri disposti a spendere una cifra molto maggiore per avere un prodotto simile ma dalle prestazioni più elevate. Nonostante il costo di produzione sia esattamente lo stesso, le aziende profilano il prezzo dei prodotti in base alla capacità di acquisto dei clienti.
Questa capacità di acquisto varia in base alla disponibilità economica dell’acquirente e in base al valore percepito del bene.

Potere di scarsità

Il valore di determinate risorse è determinato dal potere di scarsità che i detentori di queste risorse possono esercitare. Il totale potere di scarsità di un bene o servizio si dice monopolio e se questo potere viene esercitato da una ristretta cerchia di titolari, si chiama oligopolio.
Il potere di scarsità aumenta il prezzo di moltissimi prodotti.
La frutta fuori stagione costa di più perchè è più difficile da trovare.
Le pietre preziose sono tali perchè sono scarse.
Le frequenze di funzionamento per la tecnologia Wi-MAX hanno caratteristica di scarsità perchè se occupate da un determinato servizio (Radar militare), non possono essere utilizzate per un altro servizio (Wi-MAX civile).

A chi appartengono queste frequenze?

In linea di massima queste frequenze appartengono allo Stato italiano che essendo una repubblica, esercita la sua sovranità per conto dei cittadini.
Ognuno di noi è un po’ padrone di questa risorsa.

Perchè un’asta è cosa buona e giusta

Il problema fondamentale da risolvere è capire il reale valore di un bene immateriale e non ancora sfruttato come le frequenze Wi-MAX.
In linea di massima non è possibile decidere a priori un valore realistico di questa risorsa in quanto l’intangibilità e la novità di questa tecnologia non ci permettono di sapere come verrà acquisita da parte dell’utenza.
Non ritengo sia corretto che ad assumersi il rischio di un flop o di un successo relativamente a questa risorsa sia lo Stato italiano mediante la definizione di un prezzo a priori.
Un’asta è un buon modo per capire il reale valore di questa risorsa.
Le aziende che prendono parte all’asta si impegnano a pagare un prezzo piuttosto elevato per avere il diritto di sfruttamento di una risorsa rischiosa. Ma le aziende sono strutturate per assumersi questo rischio. Tale pericolo si chiama appunto rischio di impresa e viene ricompensato mediante gli utili di esercizio se la gestione è stata competente o viene punito tramite le perdite d’esercizio se la gestione non ha lavorato bene.
Per questo motivo le aziende che prenderanno parte all’asta per l’acquisizione di una risorsa pericolosa, cercheranno di avere tutte le informazioni possibili sul probabile valore che questa risorsa potrà avere se adeguatamente sfruttata.
La preoccupazione dello Stato italiano, dovrà essere quella di ottenere quanti più soldi possibili dalla vendita di un bene collettivo ad imprese private.
Vendere queste licenze al prezzo più alto possibile è di fatto l’augurio migliore che possiamo farci in qualità di cittadini perchè significa un entrata maggiore allo Stato di cui facciamo parte.

Perchè è ingiusto calmierare il prezzo di questa risorsa

Fissare un prezzo basso per questa risorsa è a dir poco folle.
Si sostiene che in questo modo i piccoli operatori potranno entrare nel mercato.
Non credo sia vero. Tutto dipende da quanto piccoli sono questi operatori. L’unica cosa certa è un introito più basso per lo Stato italiano e quindi per noi.
Tenendo bassi i costi delle licenze si tengono bassi i prezzi per gli utenti
Falso. Il prezzo di vendita di servizi TLC è dominato dal Price Targeting per eccellenza. Le aziende, grandi e piccole che siano, venderanno i servizi Wi-MAX al prezzo più alto che l’utenza finale sarà disposta a pagare in modo completamente indipendente dal prezzo delle licenze.

Conclusione: cosa si rischia di ottenere senza un’asta adeguata

Alla luce del Price Targeting nel settore TLC, abbassare i prezzi delle licenze ha il solo risultato di abbassare i costi per le aziende di telecomunicazioni e alzarne gli utili, senza per questo motivo permettere agli utenti di godere di prezzi bassi.
Il prezzo finale dei servizi Wi-MAX verrà fissato da due variabili non dipendenti dal costo delle licenze: quanto gli utenti saranno disposti a pagare, quale sarà il valore percepito di questi servizi.
Queste due variabili sono strettamente legate tra loro.
Il valore percepito dipenderà dalla caratteristica dei servizi che verranno proposti, i quali influenzeranno di conseguenza la voglia di spendere degli utenti.
Se lo Stato avrà ricavato molti soldi potrà investirne una parte nell’aiutare determinate realtà a ricevere copertura Wi-MAX a prezzo di favore mediante incentivi e aiuti.

Concludo augurandomi che questa tecnologia possa essere un bene per il nostro paese e soprattutto per quelle realtà in cui la connettività wireless risulta l’unica speranza per la diffusione della banda larga, quali zone rurali o montane non raggiunte dall’ADSL.