Un vero spot di promozione turistica: Holland the original cool

A tutti coloro che si occupano di turismo e promozione territoriale, questo è uno dei migliori esempi di come si fa un video di promozione turistica. Lasciate perdere le riunioni per fare il prossimo video virale e dedicatevi a contenuti di qualità e di intrattenimento.

Si è in inglese. Pensa un po’, loro sono Olandesi e fanno un video in inglese. Eh… ma loro sono Olandesi, parlano l’inglese come fosse la prima lingua, noi Italiani facciamo fatica. Ecco appunto. Diamoci una mossa.

Non scrivevo qui in italiano da mesi, fa un certo effetto, in effetti

Recap on my online presence: blog, portfolio, twitter, linkedin, flickr

Main Blog: general purpose aggregator

On my main blog I post stuff that I like and that is somehow realted to my work/life/dreams/expectations/career. I don’t want to focus on a specific topic and I have to admit that lately I didn’t post that often. This does not mean that I’m not interested in keeping it open. I post from time to time so subscribe to it if you like. You can subscribe via email here!
Link: http://www.lucasartoni.com

Twitter: news channel

Everything that happens to me or that I like, goes straight to my Twitter stream. Follow me if you want to keep up to date!
Link: @lucasartoni

Portfolio blog: photography experience

Where I display my photo portfolio and I regularly blog about photography. Most of the times are photo sessions but I also like to reblog other people’s inspiring stuff. I’m trying to keep a regular activity there, have a look and leave feedback!
Link: http://portfolio.lucasartoni.com

Flickr: photo repository

All of my public pictures go here. I don’t have a theme or a topic. Every single image that I publish goes here. I use Flickr as the main repository for my final images and as a distribution channel for my photos. All of my images go out under CC-BY and it’s so easy to send people here when they want to download a picture I took. I organize the pictures into sets in order to keep everithing together.
Link: http://www.flickr.com/photos/lucasartoni

LinkedIn: professional life

On LinkedIn you can find all my professional activities. I don’t produce specific content for LinkedIn yet, but I’m seriously thinking about it. It looks like a good idea. At the moment is my curated friends’ repository. I strictly select people to be connected with. So if you want to connect with me don’t use a standard request. Tell me where we met or why it should be appropriate to be connected. I tend to refuse standard requests from unknown people.
Link: http://www.linkedin.com/in/lucasartoni

Follow me: my new photo blog is online

Screen Shot 2013-03-21 at 9.16.44 AM

A few weeks ago I started a new online adventure in the form of a photo portfolio. At the very beginning I just wanted to have all of my best pictures on the same website but then I started publishing content on a regular basis and I realised that having a focused topic was helping me to be very frequent in my blogging activity.

I blog about my photography, techniques I use, photo-shootings I complete. You will find my best shots and the behind the scene of my studio and street activity.

I have to admit that I’m not blogging here very frequently, at least not as frequent I used to do in the past. My life has changed in the last few months, a few things have moved forward and others got stuck along the journey.

This blog is going to stay and every now and then I’ll keep on publishing stuff, but at the moment I’m very focused on my photoblog/portfolio. If you want to have a look and add it to your daily readings I’ll be more than happy.

You can find it here: http://portfolio.lucasartoni.com

Drop a comment if you like it and two comments if you dislike it 🙂

BTS shots from Paris

Last December I helped my friend Teymur during a photoshooting in Paris. It was a great experience and I took the opportunity to document the shooting with a Behind The Scenes reportage. Teymur is releasing the final images during the next weeks and I’ll follow him with my BTS shots.

Check out the first part of the reportage here:
Model Photography [BTS] – Joice – Paris – part 1
and the Teymur’s pictures here:
MODEL PHOTOGRAPHY – JOYCE – PARIS

Tech Events – January 2013

The Europas – Berlin 22 Jan 2013

Screen Shot 2013-01-21 at 11.56.17 AM
The Europas are a celebration of the most exciting early stage enterprises in the EMEA region and the ecosystem around them. In breaking the awards in a variety of categories we seek to highlight the bright lights disrupting their respective industries in increasingly innovative ways.

I’m covering the event for Heisenberg Media. Stay tuned to see our pictures and feel free to use them! Just remember we distribute our content in CC-BY so you only have to mention us and link back.

The Europas: Link

Startup Live Vienna – 25-27 Jan 2013

Screen Shot 2013-01-21 at 11.56.48 AM

In a unique atmosphere, people from various backgrounds come together, get to know each other and develop early business drafts to a level where they are presented to investors. Participants can either pitch their own business idea, or help a presenter develop their project. The main objective is to form interdisciplinary teams whereby ventures are pushed to the next level.

I will be part of the mentors. See you there!

Startup Live Vienna: Link

Qualche considerazione sul trasferirsi all’estero

Ho iniziato a scrivere questo pezzo come contributo ad un gruppo su Facebook, nato in seguito ad una riunione del XPUG dal titolo: “Emigriamo tutti quanti?”. Data la lunghezza del post e l’eventuale interesse anche a chi non fa parte del gruppo, ho pensato di pubblicarlo qui, sul mio blog, in italiano.

Partire è un po’ morire?

Mi sono trasferito a Vienna a giugno del 2010, prima avevo vissuto in Nuova Zelanda per qualche mese nel 2005 e avevo comunque viaggiato molto. Non mi piace l’idea di emigrazione che alcune persone hanno in mente quando pensano ad un trasferimento. Vivere a Berlino, Vienna, Londra, San Francisco, oggi, non è lontanamente simile all’emigrazione che i nostri nonni ci hanno trasmesso. Per loro era andare con una valigia di cartone, perdere ogni contatto con la famiglia e trovarsi a combattere ogni giorno per il cibo. Ovviamente questo fardello culturale si ripercuote su molti di noi e l’idea di trasferirsi è sentita come un andare via, scappare, andare alla ricerca di fortuna altrove.

In realtà le cose sono più complicate sotto certi punti di vista e molto più semplici sotto altri. Forse il problema è che quello che può sembrarci facile è difficile e viceversa.

Le cose che sembrano difficili e invece sono facili

Parto dalle cose facili: viaggiare, comunicare, trovare casa, trovare lavoro e parlare la lingua locale.

Viaggiare non è mai stato più facile. Costa di più andare da Ravenna a Milano che andare da Ravenna a Vienna. Sia in tempo che in soldi. Qualunque città europea è alla stessa distanza, si tratta sempre di poche centinaia di euro e qualche ora. Ci possono essere eccezioni, ma di norma è così.

Comunicare con la propria famiglia o i propri amici è indubbiamente facile. Specialmente nel nostro settore siamo costantemente collegati. E le stesse persone con cui facevo chiacchiera via skype da Ravenna, sono quelle con cui faccio chiacchiera da Vienna. Magari è più difficile andare a farsi una birra insieme, ma a farsi un minimo di giro altrove ci vuole poco. Anche i miei mi chiamano su skype e mia madre mi chiama con facetime. A meno che non abitiate nello stesso quartiere della vostra famiglia, essere a 5km o a 5000km non fa differenza. Forse solo i fusi orari possono rendere la cosa un po’ più difficile.

Trovare casa, trovare lavoro e l’accesso ai servizi di base è molto semplice. Quasi tutto è online, serve solo un po’ di voglia e tempo.

La lingua del posto, una volta superata la soglia minima per fare il proprio lavoro, la si impara col tempo. Nel mio caso è vero che ancora non parlo il tedesco, ma da quando vivo e lavoro in inglese, la mia capacità espressiva è notevolmente aumentata, fino al punto in cui faccio tranquillamente lezione in inglese all’università di Vienna e continuano ad invitarmi ad ogni semestre quindi posso ragionevolmente supporre che capiscano quello che dico…

Le cose che sembrano facili e che invece sono diffici

Veniamo alle cose che sembrano facili e invece sono difficili: fare bene il proprio lavoro, sviluppare la propria startup, cambiare mentalità.

Se in Italia eravamo abituati a fare bene il proprio lavoro, pur non avendo stimoli, pur non avendo soddisfazioni, con i fornitori che ci pagavano in ritardo, quando si lavora in un contesto internazionale le cose potrebbero essere ancora più complicate. La competizione è molto più agguerrita, le aspettative sono molto più alte, le capacità che vengono richieste non sono strettamente legate alla propria nicchia professionale.

Vi faccio un esempio: se lavorare a Ravenna come sviluppatore richiede di risolvere i problemi di clienti che non sanno cosa vogliono e non capiscono il vostro reale valore, lavorare per un’azienda internazionale in terra straniera richiede esattamente la stesse cose, ma in un’altra lingua. In più si dovrà avere a che fare con colleghi di altre culture, con altre abitudini e con altri punti di vista. Per chi sa cogliere l’opportunità questo sarà un grande arricchimento personale e professionale. Per chi “senza il parmigiano la pasta io non la mangio”, potrebbe essere un problema.

Non c’è startup con una sola nazionalità

Sviluppare la propria startup merita un capitolo a parte. Io credo che nessuna startup possa dirsi Italiana, Francese, Olandese o Tedesca. Chiaramente se per “startup” intendiamo un’azienda che fa della crescita il proprio valore primario, secondo l’ottima definizione di Paul Graham, quindi che intende aggredire un mercato globale attraverso un prodotto e un team studiato per crescere esponenzialmente, soprattutto nei primi anni di vita.
Non possiamo dare una connotazione nazionale alla startup neppure in base a dove sia localizzata e a dove paghi le tasse perchè non è importante, al fine di questo ragionamento, dove sia fisicamente l’amministrazione della società. E’ molto più importante la totale delocalizzazione della visione d’impresa e l’esperienza internazionale del team.

Per questa ragione le startup italiane fanno fatica. Se il team è completamente costituito da Italiani spesso della stessa città e con le medesime esperienze di vita (amici, scuola, hobby) come è possibile anche solo pensare di essere competitivi a livello globale? Per questo non dico sia importante trasferirsi, ma penso che sia addirittura necessario.

E’ necessario condividere scrivanie con colleghi, capi, dipendenti, fornitori e clienti che vengono da altri paesi e da altre esperienze. E’ necessario scoprire che non tutti vivono di pasta asciutta, che la regione di provenienza dell’olio d’oliva non è la cosa più importante nella nostra insalata. E’ importante scoprire che gli inglesi non portano più la bombetta, che i tedeschi non mangiano solo crauti, che gli americani a volte ne capiscono anche di vino. E’ importante scoprire che in Romania ci si laurea parlando quattro lingue, per eliminare una serie di luoghi comuni che avvelenano il nostro pensiero di integerrimi mangia-spaghetti quando pensiamo all’est europa.

Si va bene, quando il mio professore di tedesco ha dichiarato di aver studiato all’università di Jena, mi è venuto in mente Fantozzi, lo confesso. Ma è proprio quello il problema, per molti di noi la visione dell’oltre confine è limitata ai film di Paolo Villaggio e di Alberto Sordi, mischiati ai racconti dei nostri zii emigranti, con la valigia di cartone. Poi, per carità, gli stereotipi hanno ragione di esistere, l’importante è non limitarsi a quelli quando si devono prendere decisioni importanti riguardo la propria carriera.

Cambiare mentalità è la cosa più importante

Se prendiamo ad esempio gli Americani, per loro è normale cambiare città e stato una decina di volte nella loro vita, per inseguire il proprio corso di studi, il proprio lavoro, il proprio partner, i propri sogni. Ognuno di questi passi è un miglioramento della propria esistenza, anche quando le avversità rendono la vita difficile. Ma è tutta una questione di priorità e di mentalità.

E’ solo un cambio di mentalità che può trasformare da “Emigranti Italiani” a “cittadini del mondo”, capaci quindi di superare le difficoltà di un trasferimento in virtù di un cambio di prospettive utili al miglioramento della nostra vita e delle persone che ci sono vicine.

January Challenge: Panavision Cut

My friend Teymur and I are going to have a monthly challenge throughout 2013. This month we are gonna cut our shots 2.39:1 like the gorgeous Panavision frame. This is my set, it will grow up during the month. Stay tuned!

Cologne
Cologne
Cologne
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