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ventisei bobine

sulle scale
Oggi sono andato in giro per musei viennesi e ho visitato il Leopold Museum e il MUMOK. Inutile dire che a Vienna si vive benissimo anche senza parlare una parola di tedesco e tutti, dal venditore di castagne (che si chiamano “maroni”) alla ragazza che riassetta la mia stanza parlano un inglese fluente.

Al MUMOK ho visitato una mostra che si chiama “Gender Check” nella quale si percorre il ruolo della femminilità e della mascolinità nell’arte est-europea. Si scopre che sebbene il realismo socialista rappresentasse gli uomini e le donne al lavoro come figure eroiche paritetiche, propagandando una società senza distinzione di sesso, allo stesso tempo questa immagine veniva smascherata dall’arte non ufficiale.

Ho trovato questa mostra estremamente interessante, seppure di difficile comprensione in alcune sue opere, come del resto succede in tutte le mostre di arte moderna.

Aggirandomi solitario per la mostra, sono entrato in una saletta in cui stava per essere proiettato un video. Mi sono seduto e subito dopo di me è entrata una intera comitiva di teutonici visitatori che di fatto ha occupato tutta la sala intrappolandomi all’interno fino alla fine della proiezione. Andava in onda un lentissimo documentario cecoslovacco (sottotitolato in tedesco) sul ruolo dell’estetica nello sviluppo dell’arte moderna a est del danubio.

Ad un certo punto si sono messi tutti a ridere tranne me. Qualcuno mi ha guardato male e allora ogni volta che ridevano, anche io ridevo per non fare brutta figura. Secondo me non c’era niente da ridere e si erano messi d’accordo prima.

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La forza di una grande storia

Se anche tu hai una storia come questa da raccontare, iscriviti subito alla serata ignite del 19 ottobre. Qui maggiori informazioni.

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Selezione naturale o artificiale

Caro utente di Facebook,
la natura, negli ultimi 10 (100, 1000?) anni, ha miseramente fallito la propria missione.
All’età della pietra se eri stupido e mangiavi le pietre, morivi di peritonite e l’equilibrio del ciclo dell’azoto era ristabilito.
All’età del bronzo, se infilavi la testa nel pentolone di metallo fuso per vedere se era caldo, diventavi parte dei monili al collo di tuo zio cacciatore e riposavi per sempre insieme a lui anche dopo la sua sepoltura.
Quando l’uomo ha iniziato a navigare, se ti legavi una corda al collo e ti tuffavi in acqua, diventavi tutt’uno con l’oceano mare e con i grandi pesci che felicemente lo popolavano.
Nel medio evo potevi giocare a nascondino dentro la vergine di Norimberga. I chiodi di cui era foderata si sarebbero giustamente presi cura di te.
Giunto all’unità d’Italia quale idiozia avresti potuto compiere? Ad esempio buttarti da una rupe per imparare a volare? Ci pensava la gravità di Newton e le pessime condizioni igieniche dei nosocomi se per nostra sfortuna l’impatto sul basalto non fosse stato letale.

Ma poi abbiamo introdotto gli antibiotici, l’igiene personale, le moderne tecnologie, i pasti proteici, le automobili, lo stato sociale, i diritti umani. Ma ci siamo dimenticati di mettere una barriera all’ingresso per gli imbecilli.

Per fortuna che il signor Zuckerberg ha deciso di creare una specie di nassa per le anguille, dove gli idioti come te possono mettere la testa dentro e restare meravigliati dalle luci, i colori e le musichette, per poi rimanere incastrati dentro e consentire a noi di poterti marchiare, catturare ed estinguere.

Ci avevano provato precedentemente con MySpace, ma non erano stati sufficientemente bravi a fabbricare la trappola e così gli idioti entravano, ma poi riuscivano anche a scappare. Con Facebook invece la componente di cattura è infallibile.

Per monitorare ancora meglio lo stato di scemitudine dell’individuo imbecille sono stati inseriti degli indicatori molto sofisticati: le applicazioni test. Tu, idiota, credi di scoprire quale ortaggio eri in una vita precedente, quale pezzo del motore a scoppio sei, quale tipo di mito degli anni ottanta potrebbe guidare la tua lambretta, ecc ecc, ma invece tutto questo serve a delineare in via del tutto inequivocabile che sei un idiota sfuggito alla selezione naturale. Una preda da eliminare.

Negli ultimi giorni ti è stata concessa un’ultima possibilità, come se al topo venisse lasciato un chiodo arrugginito e la porta della gabbia aperta: ti abbiamo dato un’applicazione che tagga automaticamente le foto dei tuoi amici.
E tu, inosorabile nella tua stupidità hai subito pensato bene di ingoiare il chiodo arrugginito per intero e non approfittare della via di fuga e hai taggato tutti noi.

Bene.

In attesa che il signor Zuckerberg aggiunga il tasto per farti ingoiare le pietre, infilarti la testa nel crogiolo di metallo fuso, rinchiuderti nella vergine di norimberga, gettarti in pasto ai pesci, e buttarti giù da una rupe basaltica (è una delle prossime funzioni beta di Facebook, secondo TechCrunch), io ti cancello dagli amici.

Perchè mi hai veramente sfilacciato il sacchetto maronaio.

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Niente foto ma opere di bene?

Mi associo alla proposta di Gaspar e di Andrea: inviate tutte le foto del RomagnaCamp, via email, a Mantellini. Ne sarà felicissimo.

Qui il video messaggio.

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Altro che IPhone 3GS

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Sono andato a Figa in Slovacchia

Luca Sartoni a Figa in Slovacchia

Allego prova fotografica.

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Potrei diventare vegetariano

se mangiare verdura fosse veramente come in questo video…

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Le dimensioni contano

tree

Mille mila

L’altro giorno in auto stavo ascoltando la radio e uno spot pubblicitario mi ha lasciato perplesso. Non ricordo l’azienda che veniva pubblicizzata (per la gioia di chi ha studiato la comunicazione dello spot) e neanche cosa vendessero (pensate un po’…), ma ricordo chiaramente che volevano vantare indiscutibile impegno ambientale nelle loro politiche aziendali.

L’azienda si impegnava a piantare alberi proporzionalmente al fatturato che riusciva a fare nell’anno: “compra da me che io pianto gli alberi”.

Si vantava in effetti di aver già piantato UN MILIONE di metri quadrati di foresta sin ora. Non mille, non duemila ma UN MILIONE di metri quadrati.

Facendo i conti, UN MILIONE di metri quadrati sono mille mila metri quadrati, un kmq. La pineta di Ravenna è 20Kmq, per capirci.

Quindici

Sempre a proposito di unità di misura, in TV c’è uno spot di pannolini che va alla grande in questo periodo. Come al solito è ambientato in un laboratorio della NASA, perchè si sa, è lì che i pannolini vengono creati: della palle di gomma da riempire di merda, in quale altro posto mai potrebbero progettarli?

Ad ogni modo il solerte scienziato di turno tiene in mano lo strumento della verità: un misuratore di umidità della pelle.
Prima lo poggia sul sederino del bimbo che ha indossato il pannolino per un giorno intero (e presumibilmente lo ha riempito del materiale di cui sopra, pur essendo pulitissimo), e il mirabolante dispositivo segna QUINDICI, con un bel numerone grande sullo schermo. Poi lo appoggia sulla mano della madre e con grande sorpresa, segna sempre QUINDICI. Gioia incontenibile, balletti e gingle e il pannolino della nasa viene considerato il migliore al mondo.

Si ma QUINDICI che? quindici, cosa cavolo vuol dire QUINDICI? Quindici patate, quindici metri, quindici litri? Secondo me, visto il tipo test era molto meglio se avesse segnato SEDICI

Io sapevo ventitrè, ma google sostiene sedici…

Image by Deviantart

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Humor

Cominciamo bene…

Io e Alessio siamo arrivati in Microsoft oggi pomeriggio e siamo stati accolti da Andrea.
Andrea, in ascensore, ci chiede: “Allora ragazzi, come avete trovato Bing?”
E io: con Google

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This is not a nightmare

Immaginiamo ipoteticamente che io me ne vada all’edicola e l’edicolante molto scortese mi faccia notare che l’ultima copia del mio giornale preferito sia finita.
Allora io scrivo su twitter che “l’edicolante è stato scortese e l’ultimo numero di Tex è finito”.
L’edicolante, immediatamente, mi rincorre per dirmi che sono un cafone e che stamattina gli era morto il gatto e quindi non era scortese ma triste.
Poi arrivo a casa e mia madre mi rimprovera per essere stato scortese con l’edicolante che poverino gli è morto il gatto.
La sera anche una decina di persone al pub mi vengono a dire che sono un mostro che non rispetta il dolore di chi perde il gatto di mattina e poi deve andare a lavorare.
Tutti gli altri incontrati durante il giorno mi dicono che Tex fa schifo oppure che Tex è una figata. A me di Tex non frega niente ma lo compravo solo per sfizio.

Beh questa storia è completamente inventata, ma da quando 10M di italiani stanno su Facebook, this is not a nightmare, this is reality.