Hai chiamato il tecnoco?

Ogni volta che un utente vi dice candidamente “io non so usare il computer” sappiate che sarà totalmente incapace di trovare il tasto destro del mouse ma sarà perfettamente in grado di:

scaricare ed installare un qualsiasi software di trasferimento peer to peer, trovare e verificare qualsiasi tracker torrent su siti scritti in turco, scaricarne il contenuto, rinominare il fila da .xyz a .zyx, trovare ad installare il corrispondente scompattatore per file .zyx, decomprimere tale file, localizzare un file nascosto all’interno dell’archivio compresso, estrarre il file nascosto, cambiare 12 chiavi di registro di Windows, rinominare il file precedentemente ottenuto e renderlo eseguibile, eseguirlo e imputtanare irremediabilmente il sistema operativo. Tutto questo perchè gli scoccia pagare la licenza da 10 euro di un qualunque software di cui ha bisogno per lavorare.

In questa foto l’espressione del tecnico che poi dovrà sistemare il casino

ventisei bobine

sulle scale
Oggi sono andato in giro per musei viennesi e ho visitato il Leopold Museum e il MUMOK. Inutile dire che a Vienna si vive benissimo anche senza parlare una parola di tedesco e tutti, dal venditore di castagne (che si chiamano “maroni”) alla ragazza che riassetta la mia stanza parlano un inglese fluente.

Al MUMOK ho visitato una mostra che si chiama “Gender Check” nella quale si percorre il ruolo della femminilità e della mascolinità nell’arte est-europea. Si scopre che sebbene il realismo socialista rappresentasse gli uomini e le donne al lavoro come figure eroiche paritetiche, propagandando una società senza distinzione di sesso, allo stesso tempo questa immagine veniva smascherata dall’arte non ufficiale.

Ho trovato questa mostra estremamente interessante, seppure di difficile comprensione in alcune sue opere, come del resto succede in tutte le mostre di arte moderna.

Aggirandomi solitario per la mostra, sono entrato in una saletta in cui stava per essere proiettato un video. Mi sono seduto e subito dopo di me è entrata una intera comitiva di teutonici visitatori che di fatto ha occupato tutta la sala intrappolandomi all’interno fino alla fine della proiezione. Andava in onda un lentissimo documentario cecoslovacco (sottotitolato in tedesco) sul ruolo dell’estetica nello sviluppo dell’arte moderna a est del danubio.

Ad un certo punto si sono messi tutti a ridere tranne me. Qualcuno mi ha guardato male e allora ogni volta che ridevano, anche io ridevo per non fare brutta figura. Secondo me non c’era niente da ridere e si erano messi d’accordo prima.

Selezione naturale o artificiale

Caro utente di Facebook,
la natura, negli ultimi 10 (100, 1000?) anni, ha miseramente fallito la propria missione.
All’età della pietra se eri stupido e mangiavi le pietre, morivi di peritonite e l’equilibrio del ciclo dell’azoto era ristabilito.
All’età del bronzo, se infilavi la testa nel pentolone di metallo fuso per vedere se era caldo, diventavi parte dei monili al collo di tuo zio cacciatore e riposavi per sempre insieme a lui anche dopo la sua sepoltura.
Quando l’uomo ha iniziato a navigare, se ti legavi una corda al collo e ti tuffavi in acqua, diventavi tutt’uno con l’oceano mare e con i grandi pesci che felicemente lo popolavano.
Nel medio evo potevi giocare a nascondino dentro la vergine di Norimberga. I chiodi di cui era foderata si sarebbero giustamente presi cura di te.
Giunto all’unità d’Italia quale idiozia avresti potuto compiere? Ad esempio buttarti da una rupe per imparare a volare? Ci pensava la gravità di Newton e le pessime condizioni igieniche dei nosocomi se per nostra sfortuna l’impatto sul basalto non fosse stato letale.

Ma poi abbiamo introdotto gli antibiotici, l’igiene personale, le moderne tecnologie, i pasti proteici, le automobili, lo stato sociale, i diritti umani. Ma ci siamo dimenticati di mettere una barriera all’ingresso per gli imbecilli.

Per fortuna che il signor Zuckerberg ha deciso di creare una specie di nassa per le anguille, dove gli idioti come te possono mettere la testa dentro e restare meravigliati dalle luci, i colori e le musichette, per poi rimanere incastrati dentro e consentire a noi di poterti marchiare, catturare ed estinguere.

Ci avevano provato precedentemente con MySpace, ma non erano stati sufficientemente bravi a fabbricare la trappola e così gli idioti entravano, ma poi riuscivano anche a scappare. Con Facebook invece la componente di cattura è infallibile.

Per monitorare ancora meglio lo stato di scemitudine dell’individuo imbecille sono stati inseriti degli indicatori molto sofisticati: le applicazioni test. Tu, idiota, credi di scoprire quale ortaggio eri in una vita precedente, quale pezzo del motore a scoppio sei, quale tipo di mito degli anni ottanta potrebbe guidare la tua lambretta, ecc ecc, ma invece tutto questo serve a delineare in via del tutto inequivocabile che sei un idiota sfuggito alla selezione naturale. Una preda da eliminare.

Negli ultimi giorni ti è stata concessa un’ultima possibilità, come se al topo venisse lasciato un chiodo arrugginito e la porta della gabbia aperta: ti abbiamo dato un’applicazione che tagga automaticamente le foto dei tuoi amici.
E tu, inosorabile nella tua stupidità hai subito pensato bene di ingoiare il chiodo arrugginito per intero e non approfittare della via di fuga e hai taggato tutti noi.

Bene.

In attesa che il signor Zuckerberg aggiunga il tasto per farti ingoiare le pietre, infilarti la testa nel crogiolo di metallo fuso, rinchiuderti nella vergine di norimberga, gettarti in pasto ai pesci, e buttarti giù da una rupe basaltica (è una delle prossime funzioni beta di Facebook, secondo TechCrunch), io ti cancello dagli amici.

Perchè mi hai veramente sfilacciato il sacchetto maronaio.