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Filosofia

ieri oggi e domani

In questi anni ho sempre disprezzato il fatto che la classe dirigente, la politica e anche la gente comune ignorasse sostanzialmente la rete. Tante trasmissioni televisive qualunquiste, tanti articoli di giornale strampalati, la gente per strada che “si vabè c’internet ma chissenefrega”.

Poi è arrivato Facebook e la sua caciara. E se prima avevo tanti contatti da chi era sparso per il mondo, adesso il mio blog lo leggono anche mia madre e mio padre per sapere dove sono e cosa sto facendo. Ma qui, in questa città di provincia ero tranquillo. Adesso le cose sono cambiate e mi accorgo che molti mi chiedono l’amicizia su facebook perchè prima trovano questo blog e poi scoprono che abito a Ravenna come loro. Cambia la dinamica e dal globale si passa al locale. Fino a qui niente di male, anzi, mi fa piacere.

La parte brutta di questa storia è che con quello che è successo ieri sera in piazza Duomo a Milano e con il precedente noBday, ho capito che la rete non è più ignorata da coloro che prima apparivano sonnolenti. Il vero problema è che c’è una bella differenza tra conoscere la rete e capire la rete. Ho avuto per tanto tempo la frustrazione che i politici e la gente comune (di cui essi non sono che lo specchio), fossero fuori dalla rete, non capendo che averli dentro non significava migliorare loro, ma peggiorare la rete stessa.

Quella che prima era delusione del presente adesso è nostalgia del passato. A tratti è paura per il futuro.

By Luca Sartoni

Team Lead at Automattic, WordPress contributor, co-organiser at WordCamp Europe, blogger, photographer, geek, nerd.

10 replies on “ieri oggi e domani”

Si, la rete non è più ignorata dalle cellule politiche dormienti, ma visto che il sonno della ragione genera mostri, e il senno della regione i mastri, ritengo che essi ancora siano un po’ disorientati nella rete e lungi da sapervicisi orientare. La rete e i social network li intendono, credo, ancora come terreno di conquista e strumento per generare consenso, ma non sanno bene come.

ciao Luca,

ti scrivo per la prima volta (almeno mi pare).
Ti seguo da parecchio ma non ho mai sentito l’esigenza di commentare perché di solito condivido quello che scrivi, ma questa volta non condivido.
Non condivido parecchio l’ultima parte del post.
Quello che dici, nel pensare che “era meglio quando era peggio” citando un vecchio adagio, non credo sia vero. Riferendomi alla seconda parte del post.

Io penso che tu abbia paura di questa situazione perché capisci che non puoi più averne il controllo quasi totale, di come invece lo avevi quando eravate in “pochi”.
Oggi è questo il mondo, il controllo è difficilissimo da avere nel oceano, navigando con una barchetta. Ma questo è il mare e si deve affrontare.
Dobbiamo essere come tanti “Soldini” che decidono di fare la circumnavigazione. Se siamo fortunati o bravi comandanti, forse, incontreremo qualcuno che ha voglia fare il viaggio insieme, altrimenti ci tocca affrontare il mare (sia calmo che in tempesta) da soli (ti parlo anche da lavoratore autonomo che tutti i giorni naviga nell’oceano in tempesta). Ovvio che se si è nell’Adriatico tutto fila liscio (per chi è esperto), mentre negli oceani bisogna essere sempre svegli.

Oppure bisogna rimanere a terra ed aspettare.

Avere paura è normale anzi è giusto averne. Solo gli incoscienti non ne hanno. Ma se si pianifica tutto il margine di errore diventa minimo e perfettamente affrontabile.

Se invece la tua, è paura perché ti sottraggono un gioco di cui tu eri il comandante insieme a pochi altri, mi dispiace, perché il grande lavoro che avete fatto di condivisione porta anche a questo, ma era prevedibile e da mettere in conto, come per un eventuale imprevisto, soprattutto in Italia.
Ora, è qui, da questo momento in poi che si inizia a giocare veramente, anche con chi gioca sporco.

Io credo che tu sia tra quelli che la rete la capiscono e non la conoscono solamente, sta a te capire anche chi ti circonda e farti ancora altri giri di mondo, se vorrai, altrimenti l’unica soluzione che vedo è quella di scendere dalla barca e attendere.
Non so, quale delle due mi faccia più paura.

ciao
MAX

Il bello della rete è che puoi sempre ignorare quello che non ti interessa.. Se i nuovi vicini ti stanno sulle balle basta che non li lasci entrare. Capire un media poi, a mio avviso, è una questione mooolto soggettiva, ognuno lo capisce e lo usa a modo suo, chi ci fa business e chi racconta ogni singola stupidaggine che fa nella vita sono due persone (o anche la stessa) che lo usano in maniera completamente diversa.

Caro Luca, io credo che per far bene tutte le cose occorre dedicarci tempo, molto tempo qualche volta. I social hanno fatto fare una fuga in avanti a chiunque. Basta un click su “mi piace” o sono “fan” e sei “arruolato in una causa”, copi un link e metti un commento e sei un “autore”. Chi racconta di Internet nei mass media ho l’impressione che abbia le sue categorie regolate male, come tutti coloro che camminano con la testa rivolta all’indietro.
Credo però che chi come te, come me, come moltissimi altri ha dedicato e dedica molto tempo a questo mezzo straordinario abbia il compito di infondere fiducia e non associarsi al coro di parla di lati oscuri della reta, di chiudere i siti o intervenire in altro modo. La libertà di stampa faceva paura anche prima quando erano pochi quelli che sapevano leggere e ancor meno quelli che potevano diffondere le proprie idee con la stampa. Ma il potere reagiva esattamente allo stesso modo di oggi. Non facciamoci scoraggiare!!!!!

@luca: Lavorare con persone sparse per il mondo nella comodità del proprio salotto (se non sul letto dove si vede meglio la neve che scende e si appoggia sul tetto del vicino, come sto facendo in questo momento) è molto bello, ma a quel punto, la piazza ed il paese reale iniziano a mancarti 🙂

Mah… basterebbe fare quadrato per fare andare giu’ a qualunque netizen che per usare la rete, deve anche supportarla… anche accettandone i limiti. In genere queste cose le fa la c.d. Societa’ Civile Organizzata (in Comuni, Stati, Federazioni, etc); che nel nostro caso funziona invece all’opposto.

Facebook e’ un ottimo strumento con una enorme falla: e’ centralizzato… i dati stanno su macchine ignote, amministrate da ignoti, in luoghi ignoti… e la privacy personale (non quella delle liberatorie) va a farsi fottere. Prodotto del SaaS che voi bloggherz avete inseguito per 10 anni… oggi hai poco da lamentarti…

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