Categories
Lavoro

Qualche consiglio per chi cerca lavoro

Scenario: Stai cercando lavoro. Sei laureato, diplomato oppure hai completato con successo il ciclo della scuola dell’obbligo. Il settore è la comunicazione, la programmazione, la sistemistica, la sicurezza informatica, il management, la ricerca e sviluppo, qualsiasi altra cosa.
Vieni contattato per un colloquio di lavoro in un’altra città e forse è richiesto il trasferimento.

Questi sono i principi con i quali affrontare il colloquio di lavoro. Non è detto che siano i migliori ma sono quelli che io consiglio ai miei amici più stretti e adesso li condivido con voi:

Le bugie non pagano

Quindi evita di mentire ai colloqui di lavoro. Sii sincero. Valorizzati senza inventare frottole. Tanto prima o poi qualcuno se ne accorge e finisce male.

Io Tarzan tu Jane

Ricordati sempre chi sei tu e chi sono loro. “Azienda Leader di Settore” non vuole dire niente. Non esiste il prestigio di lavorare in un’azienda. Esiste la soddisfazione di fare bene il proprio lavoro e di essere trattati bene da un’azienda seria e corretta. Non farti imbambolare dalla possibilità di scrivere un nome sul tuo CV. Non è parte del valore in negoziazione.

Molto spesso le aziende esordiscono con “noi paghiamo poco, però…”. Ecco in questo caso mandali al diavolo. Non esiste nessun però. Questo tipo di aziende chiedono il massimo ai propri dipendenti (si vabè collaboratori, partner, affiliati, capitale umano, chiamatelicomevoletemasempredipendentisono) ma poi non sono disposte a negoziare sulla retribuzione.

La negoziazione è molto importante. Se un’azienda non vuole negoziare allora sceglie un bel contratto nazionale e fine. Se non lo fa deve essere disposta a discutere un contratto atipico e questo avviene solo su due variabili.

Le uniche due variabili negoziabili

Ci sono solo due variabili in gioco in una trattativa di lavoro: l’impegno del candidato e la retribuzione. Tutto il resto non è parte della trattativa.

Quindi al candidato è richiesto di conoscere che cifra vuole ricevere e all’azienda è richiesto di indicare il tipo di impegno che ci si attende. Non fatevi prendere in giro con benefit strani, meravigliose possibilità, prestigiosi colleghi.

Solo due cose: che tipo di lavoro, quanti soldi per farlo. Fine.

La selezione è a carico dell’azienda

La scelta del giusto candidato è a carico dell’azienda. I colloqui e le selezioni sono fatti apposta. Non è a carico del candidato l’essere idoneo alla posizione offerta e non deve essere sua premura preoccuparsi di essere combaciante con la posizione offerta.

La retribuzione la propone il candidato

Nella mia visione è il candidato a proporre la cifra per la quale è disposto a svolgere le mansioni che gli vengono richieste. So che questa è una visione apparentemente molto presuntuosa, ma non trovo alcuna ragione per la quale un’azienda che non sceglie un contratto nazionale debba avere la libertà di poter definire sia le mansioni che la retribuzione. O decide quanto vuole spendere o decide che tipo di impegno ha bisogno di ricevere. Se decide entrambe le cose non è una negoziazione e il lavoro non è interessante.

Esiste solo un motivo per essere rifiutati

L’unico motivo valido per non essere assunti è non aver superato il colloquio. E’ un motivo lecito e dignitoso. Non si è adatti per la posizione che l’azienda sta cercando. Non ci sono altri motivi validi.
Non esiste essere scartati perché si chiedono troppi soldi. Partendo dal fatto che la cifra che il candidato chiede sia ragionevole e commisurata all’impegno che gli viene richiesto, se l’azienda non è disposta a pagarla allora è quest’ultima a non avere le risorse adeguate.

Mostrare moneta, vedere cammello

Non fate gli stage. Non fate gli stage. Ripeto: non fate gli stage. Piuttosto lavorate gratis per un ente di volontariato, ma non fate gli stage non retribuiti. E’ ora che le aziende la smettano di prendere lavoro dalle persone senza pagarlo.

Dividiamo? ok intestami la casa

Se vi propongono di iniziare un progetto e poi di dividerne i guadagni, quando arriveranno, chiedete al vostro interlocutore di intestarvi la sua casa. Quando la smetterà di dimenarsi voi avrete già lasciato l’edificio e vi sentirete sicuramente meglio.
A parte gli scherzi. Studiate le basi di gestione aziendale. O partecipate al rischio di impresa o no. Se partecipate al rischio di impresa allora vi devono intestare (preventivamente) quote della società e avrete diritto (residuale) agli utili. Altrimenti non partecipate al rischio e vi viene pagato il lavoro.

il 90% di zero è zero

Molto spesso il meccanismo è questo: non viene costituita una società, si inizia a lavorare su un progetto e poi ad un certo punto si prende (non si assume) gente a lavorarci con la promessa che prima o poi verrà diviso il lauto bottino che scaturirà dal lavoro finito. Ma ricordate che se non c’è società non c’è capitale e se non c’è capitale non c’è niente da dividere. Quindi non abbiate paura della legge e del fisco, abbiate paura dei soci poco seri e delle avventure sciagurate.

By Luca Sartoni

Team Lead at Automattic, WordPress contributor, co-organiser at WordCamp Europe, blogger, photographer, geek, nerd.

46 replies on “Qualche consiglio per chi cerca lavoro”

Alcune cose giuste e alcune cazzate.

Per esempio, gli stage si devono fare per imparare il lavoro, che siano retribuiti o meno non ha nessuna importanza, tanto la retribuzione per un stage è al massimo un rimborso di alcune centinaia di euro. Il problema è capire se durante uno stage ti fanno imparare qualcosa o ti usano come carne da macello.

Poi, diciamoci la verità, esistono tanti datori figli di mignotta, ma ci sono anche tanti dipendenti e collaboratori che nella migliore delle ipotesi potresti definire mediocri, incapaci, poco preparati, fannulloni, paraculi, poco interessanti a quello che accade in azienda salvo che al denaro in busta paga. Questi sono quelli che rompono il cazzo e si lamentano gratis per qualsiasi fesseria: le persone serie invece producono risultati senza atteggiarsi a geni incompresi. Semplicemente fanno il loro lavoro bene e si preoccupa di capire come farlo meglio. Tutto il resto so’ chiacchiere 😉

salverei un 30% del post; il restante 70% si applica solo a persone che hanno già una professionalità affermata, che possono permettersi di scegliere sempre e comunque e che lavorano per hobby.

per dire:
– lavorare in azienda leader significa molto, un po’ come dire che scrivere ‘cuoco’ basta. eh no, cuoco nell’osteria sotto casa o cuoco nel migliore ristorante della città cambia parecchio…
– ci sono due variabili in gioco, impegno e retribuzione? eh no, ce ne sono mille altre… la capacità l’esperienza il settore il periodo il background personale e chi più ne ha più ne metta.
– non è a carico del candidato l’essere idoneo alla posizione: vero, ma se in anticipo sai per che posizione ti candini e non hai i requisiti, fai perdere tempo a chi fa il colloquio e ne perdi tu.
– non fate gli stage? io, se dovessi imparare un mestiere e pensassi di averne bisogno per il futuro, lavorerei anche gratis. se l’azienda ti dà formazione, la variabile retributiva passa in secondo piano (ovvio non significa fare fotocopie…)

ecc ecc

Se l’azienda ti fa fare nello stage dell’attività seria e produttiva, ha necessariamente anche i soldi per rimborsare le spese ad uno stagista, vuoi perchè recupera del tempo che i dipendenti possono usare in maniera più redditizia, vuoi perchè comunque l’attività dello stagista porta un reddito.

Secondo voi è meglio andare in una piccola azienda e prendere il 20% in più di quello che ti offrirebbe una grande azienda (almeno per il primo periodo) o andare da quest’ultima?

Arrivando qui da FF speravo sinceramente di leggere consigli migliori, meno veterosindacali. Qualche sprazzo condivisibile, ma annegato in un mare di luoghi comuni giustificabili solo partendo dall’assunto che le aziende siano tutte uguali (e tutte “cattive”) ed i candidati tutti meritevoli e buoni. Le generalizzazioni sono sempre molto pericolose, e quando riguardano il mondo del lavoro il danno può essere notevole per tutti. Il problema centrale è la qualità delle persone (non ho detto qualità professionale) e c’è della buona, ottima, mediocre e pessima qualità tanto tra gli stagisti che tra chi offre stage. Le fregature le prendono gli stagisti e le prendono le aziende con gli stagisti, specialmente le aziende piccole e serie per le quali uno stagista in gamba può essere la scoperta di un tesoro da valorizzare oppure un bagno di sangue. Non so quanti abbiano una anche lontana idea di quale è il reale costo di un posto di lavoro (che sia occupato da uno stagista o da un dipendente è lo stesso) ma se volete il conto lo possiamo fare insieme.

Non si può parlare di colloquio di lavoro indistintamente per neodiplomati, neolaureati o nof, innanzitutto perché si parla di persone che vanno dai 18 ai 25 anni se va bene e a quell’età 3 o 4 anni fanno differenza nel sapersi gestire emozionalmente di fronte ad un datore di lavoro.

E non si può parlare neppure in modo così generalizzato di aree professionali: non credo che un ragazzo appena uscito dall’università si proponga con lo stesso entusiasmo e sicurezza da te auspicata per un profilo di comunicazione e di management. Per non dire che trovo assai azzardato non fare i distinguo tra prima esperienza di lavoro e successive.

Posso capire che un giovane blogger risponda con un LOL ad un annuncio su FF in cui si offre uno stage con rimborso spese, perché magari lo stesso guadagna le stesse lire con gli adsense, lo capisco ma non lo condivido, perché trovo che non sia il modo migliore per mettersi in gioco, in discussione e farsi conoscere (e comunque c’è anche quella sottile arroganza che non è mai bella da leggere). Poi magari è in gamba, e trova comunque un datore di lavoro che lo paga come vuole lui, ma non può nascondersi dietro il dito della consapevolezza che di giovani adulti che sanno usare certi strumenti ne son piene le fosse: e le aziende lo sanno. Che poi non sia giusto approfittare di questo è un sacrosanto postulato, ma questo è un problema di politiche del lavoro, mi sembra eccessivo scaricare la colpa su chi accetta di lavorare gratis.

Ricevendo cv e avendo colloquiato diverse persone mi sento di dire che spesso chi dichiara di conoscere la contabilità o la gestione delle commesse non racconta frottole o perlomeno non si sovradimensiona, cosa che invece capita spesso con chi si propone nell’ambito della comunicazione online.

Perciò è importante, insieme al alcune cose che tu hai riportato – che io trovo comunque più adatte a professionisti piuttosto che a neolavoratori – anche un’obiettiva consapevolezza della propria formazione e della propria esperienza, ché la dimostrazione di voler ulteriormente imparare – anche con umiltà, perché no! – ripaga di più di una negoziazione al primo incontro.

Interessantissimo, Luca. Soprattuto quando dici che la selezione e’ a carico dell’azienda. Io ho una filosofia diversa, ma forse e’ una questione semantica… per me e’ importantissimo per chi cerca lavoro di avere le idee molto chiare su quello che vuole e che non vuole fare, incluso il tipo di ambiente lavorativo e l’esperienza che ti farai in quelle mansioni. Per quanto mi riguarda, ritengo che il candidato debba intervistare la ditta nelle vesti del capo e eventuali colleghi. Ma forse e’ una cosa culturale propria americana?

io sono “pienamente d’accordo a metà”:

fissare le variabili di negoziazione nelle due che hai scritto è limitativo. Giusto suggerire di concentrarsi sul tipo di lavoro / impegno e sulla retribuzione. Ma più si va avanti nel tempo e più si impara a considerare e trattare anche tutta un’altra serie di benefit negoziabili. Ne cito un paio: il tempo di preavviso o il budget mensile da spendere in corsi di formazione o aggiornamento.

Non fare lo stage? Ah bhe considera che ho avuto difficoltà anche a trovare quello! Giusto o sbagliato che sia, ormai è divenuta prassi fare lo stage. Concordo che molti non servono a niente, perchè nulla ti insegnano. Altri però ti inseriscono in un certo modo di pensare, lontano dalle abitudini accademiche.

Forse il mio primo messaggio è andato in spam … comunque dicevo che non sono d’accordo su tutto.

Ne abbiamo parlato anche sul nostro blog aziendale, il candidato deve sfruttare il colloquio per valutare ambiente e persone dell’azienda : L’azienda vi sta facendo un colloquio per valutare le vostre capacità, ma anche voi state facendo un colloquio all’azienda per vedere se vi interessa lavorare lì: vi deve piacere, se dovete passarci qualche anno di vita (citazione dal nostro post su 5 domande sui giovani e l’IT).

Per lo stage invece, noi lo usiamo per massimo 2/3 mesi per il periodo formativo per le persone al primo lavoro e non su progetti aziendali, come cuscinetto di sicurezza per capire se la scelta è quella giusta (scelta nostra verso la persona, ma anche scelta della persona verso di noi).

Gli stage senza retribuzione (come pure gli altri) sono il semplice incontro della domanda e dell’offerta. Credo che quello che intedeva fare Luca fosse dare un semplice “consiglio personale”, che condivido in pieno, peraltro “Piuttosto lavorate gratis per un ente di volontariato, ma non fate gli stage non retribuiti”.
Le aziende marciano sul fatto, almeno in Italia, che il mercato del lavoro è ridicolo e fanno proposte assurde, perchè spesso non sono realmente interessate ai talenti, ma solo a pagare il meno possibile (quindi anche nulla, se trovano chi accetta, contando che comunque anche un dipendente che non percepisce nulla è un costo, come ha suggerito Nasini) per ottenere in cambio lo svolgimento di un’attività. Questo è un qualcosa che non bisogna cercare di modificare “ideologicamente” (non è giusto lavorare gratis…ma vah?), però è giusto che i lavoratori, soprattutto i neolaureati, non si svendano facilmente pur di “fare qualcosa”, ma valutino l’offerta per quello che è: mi prendono per fare un lavoro, seppur banale, ma che produce qualcosa oppure mi offrono formazione vera e, per i primi periodi, sarò solo un costo? Questa (+ o -) credo sia la domanda giusta da porsi. nel primo caso non è giustificata la non retribuzione, nel secondo sì. Anche se, lo ripeto, è una questione di domanda e offerta, quindi è una questione ideologica, non pratica. Non credete?

C’è una frase che capita venga detta dall’intervistatore: “l’orario è dalle 9 alle 18, ma è solo indicativo, noi di solito lavoriamo senza orari e quasi sempre fino a tardi. Lei è disposto a lavorare in queste condizioni?” Questa è secondo me indice di una pessima professionalità. Suggerisce che nell’azienda vige una cultura che scambia il presenzialismo per la produttività o un incapacità cronica in ambito manageriale. A mio avviso chi lavora *sistematicamente* oltre un orario di lavoro definito vuol dire che lavora male o (in alcuni casi) ha in carico mansioni eccessive per un uomo solo (grave errore di managment). Ed in ogni caso, neanche questo può essere oggetto di negoziazione. O il lavoro che proponi è normalmente gestibile nelle otto ore, oppure c’è qualcosa di serio che non va.

Questo non vuol dire che in via eccezionale non capiti che sia necessario dare qualcosa in più rispetto all’orario contrattuale per terminare un progetto in scadenza, ma non può essere la norma e tantomento può essere richiesto come condizione per scegliere un candidato.

Una cosa è sacrosanta: non si può chiedere allo stagista di dare il culo gratis per 5 mesi (c’è chi ne fa anche di più). Lavorare per aziende che sono visibilmente ricche ma non vogliono pagarti perché la legge glielo permette è una cosa abbastanza frustrante.
Si, si impara qualcosa e si fa esperienza. Ma se pagato davo 100, gratis dò 20, perché nel frattempo mi cerco altri lavori.
In questo modo la risorsa non cresce perché si distrae, il lavoro peggiora e ne risente tutta l’economia.

Grande. Non ti dico grazie perche’ da bambacione che sono quelle fregature me le son prese tutte o quasi e oggi c’ho il culo usurato… sono esperto… eheh… son contento che aiuti gli altri, magari inesperti, a non prenderle.

“Gli strani benefit” e tante delle cose che hai raccontato, li riassumerei piu’ o meno cosi’: “promesse di carriera” (talvolta chiamata “crescita”; in genere semplice spaccio di illusioni). E’ importante eh! Quella e’ la tecnica preferita dai manager cocainomani. E dagli hashishini di altri tempi e altri luoghi. Le 7 vergini in paradiso… quella roba li’. Capita un po’ in tutti i settori. Ad esempio agli avvocati fanno fare 2 anni di praticantato in tribunali dove sono tutti vestiti bene. Agli artisti invece si propongono lunghe serie di provini con fantomatici “personaggi famosi”… gli aspiranti poeti cadono nelle grinfie di seducenti editori che “accettano di stampare dietro piccolo anticipo” e poi ammollano lo stampato all’autore dicendogli “to’, distribuisciteli e – nda: talvolta addirittura – portami il 90% del prezzo di copertina”.

Poi spenderei 2 parole sulla questione di “quanto essere pagati”. Perche’ qui la cosa e’ veramente difficile per una persona non esperta. Il manager tende a dire “sul mercato”… che e’ un’illusione come sopra. La cifra non e’ decisa dal mercato ma: a) da quanto serve effettivamente per campare; quindi se per pagarsi casa-macchina-cibo-vestiti-cure_mediche-un_libro servono 1000 euro – e indipendentemente se uno sta a casa con mamma’ o no – sotto quella cifra non si scende. Punto. Sopra invece… li’ se la cifra la fa il candidato come suggerisci tu… beh… io proporrei una cosa “a tappe”: iniziamo 1 mese con 1000 euro, poi se ti piaccio, passiamo a X.

Divertente Er Cavazza che va a declinare (ciao Max)… e pure leggerti bisticciare con Il Mattina… che da Bravo Manager si sente il pepe ar culo quando dai certi suggerimenti ai ragazzi che ti leggono… piu’ flessibilita’ per loro significa meno flessibilita’ per lui…

… scusa Luchi’ se ti disturbo ancora, ma ho fatto un giretto all’Inferno e m’hanno detto che quest’ultima riga qui sopra non va bene (e MAI MAI MAI disubbidire a quelli che stanno all’Inferno)

“piu’ flessibilita’ per loro significa meno flessibilita’ per lui…”

Infatti mi e’ stato fatto notare che quando a suo tempo dicevo che le aziende si dovevano adeguare alla tecnologia ristrutturando i processi invece di traslarli tout cour, avevo ragione io. Solo che un paio d’anni fa sembrava ancora una cosa impossibile (il ragionamento dello schiavo, cfr. Silvano Agosti sul “lavoro”, on TuoTubo). Dunque riformulo quella riga considerando che “flessibilita'” ha un significato duale in base se a parlare e’ uno “che tende alla conquista degli uomini” (ie: un manager, sia esso pubblico o privato), oppure uno “che tende alla conquista della natura” (ie: un aspirante lavoratore creativo); cioe’ “flessibilita'” ~= “mettiti a pi-greco-mezzi, novantagradi aka sii una pecora”:

“piu’ indipendenza/liberta’/democrazia/un_valore_a_caso per il lavoratore significa meno indipendenza/liberta’/democrazia/un_valore_a_caso per il manager”

Cosi’ e’ piu’ complesso ma anche decisamente piu’ preciso.

Ho letto il tuo post con piacere.
Mi piace sempre leggere articoli relativi mio mondo professionale (che è anche una passione) da qualsiasi punto di vista e mi fa ancor più piacere scoprire la discussione e il confronto che hai generato!

Ti ho trovato un po’ provocatorio e, come dice una mia cara amica, le cose che hai scritto sono applicabili nel Mondo delle Banane 🙂 (nel senso che sarebbe fantastico poter uscire dall’università e andare in un azienda dicendo “mi vuoi? 2.000 euro al mese, grazie!”

Diciamo che quello che scrivi è vero se sei una figura manageriale senior… o hai delle competenze talmente specifiche che son difficili da reperire nel mercato che ti puoi vendere come meglio credi…

Sperando di far cosa gradita e a supporto del tuo post, ti segnalo alcuni miei consigli dedicati a chi è in cerca di lavoro http://bit.ly/EHCr

Elena, spero tu non sia la giurista che ho incontrato su un altro blog… perche’ dopo aver incontrato un fotografo di Hong Kong che non sapeva usare una macchinetta fotografica e si spacciava per donna al fine di testare la mia fedelta’ alla mia donna, infilandosi in casa mia per tenermi sotto controllo remoto… beh… credimi… certi giochini non mi stupiscono piu’…

Luca e’ in quella fase in cui realizzi di esserti venduto a qualcuno che la sapeva – inevitabilmente – piu’ lunga di te. E allora cerchi di recuperare aiutando quelli che vengono dopo. Non e’ provocazione, ma necessita’ di espiare le proprie passate deviazioni dal Computer Credo. Quelle deviazioni su cui io ho sbroccato – scusa Luchi’ – e ora sta pagando con questi post. War is Peace. Italian v4 War Is Over. Italian v6 Peace is War.

Ma nessuno ha risposto alla mia domanda?? 🙁

“Secondo voi è meglio andare in una piccola azienda e prendere il 20% in più di quello che ti offrirebbe una grande azienda (almeno per il primo periodo) o andare da quest’ultima?”

Mi server un consiglio sul serio :X

@Mirko: dipende. Non c’è una risposta univoca. Tutto il resto è allo stesso livello: prospettive di crescita ? percorso formativo ? è un primo impiego oppure no.

Insomma è tutto relativo. Io ho scelto la piccola azienda per la libertà di movimento e per le possibilità di crescita che avevo intravisto.

come può un neolaureato trovare lavoro senza passare per uno stage? io ho incontrato molte difficoltà… cosa consiglieresti?
grazie
Luce blogger di Vita da StRagista

arrivo ora a questo bellissimo post da Meemi. Complimenti, condivido ogni parola, soprattutto la parte sugli stage, non condivido nessuna “giustificazione” da parte delle aziende sul tema 🙂

Bel post.

C’è un punto però che ritengo al tempo stesso corretto ma in pratica pericoloso.

“Stabilisci tu il prezzo”. 90 casi su 100 non sai mai esattamente cosa chiedere. Cioè, magari hai un’idea di massima, ma non la certezza di dire la “cifra giusta” con rispetto alle tue conoscenze (che è l’unico parametro che dovresti sapere di te stesso). Alla fine finisci a chiedere di meno “per precauzione”. Ho imparato dai venditori in Egitto che la prima offerta non è quasi mai quella buona per cui tanto vale sparare alto e poi scendere. Di solito basta pensare a una cifra e moltiplicarla per 1.5 per una stima onesta di quanto chiedere…

Quanto ai motivi per essere rifiutati ce ne sono altri, validi. Ad esempio puoi conoscere tutto lo scibile umano ma se dimostri di essere fin da subito “troppo qualcosa” (bravo, sbruffone, egocentrico, … scegli tu) c’è verso che tu venga scartato subito. Se non vieni scartato in fase di assunzione puoi tranquillamente esserlo durante l’eventuale periodo di prova. A nessuno piace una “prima donna” in un gruppo per quanto competente possa essere.

In ogni caso, ribadisco, bel post…

Ripensandoci, mi sa che devo aggiungere due cosette, sugli “stage” che è meglio precisare (sorry).

Premetto però che l’invito a non accettare stage è un discorso corretto e sacrosanto.

Il problema legato agli stage-sfruttamento è dovuto al fatto che molta gente pur di non sentirsi fallita (e sopratutto per evitare casini coi genitori) opta per “fare qualcosa, qualunque cosa anche gratis”.

La sitazione è triste perchè se non trovi lavoro, nemmeno “a zero euro” poi i buchi temporali sul CV li paghi dolorosamente (o fai fatica a spiegarli).

Ecco perchè la gente si butta su Master costosissimi o stage-sfruttamento.

Al discorso vale la pena aggiungere che certe professioni richiedono esplicitamente 1-2 anni di sfruttam… tirocinio non retribuito (e per legge nemmeno retribuibile!) presso qualcuno (cfr. “dominus” per i wanna-be-lawyers) prima di poter sostenere l’Esame di abilitazione.

Questo è qualcosa che va corretto nel sistema agendo in prima battuta sulle leggi che consentono (favoriscono?) questo genere di situazione.

Per “imparare il mestiere”, esistono apposta gli apprendistati e andrebbero incentivati mentre gli stage regolamentati d’ufficio (almeno uno spartiacque fra cosa è lavoro e cosa è sfruttamento bello e buono).

Personalmente ritengo gli stage la nuova frontiera del brand aziendale, una strategia applicata non al cliente ma ai lavoratori.

Uno stagista (preferisco il termine “intern”) di fatto lavora gratuitamente per poter scrivere nel CV di essere stato sfruttato (e probabilmente poi cacciato e sostituito con un pari/paria) da una BigCo…

Ciao e ancora “bel post!”. 😀

Buongiorno,
Avrei bisogno di contattare l’autore di questo sito per una proposta commerciale.
Grazie!
Maria Elena Martinos

ciao, se può interessare ai tuoi lettori su digital4 trade è stato pubblicato un ottimo articolo sui linguaggi di programmazione più richiesti dalle aziende. potrebbe essere utile da sapere per chi si addentra nel mondo di informatica e programmazione, e vuole sapere quali linguaggi sono i più “remunerativi”. ci sono anche ottimi interventi relativi la sicurezza informatica. mi piacerebbe un tuo feedback su questi temi. grazie ancora per l’articolo, molto utile e interessante.

Leave a Reply