Latitude Vs RFID

Mi è capitato di partecipare ad un evento presso una meravigliosa fabbrica di cemento riconvertita a spazio espositivo. L’evento durava tutto il giorno e si articolava in tante installazioni artistiche e performance teatrali in vari punti della fabbrica.

Entrando e registrandomi ho notato delle strane placche di plastica attaccate in giro e ho subito capito che si trattava di antenne. Verificando il nastro portabadge che ogni partecipante portava al collo ho notato un tag RFID. Mi sono informato presso l’organizzazione e ho scoperto che una delle aziende sponsor era appunto una fornitrice di tale tecnologia e che i dati relativi allo spostamento dei visitatori sarebbe stato processato per capire come si erano svolti i flussi di persone.

Ho avuto una pessima sensazione per qualche minuto poi ho staccato il tag e l’ho appiccicato dietro ad una delle suddette antenne. Non mi faceva affatto piacere che venissero monitorati i miei spostamenti, seppure in un’area ristretta e senza una particolare precisione o finalità ispettiva.

Poi ci ho ragionato per qualche giorno, cercando di capire perchè sono disposto tenere Latitude sempre acceso e quindi che le persone sappiano sempre dove mi trovo ed invece mi sentissi a disagio con un tag RFID al collo durante una manifestazione.

Credo che la differenza sia nell’accesso ai dati. Con Latitude decido quali dati inviare al sistema, dove, come , quando mi pare. Inoltre posso scegliere chi può visializzare quei dati. Nel mio caso mi sta bene che i dati siano pubblici, che tutti possano sapere dove sono.

Nel caso dell’RFID mi indisponeva il fatto che i dati fossero raccolti senza trasparenza verso di me ed utilizzati esclusivamente a fine commerciale, senza alcuna utilità se non per chi li raccoglie.

Mi piacerebbe la vostra opinione, che ne pensate? Vi fareste taggare?

Published by Luca Sartoni

I lead a team of engineers across three continents at Automattic. I love hiking, photography, and 3D printers.

17 thoughts on “Latitude Vs RFID

  1. Vero che, consapevoli o no, si finisce quotidianamente video registrati in continuazione e quindi, in modo meno hi-tech, si è comunque tracciati per fini più o meno scollegati tra loro.
    Comunque mi sarei comportato anche io allo stesso modo in particolare per la mancata trasparenza dell’iniziativa.
    Iniziativa che poteva invece essere pensata in una modalità molto più creativa e partecipata visto il contesto in cui (mi sembra di aver capito) è stata utilizzata.

  2. Il Grande Fratello ci sorveglia… veramente una gigantesca intuizione quella di Orwell.
    Non so… darebbe fastidio anche a me un evento del genere… quantomeno la cosa avrebbe dovuto essere comunicata al momento della registrazione.
    Poi è vero che ogni giorno per strada…

  3. Io e te Luca conosciamo la tecnologia, ne siamo padroni (in genere), conosciamo Latitude, come usarlo.. è sotto il nostro controllo. Latitude inoltre è ancora un bambino, una scritta su un blog, su uno stato di un qualche IM, anche io lo sto usando ma più che altro per curiosità.
    Il rischio principale relativo agli rfid è un’abuso di massa. Quella massa che non sa controllare la tecnologia e non ne sa capire il costo (sociale) ed i suoi rischi.
    Inoltre accettiamo già che google sappia tutto di noi, che ci mostri pubblicità mirata, che legga la nostra posta, i nostri blog, i nostri siti, le nostre mappe dove siamo dove andiamo.
    Google ha la faccia del gigante buono, e se un domani ci venisse a dire «la guerra è pace», «la schiavitù è libertà», «l’ignoranza è forza» probabilmente la massa ci cascherebbe… felice di farlo.

  4. Sa tanto di indagine e non di controllo…magari volevano solo verificare quali fossero le zone più frequentate, in quale ordine e con quale relazione. Non capisco l’allarmismo da BB incombente. Diventa un paradosso pensando alle migliaia di informazioni che, consapevolemente o meno, immettiamo nella Rete ogni giorno. No?

  5. Lo stessa cose è fatta in alcuni musei durante delle mostre ed esposizioni come si sposta il flusso dei visitatori.
    Magari la tua reazione è dovuta al fatto che non è stato fatto proprio in maniera trasparente più che al poter essere tracciato all’interno di pochi mq

  6. Dato che ero presente alla stessa iniziativa, e praticamente ho realizzato di essere taggata solo quando, durante il pranzo, ci siamo trovati insieme a chiacchierare con i ragazzi dell’azienda che aveva fornito gli rfid, confermo che una maggiore trasparenza sulla cosa mi avrebbe fatto piacere, tuttavia mi fa meno impressione essere monitorata dentro a una fiera (il fine era esattamente quello descritto da @slacko) che fornire le mie coordinate in continuo via gps. questione di percezioni…

  7. L’idea loro era buona: credo faccia piacere ad ogni organizzatore conoscere i flussi di persone ad un evento. Certo, se avessero avvisato sarebbe stato meglio 😉

  8. chi ha detto che fossero fini commerciali? se hai organizzato delle conferenze immagino potrebbe farti piacere avere quei dati per migliorare la prossima. Un esempio molto banale: si formano due capanelli di persone sempre in determinati punti, agevolare la sosta. Oppure, al momento dei break uscite intasate, prevedere più uscite. Robe così…

  9. Probabilmente era a fini di indagine, si sta andando verso quella direzione sia nell’analisi dei consumi che dei comportamenti.
    Ma non solo è desiderabile la trasparenza, è anche il minimo. Anzi, se era a fini di indagine le regole sono molto strette.
    (a parte il fatto che se l’avessero spiagato magari avrebbero suscitato anche più curiosità)

  10. Nella tecnologia ci sono sempre aspetti positivi e negativi. Bisogna imparare – come ogni altra volta – a conviverci. Chi si lamenta più per l’abuso di videocamere? Nessuno, siamo assuefatti. Ci pare normale, ovvio. Sarà così anche per il tag rfid che prima o poi ci metteranno nella carta d’identità.

  11. Ciao,
    mi occupo di impianti Rfid e sicuramente quel sistema in cui ti sei imbattuto, era con il solo scopo di monitorare le aree di maggiore interesse e valutare i flussi con cui le persone si spostavano all’interno delle varie aree.

    Ricordi per caso a quale evento hai partecipato?

    Anche noi installiamo sistemi di controllo accessi per le fiere e gli eventi tipo quello in cui hai partecipato, ma ti rassicuro riguardo al fatto che i badge sono completamente passivi e non funzionanti fuori dall’area delle antenne.

    Certamente la cosa può non essere piacevole, ma se hai avuto il badge, avrai dovuto firmare una qualche liberatoria, e comunque esistono delle norme a tutela della privacy, che in qualche modo ci garantiscono….

    Ciao!

  12. In realtà tu non controlli affatto latitude, credi di farlo perchè puoi controllare cosa inviare agli altri utenti. Ma il SISTEMA conosce in ogni momento quei dati, anche se tu decidi di non mostrarli agli altri; da questo punto di vista il sistema RFID consente molta più privacy, perchè quei dati non li mostra a NESSUNO…

  13. Rispondo ai dubbi sull’esperimento di geolocalizzazione via Rfid all’evento del Rmagna Creative District, perché l’ho seguito personalmente con la società che ha fornito l’attrezzatura (RFID360).
    Innanzitutto il monitoraggio era anonimo, proprio per evitare problemi di privacy.
    Si sarebbe potuto, volendo, caricare i dati di ogni persona e sapere chi si stava tracciando, anche grazie alla stampante che avevamo a disposizione, che può inizializzare i tag mentre stampa i badge, ma ripeto, non ci interessava e non è stato fatto.
    Volevamo solo visualizzare (come giustamente dice Riccardo) i flussi e le presenze nelle varie aree interessate dall’evento, a quanto so era una delle prime prove con tag passivi realizzata con così tante persone (quasi 600), su una area di 17.000 mq su 4 piani. Ha funzionato benissimo e se ne è ricavata una esperienza molto utile.
    Non è costata nulla all’organizzazione, grazie alla disponibilità di tempo e materiali messi a disposizione dal partner. Noi abbiamo sviluppato il software che ha permesso di trattare i dati in entrata e permetterne la visualizzazione.
    L’operazione era stata comunicata in precedenza sul sito della manifestazione e poi a tutti i partecipanti al momento della consegna del badge. I risultati delle rilevazioni erano visualizzati in tempo reale su un plasma da 50″ appeso sopra la reception, difficile non vederlo, proprio per mostrare a tutti i risultati dell’esperimento.
    Tutto qui, nessun BB.
    Buona serata,
    G.

  14. @ giovanni: ho preferito non specificare l’evento a cui mi riferivo per evitare che la discussione fosse sul caso specifico, ma visto che ci siamo finiti dentro esprimerò la mia opinione completa in merito alla questione in un post apposito.

    Per il momento posso dire che le informazioni che tu fornisci sono esaustive da un punto di vista tecnico ma assolutamente ridicole da un punto di vista etico.
    Quello del tagging fisico di persone è una della grandi questioni di discussione che negli ultimi anni hanno coinvolto diverse scuole di pensiero. La tracciatura dell’essere umano non può essere limitata al “abbiamo scritto sul sito e lo abbiamo comunicato alla consegna del badge”, prima di tutto perchè non è affatto vero, seconda cosa perchè dimostra una insensibilità verso l’argomento, tipica della provincia in cui ci troviamo.

    La falsità nella comunicazione è palese perchè nessuna delle persone presenti alla manifestazione, al momento in cui facevo notare la presenza del tag aveva la minima idea di quello che stava succedendo. E non basta un modulo di privacy firmato in fretta e furia perchè c’era la fila che spingeva a liberare la coscienza.

    Da un punto di visto della sensibilità, credo che fosse ancora minore perchè appunto si sarebbe potuto procedere in modo molto più soft che non taggando tutti senza informarli adeguatamente.

  15. Forse sarebbe stato utile un cartello prima dell’ingresso con scritto “All’interno della manifestazione si sta sperimentando un sistema per lo studio dei movimenti dei visitatori nelle aree espositive. A chi vorrà partecipare verrà dato un badge con un tag rfid in grado si tracciarne gli spostamenti in maniera del tutto anonima. I flussi dei visitatori dotati di questi tag saranno visibili in tempo reale su un maxischermo all’interno. Ringraziamo anticipatamente tutti quelli che vorranno aiutarci” e in più le solite note sul fatto che non fa male e cose simili. Credo che tutti quelli che avessero fatto la fila l’avrebbero letto e moltissimi avrebbero voluto partecipare alla cosa.

  16. @mucio, dal punto di vista della comunicazione sarebbe bastato il cartello, anche se poi, dal punto di vista legale, ho l’impressione – anche sulla scorta di quel che scrive @riccardo – che la liberatoria sulla privacy (che nessuno ci ha fatto firmare) fosse in realtà necessaria.
    Ma, lasciando da parte gli aspetti legali, la cosa che più mi meraviglia è il fatto che nessuno dell’organizzazione abbia preso in considerazione quale sarebbe stata la percezione soggettiva della cosa da parte dei presenti. Ripeto, essere tracciati può non dare alcun fastidio, lo posso anche prendere come un gioco divertente, se mi viene spiegato in modo chiaro e trasparente. Ma se me ne rendo conto “in situazione”, allora i vari disclaimer “l’avevamo scritto nel sito”, “c’è il megaschermo”, “ci sono le antenne in giro”, accentuano la percezione soggettiva di essere stata ingannata. Il fatto oggettivo resta sempre quello, ma, andiamo, stiamo parlando con dei comunicatori, che dell’importanza della percezione e dell’immagine dovrebbero rendersi ben conto, no?

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