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WorkingCampitalCamp Catania – bilancio e consigli

WorkingCapitalCamp Catania

Ho partecipato al WorkingCapitalCamp a Catania, organizzato da Telecom Italia. Per essere al barcamp ho preso due voli, sono stato qualche giorno in Sicilia e ho preparato una presentazione. Le aspettative erano molte, dato che non capita spesso che una grande azienda come Telecom scelga in formato così particolare come il Barcamp per diffondere un progetto come WorkingCapital.

In questo bilancio non voglio affrontare il progetto di VC ma voglio limitarmi a fare delle considerazioni riguardo il barcamp. Lo faccio dopo aver partecipato ad almeno una quindicina di camp, averne organizzato uno piuttosto grande e aver contribuito al buon svolgimento di molti altri.

Organizzazione

L’organizzazione è stata a cura di Elastic e Nicola Mattina ha saputo coniugare le esigenze della mastodontica azienda di telecomunicazioni al formato barcamp, organizzando una plenaria in mattinata e una sessione di interventi durante il pomeriggio. Credo che sia stata una scelta giusta perchè comunque il camp era incentrato sul progetto Working Capital e avere la plenaria mattutina ha permesso di sentire la voce dei protagonisti del progetto. La tavola rotonda moderata da Riccardo Luna è stata interessante, forse troppo ingessata in alcuni momenti ma tutto sommato molto meno monolitica di tante altre chiacchierate. I tempi sono stati sforati di pochissimo e la partecipazione della platea ha dimostrato il successo di questa fase del camp.

I veri problemi si sono presentati durante il barcamp vero e proprio.
Innanzi tutto gli interventi prenotati erano troppi rispetto agli slot orari disponibili e questo ha causato una bagarre al momento di appiccicare i post-it con i titoli dei talk. I casi sono due: o due aule erano poche o limitare il barcamp ad un solo pomeriggio non era adeguato.

Oppure la terza via, che è quella che io ritengo più probabile.
Secondo me la possibilità di presentare un talk ad un evento organizzato da Telecom ha attratto molte presentazioni, seppure il tempo a disposizione per ognuno fosse poco e fossero stati compressi in un solo pomeriggio. Il fatto che non esistesse una selezione dei talk ha comportato una sovrabbondanza di presentazioni alcune delle quali comunque di scarsissimo appeal per il pubblico di studenti che ha popolato il camp. Si sono viste scene di presentazioni fatte alla telecamera, senza alcuna persona a seguire in aula (davvero sconsolante).

Altra considerazione da fare riguardo al barcamp pomeridiano è stata l’assenza dell’azienda ospite.
Secondo me sarebbe stato opportuno, scegliendo il barcamp come formula, che le persone che in mattinata avevano presentato Working Capital in plenaria, si prendessero la briga di ascoltare le presentazioni del pomeriggio e soprattutto di parteciparle. Questo avrebbe alzato tantissimo il livello delle discussioni che purtroppo molto spesso erano serrate a causa dei tempi strettissimi in cui erano state inscatolate. Inoltre le aule erano molto piccole e scoraggiavano la partecipazione.

I miei consigli per il futuro

Pur riconoscendo lo sforzo e il parziale successo del Barcamp catanese, vorrei permettermi di proporre qualche consiglio per i prossimi WorkingCapitalCamp.

Limitare il tempo o lo spazio ma non entrambi

Se si decide di avere più aule in sessioni parallele non si possono avere tempi stretti per le presentazioni. Se si decide di fare presentazioni rapide e concise allora le aule devono permettere di entrare ed uscire rapidamente e senza disturbare chi parla/assiste.
Secondo me la scelta migliore a catania sarebbe stato fare le presentazioni nell’auditorium velocizzando i tempi. Forse non ci sarebbe stato tempo per tutti e quindi si sarebbero dovuti selezionare i talk. Ma questo avrebbe valorizzato molto lo sforzo di coloro che avevano qualcosa da dire e avevano preparato una presentazione per farlo. L’auditorium inoltre avrebbe permesso di sviluppare discussioni, cosa che le due aulette anguste non permettevano di fare molto bene.

Selezionare i talk

Nel caso in cui ci sia un sovraffollamento di presentazioni allora si deve trovare un metodo limpido e condiviso di selezionare i talk. Una votazione pubblica, un sistema di rating, qualche cosa che renda utile e fruibile il barcamp.

Partecipare, partecipare, partecipare

Non basta organizzare un evento aperto, lo si deve partecipare. Altrimenti si sceglie un altro formato. Per questa ragione vorrei consigliare a coloro che vogliono portare avanti il progetto WorkingCapitalCamp di tenersi libera anche la seconda parte della giornata, evitare di avere un aereo pochi minuti dopo la fine della tavola rotonda, togliersi la cravatta e sedersi in prima fila mentre degli illustri sconosciuti presentano le proprie idee. Poi ad un certo punto fare una domanda e prendere parte alla discussione.

Sarebbe veramente eccezionale se il processo si completasse fino in fondo e gli stessi protagonisti della plenaria, decidessero rinunciare alle tavole rotonde moderate, si prendessero 20 minuti come tutti gli altri e affrontassero una presentazione durante il barcamp, con domande, discussioni e tutto quello che ne consegue. Visto che si parla di coraggio, innovazione, creatività, oltre che di business e di competizione, sarebbe davvero interessante come esperimento.

Avete voluto fare il barcamp… adesso barcampate!

Picture Credits

By Luca Sartoni

Team Lead at Automattic, WordPress contributor, co-organiser at WordCamp Europe, blogger, photographer, geek, nerd.

4 replies on “WorkingCampitalCamp Catania – bilancio e consigli”

Ottimi consigli.
Mi sorprende come mai non venga fatta menzione sull’assenza ingiustificata della connettività che, concedimelo, ad un Barcamp, suona un pò come andare a scuola senza quaderno e penna.
Capisco che se ne doveva occupare l’Università, ma onestamente chi ha organizzato l’evento doveva cercare di porre rimedio al posto di fare spallucce alle richieste(a) dei “disperati” che avevano fatto affidamento su quell’account prenotato una settimana prima.
Nel complesso sufficiente.

@Luca. Concordo su molte delle osservazioni che fai e cerco di rispondere. Innanzitutto, non ci aspettavamo una partecipazione così numerosa e soprattutto così tanti interventi. Sulla dimensione delle aule non c’era molto da fare: erano le uniche disponibili considerando che il mercoledì è un giorno di didattica e già aver spostato le lezioni in quelle due aule ha causato più di un disagio a studenti e docenti.
Credo che per Working Capital varrebbe la pena integrare il barcamp con un elevator-pitch. Da un lato il barcamp per condividere conoscenza ed esperienze; dall’altro l’elevator-pitch per presentare i progetti da candidare.
Infine, non è esatto che non ci fosse nessuno di Telecom. Franco Bernabè è andato via subito dopo la plenaria, ma l’azienda era ottimamente rappresentata dal responsabile del progetto Working Capital Salvo Mizzi e da Gianluca Dettori e Alessandro Santo di dPixel, che sono rimasti praticamente fino alla fine.
Si poteva fare meglio? Come diceva Bartali: “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare” 😀

@Gaetano. La connettività c’era: dalla mattina in auditorium e da metà pomeriggio nelle aule e nel cortile. Sono consapevole del fatto che molte persone non sono riuscite a connettersi e ti assicuro che non abbiamo fatto spallucce: purtroppo non c’era nulla che noi come organizzazione potessimo fare, oltre ad affidarci alle persone dell’università che sono state comunque disponibilissime.

Grazie a entrambi per le preziose riflessioni… spero di riuscire a farne tesoro 🙂

Anch’io sono rimasto molto perplesso dalla piega che ha assunto il dibattito a Catania, non ero presente fisicamente, ho guardato la registrazione in differita notando sbalzi di volume e un notabile religioso impegno dei cameraman che si inquadravano a vicenda.

Eppure non nascondo di avere avuto la sensazione di essermi catapultato ad un incontro scuola/azienda di metà anni ’90 quando di rete e Bar Camp non è che se ne parlava molto e la crisi era lontana.

Per conto mio, avevo già adocchiato Working Capital, sono registrato, ma ancora non mi sono cimentato con le 15 slides (non dovevano essere 10? minuti 20 font 30 etc etc.).

Avrei però una domanda che forse non c’entra nulla.
Ho caricato un Banner che punta su Working Capital, si può fare? è legale? ci vuole il permesso?

Nell’immediato sviluppo degli appunti che ho frettolosamente ricopiato sul contenitore Web del progetto vorrei partire da un approfondimento del SEO e monitorarne le evoluzioni.

Grazie!
Paolo

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