Bagno Wave – Vogliamoci male

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La settimana scorsa scrivevo della pessima esperienza in un locale milanese e oggi mattina sono andato a rileggere, a distanza di mesi, quello che successe ad Elena la scorsa estate. Lei ricevette un pessimo servizio in uno stabilimento balneare e ne scrisse sul suo blog. In poche ore google le fece superare il sito del bagno wave in fatto di importanza.

Ricordo che sei mesi fa il sito del bagno wave era graficamente approssimativo e male indicizzato. La gestione deve aver capito l’importanza della propria immagine sul web ed è corsa ai ripari. Adesso il sito è sempre indicizzato male ma si vede che hanno speso dei soldi per renderlo più bello.

Soldi spesi male, a mio giudizio, perchè il livello di tamarraggine (tamarreria, tamarritudine) è salito a dismisura. Inoltre ad accogliere il visitatore c’è un’animazione flash che è considerata obsoleta fin dai trattati lateranensi. Ma non finisce qui, al visitatore è successivamente chiesto di cliccare sulle parti private di una ragazza. Non sto qui a fare una menata femminista perchè la mia barba me lo impedisce, ad ogni modo il cattivo gusto è assicurato. Provare per credere.

By Luca Sartoni

Team Lead at Automattic, WordPress contributor, co-organiser at WordCamp Europe, blogger, photographer, geek, nerd.

9 comments

  1. La pubblicità era già uscita l’anno scorso, e già l’anno scorso mi aveva fatto pena. Nella versione originale, la frase era “bagno wave, l’estate più….” e terminava sul bicchiere.

    Si vede che molti dei loro avventori non sono riusciti a capire il doppio senso, allora hanno messo la spiegazione.

    D’altronde, se la filosofia dell’esercizio è da tamarri, mica il target di riferimento sarà composto da gente con più di tre neuroni, no?

  2. @Porreau: concordo.
    @Alessandra: non mi spingo in giudizi personali. Mi limito a constatare come l’impegno economico profuso (di qualunque entità sia) è stato indirizzato nella direzione sbagliata. Non credo che gli porterà clienti, ma per il momento solo pessime opinioni.

  3. @Luca: beh, qui non è questione di giudizi personali. Se un’impresa “esce pubblicamente” con un certo tipo di comunicazione, lo fa per essere vista e giudicata. Come impresa, naturalmente, ma “le imprese sono fatte di persone”, no? Chi si trova di fronte alla comunicazione, la valuta e si forma un giudizio sull’azienda che l’ha commissionata e pagata; va da sè che poi il giudizio sull’azienda, soprattutto nel caso di imprese piccole, si estende anche (tutto o in parte) alle persone che quell’azienda la gestiscono.

    Io – in persona personalmente – mi faccio un personale giudizio pessimo rispetto a chi comunica in questo modo.

    In quanto “persona che lavora nella comunicazione”, poi, rincaro la dose, e condivido i pessimi giudizi che già hai espresso tu sia sull’impianto tecnico del sito, sia sull’efficacia in termini di marketing e comunicazione di tutta l’operazione.

    Poi, sono consapevole che c’è mercato per tutto, per il cattivo gusto, per la maleducazione, per il becero maschilismo, anche per la merda probabilmente, quindi, se c’è qualcuno che la compera, c’è anche qualche azienda che la vende, ‘sta merce. Il Bagno Wave evidentemente pesca in questo bacino di mercato, da cui io cerco, per quanto possibile, di mantenermi lontana (come persona e come professionista).

  4. esempio di marketing virale c’e’ a chi piace, chi sorride e a chi non piace, sicuramente non puntano al target famiglie cmq citando sopra la Alessandra < > e vedendo come i titolari hanno risposto al post di elena difficilmente potevano aspettarci dello stile dalla loro comunicazione.

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