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Una giornata da dimenticare e che quindi ricorderò

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Ieri mattina mi sono svegliato di buon ora per affrontare una giornata densa di appuntamenti, quasi a farmi espiare i pomeriggi estivi passati in panciolle sulla spiaggia.
Alle otto in punto sono partito con l’auto di mia madre alla volta di Pesaro per raggiungere un cliente alle nove e trenta. La mia auto era in concessionaria a fare il tagliando annuale. Alle nove emmezza ero a Pesaro e un’ora dopo il mio lavoro era concluso. Era anche conclusa la parte rosea della giornata. Che per essere ancora le dieci e trenta del mattino non c’è male.

Mentre, in autostrada, stavo andando a Bologna per seguire le lezioni di Finanza Aziendale dalle diciassette alle diannove (orario infame) sentivo la vettura di mia madre che non “tirava” in quinta marcia e continuava a decelerare lentamente. Sarà colpa del falsopiano, mi dicevo. Invece era colpa del pilota che di colpo si accorse della freccetta della temperatura che lo salutava, rossa di rabbia, appoggiata al suo limite superiore. Rallentando ho raggiunto il casello di Riccione e subito fuori ho chiesto aiuto al più vicino benzinaio.

Assolutamente inetto, nonostante sapessi spiegare a grandilinee la fisica che sottende l’impianto di raffreddamento dell’autovettura, ero balbettante e come si dice da noi “incicciuito” di fronte alla problematica meccanica. Fatto sta che il benzinaio, dopo avermi squadrato da testa a piedi è andato a prendere un innaffiatoio (si un innaffiatoio) e mi ha riempito la vaschetta del radiatore mediante suddetto utensile agricolo. Pensando di fare cosa gradita, ho fatto il pieno.

Lentamente mi sono avviato verso Bologna con un occhio alla strada e un occhio alla lancetta della febbre sul cruscotto. Sono giunto a Bologna giusto in tempo per rivedere la temperatura salire. Ma orami ero parcheggiato e potevo smadonnare senza problemi di viabilità. Dopo aver ripetuto il mio mantra, come un Germano Mosconi qualsiasi, sono andato in cerca di acqua e ho nuovamente rabboccato la vaschetta.

Alle quattordici in punto, nero come la pece, ero in Laboratorio Ercolani, in attesa della lezione delle cinque. Leggendo i 200 feed della mattina ne salta fuori uno a dir poco incazzereccio: “Le lezioni di Finanza Aziendale inizieranno il 28 settembre”. Pubblicata alle dodici e venti. Ma dico io, lo avete davvero scoperto alle dodici e venti del ventiquattro settembre? Ma siamo sicuri? Altra raffica di improperi. Impacchetto baracca e burattini e me ne torno a casa.

Questa volta il radiatore era ancora pieno e quindi ho finalmente una certezza automobilistica, la perdita è dopo la pompa di raffreddamento altrimenti si svuoterebbe anche a macchina spenta. Arrivo calmo calmo a Ravenna e porto la macchina nell’officina della concessionaria. Spiego il problema e mi becco una supersgridata dal capofficina che mi informa della mia irresponsabilità a circolare in tali condizioni. Avrei potuto fondere il motore, fondere la testata, fondere nonsoché e pare che la guerra nucleare al confronto fosse una bigbabol al gusto panna e fragola. Avrei fuso tutto. Ma tutto tutto!!!

Inutile la mia sicumeria riguardo al mio rabbocco continuo. Non serve a niente. Inutile la mia sicumeria riguardo al buco dopo la pompa. Non vuol dire niente. Inutile la mia sicumeria riguardo al poter tornare a casa con la mia macchina. Non era ancora pronta. Fatto sta che incazzato e stremato sono tornato a casa a piedi.

Stamattina ho lezione alle otto. Quindi treno delle sei emmezza. Che lusso il 3G in treno. HSDPA per 90 chilometri.

Buon giorno a tutti.

By Luca Sartoni

Team Lead at Automattic, WordPress contributor, co-organiser at WordCamp Europe, blogger, photographer, geek, nerd.

8 replies on “Una giornata da dimenticare e che quindi ricorderò”

lascia perdere, in facoltà da noi è veramente osceno. non avvertono, fanno quello che vogliono, professori che si dileguano.. bah. comunque, ho visto ieri pomeriggio l’amica che era con te in lab ercolani la volta che ci siamo beccati, mi ha salutata! pensavo non si ricordasse. 🙂

…potevi pur telefonare, siocchi, che non avrei saputo come risolvere il problema meccanico per l’amor del cielo, ma un passaggio te lo davo volentieri…

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