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Frammenti di FemCamp e dintorni

Pig Pride Parade

Alessio è giunto a casa mia venerdì sera alle 21.00 e alle 22.00 eravamo già di fronte ai cappelletti al ragù e alle grigliate di carne. Non ci facciamo mancare niente, neanche l’arsura notturna da overdose di porco alla brace.
Siamo stati inseguiti da una coppietta che non si è accorta della fine degli anni 50. Sembravano appena usciti da Happy Days; ci hanno tampinato dal distributore di benzina fino al ristorante.

Gioxx che vede S.Felice

Scesi dal bus navetta A e percorsi 50 metri, Gioxx è sbiancato ed è caduto in ginocchio. Mani due spugne, salivazione azzerata, manie di persecuzione, miraggi. Solo S.Felice apparso sulla cima di un palazzo gli ha ridato la forza di rialzarsi e iniziare a correre incontro al suo destino.
Questa volta, tale destino, è stato benevolo, permettendogli di riabbracciare il proprio portatile lasciato inavvertitamente sull’autobus.

La rete da panchina

Che Andrea Beggi avesse poteri sovrannaturali lo si sapeva già grazie a queste testimonanze ma che potesse prendere una panchina e connetterla al mondo intero non si credeva fosse possibile fino a quando non ne ha dato dimostrazione pubblica.
Pare che qualcuno possa vantare il privilegio di aver letto sul proprio monitor “sei connesso ad Andrea Beggi”!!!

La frase indimenticabile

Durante la cena siamo stati allietati da canzoni degli Abba, degli Scorpions e degli A-Ha.
Andrea Beggi ha così sintetizzato lo stato attuale della musica:

“saranno almeno 17 anni che non vengono pubblicate canzoni anni 80”

Che altro dire se non… buonanotte a tutti.

By Luca Sartoni

Team Lead at Automattic, WordPress contributor, co-organiser at WordCamp Europe, blogger, photographer, geek, nerd.

4 replies on “Frammenti di FemCamp e dintorni”

[…] Ho due premesse: la prima è che tutta colpa di Luca, anzi del suo frigo :-p, la seconda è che essere donna è un casino e la terza è che forse per la seconda preferisco gli uomini. Non sono stata al FemCamp e mi è spiaciuto.. non so cosa mi aspettavo, ma in linea di massima mi aspettavo che non mi piacesse. Lo so che è strano ma parlare di “donne” in generale mi suscita due reazioni opposte o di uguale intensità: mi trasformo in una femminista o in una maschilista. In ufficio discuto spesso e volentieri col mio dirimpettaio che ha delle idee medievali su donne-lavoro-maternità-famiglia e riesce a farmi sembrare una femminista accanita (cosa che non penso invece di essere); se mi trovo immersa in conversazioni sulle donne, sulla discriminazione, sulla parità dei sessi, ecc. rischio di pendere dall’altra parte. A parte la premessa sopra, ho poche certezze sulle donne: sono discriminate sul lavoro (e questa è una delle cose che mi ha più lasciato a bocca aperta.. come le cose che leggi e in fondo sai che ci sono ma non ci credi. Poi le vedi ed è una doccia fredda..), sono poche dove servirebbero (concedetemelo.. nascere donna e andare alla presentazione di Windows95 è una sottile ironia: il multitasking è donna, c’è poco da discutere..), e qui mi fermo. “Quote rosa” è un termine che mi fa venire l’orticaria.. le trovo una non-soluzione di comodo a un problema. ..quel che penso, in fondo, è che ci sia poco da parlare, e tanto (come al solito) da fare. Poi ogni tanto fermarsi e lasciare che i fatti parlino. […]

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