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Qualche opinione relativa ai barcamp

zenacamp
Picture by webgol on Flickr

Con il VenetoCamp di lunedi 14 maggio, ho partecipato a 5 barcamp in italia.

Credo che la modalità barcamp alla nostra maniera sia piuttosto diversa da quella americana, sia perchè le nostre culture sono diverse, sia perchè la roba importata non ha mai lo stesso sapore di quella originale. Non dico che sia meglio o peggio, semplicemente diversa.

Non è l’argomento culturale quello che mi interessa trattare, ma semplicemente esprimere le mie opinioni riguardo ad alcuni dei mille dettagli che hanno caratterizzato i barcamp cui ho preso parte e che per questo motivo mi piace definire “i miei barcamp“.

Connettività

La prima questione scottante.

Dare connettività si o no? a che condizioni, a tutti o solo ad alcuni?

Secondo me si deve fare una scelta dettata da una serie di variabili. Prima tra tutte: siamo tecnicamente e legalmente in grado di fornire un accesso alla rete? Se si, diamo la wifi a tutti, altrimenti a nessuno.

Inutile avere un numero limitato di accessi, burocrazie bulgare per avere una password e poi se ti sposti di una stanza perdi il segnale.
Non vorrei fosse intesa come una mancanza di rispetto verso chi si è impegnato, mettendo il proprio tempo e il proprio lavoro a disposizione, ma vorrei far capire che se le policy di sicurezza del luogo che ospita l’evento, prevedono la compilazione di un modulo di 500 campi, la fotocopia di un documento d’identità, la scansione biometrica della retina, il deposito di liquidi biologici, ed un massimo di 30 account con 200 partecipanti, forse è il caso di non fornire accesso alla rete e concentrare i propri sforzi su altre attività meno tecniche ma molto più importanti.

Aziende

Le aziende sono ben accette. Sino ad ora non ci sono stati problemi particolari. La massiccia presenza di blogger e del popolo della rete ha saputo amalgamare bene le esigenze di chi si muove sulla rete per questioni di business. Sappiamo tutti che i barcamp possono essere allettanti bacini di utenti, di promozione e di testimonial. Noi lo sappiamo, voi lo sapete, non ci prendiamo in giro a vicenda, c’è rispetto.

Inoltre alcune aziende, come YOO+, sanno ben utilizzare i barcamp per presentare i loro prodotti in modo discreto e colpendo nel segno, forti di una esperienza sociale. A volte, come a mestre, sanno anche uscire da situazioni imbarazzanti, quando un blogger piuttosto impertinente e fissato con il software libero, li mette nell’angolo e pone domande piuttosto acuminate…

Istituzioni

Le istituzioni sanno organizzare i barcamp, come hanno saputo dimostrare a Bologna e a Mestre ma solo perchè al loro interno hanno persone illuminate come Antonella o Gigi. Mi auguro che questa malattia, l’illuminazione, possa infettare maggiormente questi monoliti della comunicazione.

Sponsor e gadget

Attenzione, terreno scivoloso!!!

Senza sponsor è pressochè impossibile organizzare un qualsiasi evento che superi la classica birra con gli amici. Ci sono costi da coprire, locali da prendere in affitto, spese annidate in ogni angolo.

Per questa ragione non credo sia necessario fare battaglie ideologiche contro sponsor e supporter. L’importante è non scendere a compromessi che possano uscire dallo spirito del barcamp. Finora nessun pericolo in vista.

Secondo me la disponibilità di gadget non è fondamentale e come al solito sia meglio non esagerare. Portabadge e spillette sono meravigliosi ricordi, ma anche quando non ci fosse modo di averli, sono le persone che si incontrano a dare valore alla giornata e al barcamp.

Nel caso in cui si avesse il proprio nome su un badge, è importante che possa essere ENORME. In modo da non trasformare il barcamp in un raduno di videolesi (lesi dal video lo siamo già).

Tavoli e sedie

Non sono mai abbastanza. Secondo me è molto importante dedicare uno spazio apposito alla libera socializzazione, dove non si svolga null’altro che sedersi, riposarsi, chiacchierare. Inoltre quasi tutti i barcamper sono computerdodati e amano tenere accesi i loro amici di silicio. Risulta particolarmente comodo avere tavoli e ciabatte elettriche.

Antonio immagina un barcamp fatto solo di sedie e tavoli. Come dargli torto?

Sale e cattedre

Le sale dovrebbero essere piccole. Anzi minuscole. Anzi striminzite.
Nelle sale grandi e con la cattedra rialzata è molto difficile riuscire a generare un dibattito. L’orientamento delle sedie, in una sala da conferenze, non rende agevole conversare tra le prime file e le ultime.

Conferenza o barcamp

Per quale ragione ci si ricorda dei barcamp? Per le cene, le chiacchiere, le facce, le foto, gli imprevisti, gli scherzi.

Non credo che tutti i partecipanti siano disinteressati alle conferenze. Ma sostanzialmente non attraversano l’italia per andare a scoprire l’acqua calda o la fusione fredda. Le conferenze dovrebbero essere uno spunto da cui far partire i ragionamenti, non presentazioni infinite di prodotti commerciali o comizi politici.

E se succede? Mi spiace per il relatore, perchè i partecipanti si dimenticheranno di lui prima ancora di aver salutato la telecamera di Robin Good e quella di Nicola Mattina.

Tempi

Rispettare i tempi è importante per consentire a tutti di poter parlare. Inoltre venti minuti sono un tempo più che ragionevole per iniziare un discorso ma sicuramente troppo breve per portarlo a compimento.

Meglio seminare idee al barcamp e usare la rete come incubatore per vederle crescere e svilupparsi.

Barcamper dalle alpi alle isole, che ne pensate voi?

By Luca Sartoni

Team Lead at Automattic, WordPress contributor, co-organiser at WordCamp Europe, blogger, photographer, geek, nerd.

25 replies on “Qualche opinione relativa ai barcamp”

Acc#@! …Porc@?#§!!! Mi dà fastidio che avevo deciso di arrivare alla partecipazione di 5 barcamp per poi scriverle io queste cose! …Anche stavolta hai ragione su tutta la linea!

Sono sostanzialmente d’accordo.
Non concordo con le sale striminzite, permettono maggior socializzazione, ma riesci ad immaginare un intervento come quello di Fullo su Blogbabel in una stanza piccola? Anche se sono andato solo allo Zenacamp, penso che sale come quelle siano l’ideale.
Forse non è nel pieno spirito del barcamp, ma alcuni interventi li farei durare anche ore. Perché no? Al primo barcamp utile mi piacerebbe presentare la Nuova Medicina di Hamer insieme ad un blogger che sto cercando di contattare e avere 20 minuti è veramente un tempo nullo per un argomento così.

Mi pare tutto condivisibile.
Il punto è che mi pare tutto condivisibile anche con riferimento a qualunque tipo di convegno/conferenza/seminario/workshop/fiera avente qualunque oggetto e rivolto a qualunque pubblico, ammesso che l’organizzazione sia interessata alla partecipazione di chi viene invece che a sommergerli di messaggi unidirezionali.
C’è una specificità dei barcamp rispetto ad altre “convention” ?
Ci son quelle che vengono bene e quelle che vengono male.
Secondo me, alla fine, un barcamp è una convention come un’altra, salvo che, a leggere te (o altri blogger) i barcamp riescono bene.

Prometto che un giorno scriverò un post sul perché sono sempre così polemico, ma nel frattempo… mi sembra che ci sia sempre meno distinzione tra conferenza tradizionale e barCamp, se non che il barCamp è organizzato dai bloggers e quindi ha un maggiore potere comunicativo verso l’esterno.
Sul mio sito, se vai a leggertelo, sono stato più severo ed ho scritto giusto oggi, per definire i barCamp: “il modo (e la moda) che hanno trovato i bloggers per definire una chiacchierata informale, solo che essendo bloggers non chiacchierano se non hanno corrente elettrica, portatili, proiettori, wi-fi, sponsor e gadget”.

Prima che si ricominci a polemizzare 😉 tu andresti a un barCamp dove ci sono solo una cinquantina di persone che non conosci che hanno voglia di discutere lontano da riflettori, streaming, blog, twitterate e compagnia bella?

ne ho fatto uno solo ( roma) e ne avrei voluti far di più.Molti di più…li segueo ne sono rmasto incantato. Io non so come sia la formula americana, ma la formula italiana mi è tanto piaciuto e mi ha fatto sentire , come approccio a casa mia… 😉

Non sbagli Luca. Il BarCamp non serve a scroccare connettività o sedie o gadget, li ho anche a casa mia senza troppe pippe mentali. bus3 ti butto li un consiglio spassionato: fatti una passeggiata ristoratrice ogni tanto o… meglio ancora … partecipa ad un BarCamp prima di parlare di un evento non vissuto 😛

Che fine ha fatto l’idea di fullo sul campcamp, senza wifi e portatili in campeggio ? Quello sarebbe un camp ganzo , anche se sicuramente Robin Good irromperebbe anche li a mo’ di Kika (rif film del 93 di Almodovar , chi l’ha visto ha capito che intendo) con la sua ustream.tv 🙂
Piccola postilla sul camp di marghera , del quale ho letto solo i commenti di Miketrevis. Io ho vissuto per vent’anni a venezia e non avevo dubbi che la sboronaggine tipica del posto avesse il sopravvento. Per fortuna che sono corsi in aiuto i romagnoli. Per disintossicarmi dalla sboronaggine per fortuna mi sono trasferito in Toscana e non tornerei più indietro.

Ciao a Luca e ai suoi lettori tutti.

Anton de MArtini aka dema

@bus3, l’essere polemici non è sempre un difetto, a volte stimola la discussione. Ma sparare giudizi su qualcosa che non conosci ti fa fare una pessima figura. Per poter esprimere certi pareri occorre provarle, queste esperienze. Poi potrai dire di non essere rimasto soddisfatto, ma criticare a priori è banale e scontato.

@feba e gioxx, Parteciperò al beachCamp quando ci sarà, perché sono curioso.
Al tempo stesso esprimo opinioni in base alla mia esperienza… non mi piace che finiamo sempre con un “se non lo hai fatto, che ne sai?”.

@luca e gioxx, e allora qual’è la novità portata dai barCamp? in cosa sono diversi dai meeting di qualsiasi tipo? ho vissuto diverse esperienze simili ai barCamp e la grande differenza mi sembra essere che questi ultimi sono organizzati da bloggers e che l’apparato mediatico è molto più efficace. Luca, un barCamp lo facemmo a modo nostro quando ci incontrammo da Enrico, credo la sera che ci conoscemmo, ovvero prima che nascessero i barCamp. E lì non prendeva neanche il telefonino. O sbaglio?

@luca, non ho i commenti perché c’è il mio indirizzo email attraverso il quale sollevare osservazioni. Talvolta riesco a cambiare opinione e in quel caso posso correggere i miei post.

Ottimo, misurato e meditato.
Ho avuto il piacere di conoscerti di persona e spero che ci ritroveremo ancora.
Garantisco che sto leggendo tutti i post sul Venetocamp per fare tesoroper il prossimo.

p.s. linkami il blog nel tuo post, non il sito personale……è troppo autoreferenziale 🙂 Desidero che la genta mi conosca per quello che penso, non per quello che ho fatto…….che ormai è “polvere”.

Ciao e complimenti ancora per il post,

bus3: Quando potrai esprimere un parere sull’esperienza vissuta, forse non finirò la discussione con un “se non lo hai fatto, che ne sai?” e azzarderò uno scambio di opinioni. Così, ripeto, è troppo facile.

@feba, la forza della comunicazione dovrebbe essere quella di trasmettere le proprie esperienze agli altri senza che questi siano stati coinvolti in prima persona. Giuro che ho letto moltissimi post, anche i tuoi, sui barCamp. E appunto da questi ne ho ricavato delle sensazioni. Che poi sono state confermate quando ho letto “i lati negativi già ben spiegati da altri. Wi-fi” (feba), oppure “ed una senza wireless” (elena), oppure tanti altri che adesso manco mi ricordo.
A questo aggiungi alcune considerazioni personali di stampo filosofico/etico, e la frittata è fatta. Perché io delle motivazioni a quel che dico le sto dando. O almeno ci provo.
Poi se cambierò opinione quando parteciperò ad un barCamp, questo è da vedere. Nel frattempo hai la possibilità di spiegarmi che quel che penso non rende giustizia.

bus3: io sono riuscita a conversare (e anche a fare una presentazione) lasciando a casa il mio fido pc. Ma il barcamp, a differenza delle conferenze tradizionali, dà la possibilità di partecipare anche a chi non è fisicamente presente. Perciò la possibilità di connettersi a internet fa la differenza. In una situazione come questa, è stato possibile per i ragazzi dare la diretta di una sola sala, e questo secondo me è stato limitativo.
Questo barcamp assomigliava a una conferenza, è vero, ma questa sensazione è stata inserita tra i lati negativi, perchè lo sforzo dei partecipanti è quello di conversare, non di raccontarsi quanto sono bravi. Il fatto di mettere a disposizione il materiale online mi sembra perfettamente coerente con lo spirito di condivisione dei blog, sarebbe strano partecipare e poi non farlo. Il fatto che il Barcamp abbia alcune regole per essere definito tale è una specie di garanzia per chi partecipa, perchè sa che cosa si deve aspettare e come funzionerà. La differenza con una chiacchierata informale è che, sapendo in anticipo quali argomenti verranno trattati, so già se mi può interessare, come posso contribuire alla discussione e se è necessario preparare una presentazione. La visibilità personale che ne segue è una conseguenza, ma non è sempre il fine: così come nella vita reale c’è chi chiacchiera per darsi importanza, c’è anche chi chiacchiera per il gusto di farlo.

Chiamiamo le cose col loro nome. Fino a poco tempo fa si facevano le assemblee, dove la gente si incontrava senza gerarchie evidenti e discuteva di argomenti prestabiliti. Chi voleva portava i biscotti da casa per offrirli agli altri, poi c’era chi disegnava sulla lavagna per farsi capire meglio… delle noiose assemblee.
Ogni tanto accadeva che si riusciva ad organizzare un incontro pubblico con qualche persona degna di nota, e questo si chiamava conferenza. Essendoci una persona meritevole, solitamente pagata abbastanza per coprire le spese di viaggio e pernottamento, si cercava di “sfruttarla” per farla parlare il più possibile in modo che un tema non solo venisse proposto, ma affrontato e sviscerato. A margine delle conferenze c’è sempre stato il dibattito pubblico. Poi qualcuno (come si fa anche al RavennaLUG) riprendeva e faceva girare le cassette, o mandava una mail di resoconto, o all’assemblea successiva ci si confrontava sulla conferenza. Il moderatore serviva per ottimizzare il flusso informativo tra il relatore ed il pubblico. Una conquista, insomma.
Cos’hanno aggiunto in più i barCamp per riscuotere tanto successo? Connessione real-time, gadget e sponsor, e secondo me un buon pizzico di moda.

Tutto bene, come al solito. Liberi tutti di prenderne parte nei modi che ritengono migliori, ma mi si permetta di sollevare perplessità visto che ne ho le scatole piene del “tutto gratis”, del “viva il gadget” e dell’interconnessione planetaria. Ma è opinione mia.

In particolare osservavo come fosse un controsenso il barCamp a TerraFutura, essendo che appunto un barCamp si distingue dalle normali assemblee per delle pratiche che sono difficilmente collocabili nell’ambito della sostenibilità. E vi invito a dimostrarmi il contrario se ho torto.

Mi affascina tuttavia l’utopia della partecipazione collettiva, ed il barCamp proprio come le assemblee e le conferenze è una bella formula. Peccato che mi sembra molti ci vadano indipendentemente dagli argomenti di discussione, e molti si propongano indipendentemente che abbiano argomenti interessanti da affrontare (basti guardare quanti segnalano la propria presentazione come “Presentazione da definire”… ma allora sai cosa dire perché sono anni che attendi l’occasione, o te lo devi inventare apposta?).
Se io fin’ora non ho preso parte a barCamp è perché non ho trovato interessante (o almeno non abbastanza da farmi consumare benzina e dindi) sentir parlare superficialmente dei biglietti magnetici dell’ATM piuttosto che di “Come funzionano i template di WordPress” (di cui c’è poco da discutere). A questo aggiungi che vedo gravitare attorno ai barCamp facce note il cui obiettivo è sempre stato quello di mettersi in luce e basta, qualsiasi fosse l’occasione per farlo, e che purtroppo sovrastano anche la presenza di personaggi degni di stima.

Aggiungo che chi doveva fare le riprese o i report delle assemblee/conferenze era sempre il più sfigato perché doveva sorbirsi la pippa di scrivere senza poter seguire con dedizione la discussione. Qui sembra che tutti vogliano diventare reporter. Che palle.

luca dopo la ventesima volta ho capito che c’eri anche tu nella foto…ottimo questa volta niente cravatta verde 😛

C’è poco da discutere sui template di WordPress ma l’impegno per fare quello dI RavennaLUG te lo eri preso e, almeno allo stato attuale, non è stato mantenuto 🙂

Vuoi sentire parlare / leggere di BarCamp o eventi senza connettività e altro? Dai una occhiata al mio post sul BlogLab Firenze del 17 maggio scorso:
http://gioxx.org/2007/05/17/bloglab-4%c2%b0-incontro-firenze/

Il post è stato scritto durante il tardo pomeriggio, dopo essere tornati a Ravenna. In Università ho usato carta e penna. Ancora convinto che debba esserci per forza connettività e gadget per poter andare ad un incontro?

Dai va la, va bene la polemica, ma falla quando hai serie basi sulle quali fondare le tue pseudo-considerazioni 😉

P.S. Non voglio diventare reporter, ndr.

Gioxx, non hai capito. Se togli la connettività, un barCamp diventa un’assemblea. A meno che io non mi sia sbagliato, nel qual caso fatemi il favore di contraddirmi.
Di assemblee ne ho vissute centinaia e ne prendo parte ancora spesso, quindi non mi interessa leggere report su assemblee che non mi interessano.
Tuttavia all’inCamp la connettività WiFi (se era cavo era già un’altra cosa) ci sarà, assieme ai gadget.
Il resto l’ho già detto e non mi ripeto.

@bus3: Infatti la novità del BarCamp non va vista in relazione alle assemblee o ad altra forme di incontri analoghi, bensì rispetto alle *conferenze tradizionali*. Non a caso una delle definizioni usate sin dall’inizio è “unconference”, cioè “non-conferenza”: le persone che parlano non sono decise da chi organizza un barcamp.

Gli organizzatori offrono spazio, connettività ecc. Solitamente la cosa è senza scopo di lucro. Solitamente c’è una dimensione collaborativa da più punti di vista. Solitamente c’è una conversazione che segue alla presentazione, anzi la presentazione è più spesso un punto di partenza. Solitamente buona parte della gente dà una mano agli organizzatori ad allestire prima e a pulire dopo (queste cose le avrai lette, immagino).
Ancora non vedi quali sono le differenze rispetto a una conferenza tradizionale (ripeto, non rispetto ad altri incontri tenuti in altra forma)?

p.s. è davvero un male che non ci sia qualcuno che stabilisce “tu, sfigato, fai le riprese”? è davvero un male che tutti abbiano la (senti qui!) *possibilità* di essere reporter (reporter?! molti mettono i propri video su youtube o sul proprio blog, io non li definirei strettamente reporter, ma cmq…) e di diffondere quello che riprendono/scrivono con gli stessi mezzi e le stesse potenzialità di diffusione dei propri contenuti?

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