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Una cenetta tranquilla

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Picture by DisposableImaging on DeviantArt

A volte gli imprenditori non si rendono conto che le loro fatiche e le loro buone idee vengono vanificate da pochi piccoli dettagli.

Chiamarli dettagli nel racconto di quello che ho vissuto ieri sera è davvero un eufemismo.

Il viaggio di andata

Orario stabilito per la partenza: ore 19.00
Il mio cellulare che suona puntuale per implorarmi di scendere.
Peccato che io sono ancora sotto la doccia.
Vestizione lampo e alle 19.15 si parte.

Ravenna – Torriana, in un’oretta, con calma. Non ci sarà copertura wireless ma sopravviverò, spero.

Laura mi vuole portare a mangiare in una trattoria che, a suo dire, è veramente speciale. Cucina tipica romagnola, ambiente familiare, in mezzo al verde.

Le colline riminesi hanno sempre avuto il loro fascino e in effetti la trattoria/locanda, da fuori sembra proprio come nel dipinto di Laura.

La trattoria

Vecchi barili all’ingresso, carretti del secolo scorso, utensili contadini, un semaforo. Un semaforo?

Si un semaforo! Verde per giunta, forse serve ad indicare che c’è ancora spazio all’interno. O forse indica che ci sono ancora camere libere dato che la trattoria è anche una locanda.
All’esterno c’è anche un vecchio orologio rotondo da stazione ferroviaria.

L’interno è oltremisura ripieno di ciarpame. Catini, pentole, carriole, catene, vanghe, scatole di biscotti, vecchi cartelloni pubblicitari. Il tutto appeso alle pareti ed ai soffitti. Per un certo verso ogni cosa sembra avere il suo perchè e tutto sommato l’ambiente è abbastanza armonico nel suo frastuono visivo.

I tavoli di colore marrone scuro sono appropriati per una trattoria tipica del luogo.

L’arredamento

Alle pareti ci sono fotografie antiche che raffigurano nell’ordine: Camillo Benso di Cavour, Garibaldi, antichi nobili in pantacalze intenti a firmare un documento, un water. Un water?

Si un water. Mi accorgo guardando meglio che il water è disegnato a mano e fa parte di una collezione unica di fogli di carta oleata gialla, goliardicamente utilizzate come tele sulle quali testimoniare filastrocche storiche e complimenti al locale e alla cucina. Alcune di queste filastrocche e citazioni sono talmente storiche che mi sono giunte via SMS ed email, nei tempi passati.
Mi sono chiesto cosa diavolo passi nella testa di qualcuno che decide di scrivere sulla tovaglia di carta di un locale, una barzelletta che il giorno prima ha ricevuto per email. Onestamente non riesco a capirlo.

Incuriosito da tale arte d’arredamento, appena appoggiata la giacca alla sedia, mi sono messo a leggere alcune righe di una poesia particolarmente curiosa. Non credevo esistessero così tante rime con la parola “porco”.

Non appena iniziavo a godere di tali allitterazioni, la cameriera, che sicuramente aveva prestato servizio nella whermacht, per via dei suoi modi gentili, mi avverte che se avessi deciso di leggere tutte le iscrizioni murarie avrei mangiato solamente allo scoccare della mezzanotte.

Le lunghe attese e le urla furibonde

Quella che credevo una battuta di spirito, si è invece rivelata una tremenda profezia. L’intervallo tra il primo piatto e il secondo è stato di circa 55 minuti primi, nuovo record stagionale.

Le patate per giunta non sono mai giunte al nostro tavolo, nonostante fossero comprese nel prezzo.

Ogni volta che il panzergrenadier dai capelli ossigenati entrava in cucina, le urla riempivano la sala, trasformandosi in risate contrite, sghignazzi, sudori freddi, imbarazzo nei nostri compagni di desina.

Cameriere, il conto!

Al momento di uscire, l’italianissimo mascelluto balconeggiava sulla cassa, destando in me il pensiero di essere caduto in un agguato. Le nostra rimostranza riguardo alla latitanza delle patate si è strasformata in una nuova occasione per indispettire i clienti da parte di una poco accorta gestione locale.

Ovviamente tali contumaci tuberi non sono stati accreditati al nostro conto, ma anzichè essere scontati dal secondo piatto, sono stati scorporati attraverso un calcolo integrale che ha richiesto imbarazzanti e imbarazzate delucidazioni e l’uso della calcolatrice, che a sua volta si vergognava.

Poco importa se una simpaticha tovaglietta di bambù, di fattezze orientali (probabilmente per ricordare una sciagurata alleanza) venga donata al cliente pagante.

Il risultato è comunque insoddifacente per quanto il prezzo non fosse sproporzionato alla qualità del cibo, che comunque va riconosciuta.

By Luca Sartoni

Team Lead at Automattic, WordPress contributor, co-organiser at WordCamp Europe, blogger, photographer, geek, nerd.

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