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7 motivi per cui gli informatici sono ricercatissimi (dai rompiscatole)

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Pochi giorni fa, Stefano Epifani si poneva una domanda.

Molto semplicemente, si interrogava sul motivo per il quale fosse normale per un qualunque informatico essere al centro delle attenzioni dei propri amici, parenti, vicini di casa, colleghi di lavoro, sconosciuti, ogni qualvolta essi siano di fronte ad un problema con il proprio PC.

Questa domanda mi è entrata in testa e dopo averci pensato molto intensamente, ho riassunto i miei ragionamenti in 7 principali motivi per cui questo succede:

1 – Luogo

Non esiste, molto spesso, una locazione precisa in cui l’informatico opera. Si è informatici in ogni luogo ci sia un PC sul quale mettere le mani o anche solo un pezzo di carta dove scrivere qualcosa.
Molti informatici lavorano in ufficio ma non smettono di essere tecnologici quando escono dalla porta. Arrivano a casa degli amici per una cena e spesso si ritrovano seduti davanti ad un PC infestato dagli ultracorpi senza neanche capire come.
Una volta, durante una festa di compleanno, a casa di un amico ho ricompilato un kernel linux tra una patatina fritta e una fetta di torta. Ho testimoni.

2 – Tempo

Così come il luogo, il tempo gioca un ruolo fondamentale nelle vessazioni e sfruttamenti sociali che l’informatico è costretto a subire.
Un informatico che si rispetti non timbra il cartellino e pensa ad algoritmi anche quando sta guidando in mezzo al traffico. Questo lo porta a ricevere telefonate nei momenti più assurdi e a non sentirsi un idiota (eventualmente solo a lavoro concluso) ad andare a casa di un conoscente per sistemare una stampante che fa i capricci.

3 – Entusiasmo

Una cosa che contraddistingue gli informatici è l’entusiasmo con cui affrontano alcuni problemi.

Soprattutto quelli degli altri.

Mi è capitato molto spesso in gioventù di andare a casa di conoscenti a sistemare i loro computer. Onestamente ero contento di farlo. Magari ad una certa età mi sono stufato, ma all’inizio era molto divertente. Su questo entusiasmo sopravvivono i rompiscatole. Se venisse a mancare, morirebbero come l’erba con il sale.

4 – Formazione specifica

Un medico ha almeno 10 anni di formazione specifica alle spalle. Inoltre è specializzato in un campo. Cardiologia, andrologia, ortopedia eccetera. Difficilmente un medico affronta qualsiasi questione gli venga sottoposta con la stessa sicurezza. L’informatico no. L’informatico sa tutto di tutto. Problemi con la rete, Windows impastato di virus e malware, database corrotti, filesystem asfaltati, monitor esplosi, ventole del case che fanno rumore. Tutto. Lui sa tutto.

Ma che scuole ha fatto il vero informatico? E’ andato a lezioni private da Mac Gyver ed era compagno di banco ti Alan Turing?

Questa domanda introduce il quinto motivo:

5 – Essere o non essere?

Tutti coloro che riescono ad andare oltre la pressione del tasto “Power” in maniera cosciente, sono informatici. Questo deriva dal fatto che non esista un percorso specifico per il ruolo informatico e che essere informatico sia un “essere” e non un “divenire”.

“Essere” perchè informatici si nasce e non si diventa. Da piccolo montavo e smontavo lego, svitavo i rubinetti dei termosifoni, facevo autopsie agli elettrodomestici rotti.
Da grande faccio la stessa cosa ma le mie vittime si chiamano Hardware e Software.

6 – Oscura professione

Gli informatici, da fuori, sono tutti uguali.
Personaggi oscuri che passano la vita attaccati a delle diavolerie lampeggianti.
Il fatto che queste diavolerie siano più diffuse delle carie dentale li rende estremamente utili al sistema ma necessariamente vessati in ogni modo dai rompiscatole.
Inoltre gli informatici prendono qualsiasi problema di carattere tecnico come questioni personali e ne fanno sempre affari di Stato.
Se la macchinetta del caffè si inceppa, loro non si preoccupano più dell’inserire caffeina all’interno delle loro vene, ma il loro mondo inizia a ruotare intorno alla modalità di lettura della chiavetta elettronica di dispensazione bevande.

7 – Vile denaro

Il vero informatico non si sporca le mani con il Vile Denaro. L’informatico non sa che farsene della moneta sonante se prima non ha deframmentato il disco del vicino di casa.
Un luogo comune vuole che l’informatico applichi tariffe da capogiro. Peccato che il suo tassametro parta sempre in ritardo e si fermi sempre prima dell’arrivo. In questo modo due ore diventano una e una settimana di lavoro si estingue in poche centinaia di fagioli secchi.

Qualcuno ha qualche altra motivazione valida?

By Luca Sartoni

Team Lead at Automattic, WordPress contributor, co-organiser at WordCamp Europe, blogger, photographer, geek, nerd.

75 replies on “7 motivi per cui gli informatici sono ricercatissimi (dai rompiscatole)”

@Stefano Epifani: credo che la mia LPDO di domani sarà: Tassonomia. Grazie per l’hint.

Apetto il nuovo post con grande impazienza. Ci vediamo all’opencamp!

@Andrea Beggi: sono molto onorato di ospitare un tuo commento.

Luca Sartoni ha scritto:
Da piccolo montavo e smontavo lego, svitavo i rubinetti dei termosifoni, facevo autopsie agli elettrodomestici rotti.
Da grande faccio la stessa cosa ma le mie vittime si chiamano Hardware e Software.

LucaC ha scritto:
ma non meno importante c’è la passione, la voglia estrema di risolvere e capire il meccanismo delle cose.

Per me queste frasi danno la definizione di hacker…

@malaerba: stai forse insinuando che io sia un Hacker?

Lo prendo come un complimento.

Magari prova a cliccare su quel simbolino in basso nel template a destra della licenza creative common…

Arrivo via Fabbrone, devo dire che in questo post mi sono identificata al 100%. Se ti può consolare, questa cosa non è limitata all’informatica: io che prima di essere informatico sono un chimico mi ritrovo a rispondere a domande su detersivi/catalizzatori/alimenti/medicinali mentre sto facendo il template per un sito o formattando un disco rigido o spiegando come usare il lazo su photoshop. Praticamente sono una specie di Einstein incompreso. Eppure non riesco a gioirne.

A questo punto Luca devi lanciare il sondaggio, o meglio ilo concorso:

“Qual è il momento, il luogo, la situazione più improbabile ed assurda in cui qualcuno ti ha ROTTO I CO###ONI con domande informatiche da utente finale?”

La mia top experience è avvenuta proprio ieri sera: durante l’allenamento di judo, un luogo ed un momento in cui stare in silenzio e concentrati è un principio fondamentale sia di pratica che di rispetto nei confronti del Sensei, una cintura nera con 15 anni di esperienza mi ha iniziato a tartassare a voce alta per un quarto d’ora a riguardo del suo cellulare/modem, che collegato ad una porta usb differente da quella di installazione, non funzionerebbe….

no comment

concordo su tutto, decisamente tutto, sì.
(ps, scusa l’invadenza, io sono di lugo e studio informatica a bologna, non ti ho mai visto però o_O)

saluti.
aE

Luca Sartoni ha scritto:
@malaerba: stai forse insinuando che io sia un Hacker?

Lo prendo come un complimento.

Sì, insinuo che sei un hacker e anche per me è un complimento.
🙂
alla prossima.

oh adesso intervengo anche io, che sono la più ignorante fra gli ingnoranti in materia di informatica, quindi, dovendomi schierare in questo post, sono sicuramente una “rompiscatole”. Bene, per quella che è stata fino ad ora la mia esperienza personale, tutte le volte che ho avuto bisogno di un informatico (sia dal punto di vista hardware che software), e sia che esso fosse il mio fidanzato o un perfetto sconosciuto, ho subito e ben messo in luce il fatto che volessi pagare e di dirmi la cifra richiesta. Mi è sempre stato risposto: “ma, mi, mo, dai vediamo….”

chiedo scusa sono stata interrotta….
– vengono quando vogliono;
– provano a risolvere il problema via telefono, sfoderando termini incomprensibili per guidarmi, che se solo ne conoscessi la metà, non mi sarei trovata in quella situazione;
– ti sgridano perchè ti accusano di essere il responsabile di ciò che ti è successo…. beh spesso è vero, ma è successo senza volerlo! :o(
– hanno poca pazienza e comprensione nei confronti di chi non è come “loro”, ma magari è molto umile e affascinato da quel mondo e semplicemente non ha avuto le stesse possibilità/tempo/denaro da dedicare.
Io non ho mai chiesto a chi non sapeva neanche galleggiare di nuotare i 50 metri stile libero in 25 secondi!

Forte. Non so se è un bene o un male riconoscersi, man mano che si legge, in questo post. Come diceva qualcuno: è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare…

Trovo tristemente vero soprattutto il fatto che quando cominci a dire “no, non posso” o a farti pagare (anche poco) la lista dei tuoi “amici” si riduce ai minimi termini.

Ho anche notato che chi non e’ come noi non riesce a capire cosa ci spinge ad essere “informatici”. (leggi frasi del tipo “basta che hai un pc davanti e ti perdiamo”)

La cosa delle mensole regge fino ad un certo punto. I tasselli non cambiano ogni 6 mesi, ed ogni anno non c’e’ un nuovo modo di mettere su le mensole, o un amensola 2.0 che va meglio della 1.0 ma e’ piu’ complicata.

Credo in generale che la massa debba capire che quando chiama uno di noi (che sia informatico, tecnico o sistemista) deve pensarla come quando chiama l’idraulico o l’elettricista. Purtroppo invece la nostra materia e’ sempre vista come un gioco o un passatempo e percio’ non legata ad una vera professione.

max

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