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Perchè vendere care le frequenze Wi-MAX

Nel dicembre 2006 è stato avviato un tavolo di lavoro presso il Ministero della Difesa per rendere disponibili le frequenze radio necessarie alla diffusione sul territorio della tecnologia Wi-MAX.

Successivamente a questa notizia si sono riversate in rete moltissime opinioni in merito a questa opportunità che si prospetta all’orizzonte.
Volendo tralasciare moltissimi dettagli relativi alle possibilià tecniche e sociali che questa tecnologia potrebbe mettere a disposizione, vorrei soffermarmi su una questione che è stata sollevata dal Partito Pirata Italiano.

Il Partito Pirata sostiene che la possibilità di realizzare un’asta per la vendita della licenza di sfruttamento delle frequenze Wi-MAX sia assolutamente da scongiurare. Tale asta, secondo la tesi sostenuta, avrebbe l’effetto di innalzare il prezzo di tali licenze costringendo i vincitori dell’asta a riversare i costi sostenuti sugli utenti finali, rendendo una tecnologia che avrebbe potenzialità enormi, se diffusa massivamente, elitaria e di scarsa diffusione (come la connettività UMTS).

Per quanto mi riguarda, ritengo tale previsione del tutto infondata e cercherò di spiegare perchè credo sia giusto sostenere un’asta e cercare di vendere tali licenze ad un prezzo il più alto possibile. Per fare questo devo introdurre alcuni elementi di economia spicciola con la speranza che possano essere di interesse anche al di fuori di questa questione.

Price Targeting

Il Price Targeting è la strategia di assegnazione dei prezzi nella quale il venditore stima il prezzo che il compratore è disposto a pagare per un bene o servizio.
Nel Price Targeting non è importante il costo che quel bene o servizio hanno avuto per il venditore.

Primo esempio di Price Targeting – I Saldi

Il primo esempio di Price Targeting è quello dei saldi fine stagione.
Un capo di abbigliamento che durante l’anno costa 100, per un periodo limitato costa 70.
Tale diminuzione di prezzo non è da imputare alla bontà di spirito del commerciante o alla sua necessità di liberare i magazzini.
Il principio economico che sta alla base di tale operazione è la profilazione della capacità finanziaria del cliente, elemento alla base del Price Targeting.
Il ragionamento è questo:

  • Realizzare un determinato prodotto costa 50
  • Ipotizziamo 100 potenziali clienti interessati all’acquisto
  • Sappiamo per certo che 60 clienti potenziali sono disposti a pagare 80 (Profilo A)
  • Ipotizziamo che 20 clienti potenziali siano disposti a pagare 100 (Profilo B)
  • I restanti 20 clienti potenziali non sono disposti a pagare più di 60 (Profilo C)

Se il prezzo venisse fissato a 80 per tutto l’anno avremmo un buon compromesso, dato che l’80% dei nostri clienti (A+B) sarebbe soddisfatto e io incasserei

80 X 80 (A+B) = 6400

Ragionando diversamente, applicando un calendario dei saldi e introducendo un altro paio di congetture:

  • E’ provato che chi non bada al prezzo non è disposto ad attendere prima di acquistare qualcosa che desidera (B)
  • Il calendario dei saldi genera un senso di soddisfazione economica (“ho fatto un affare”) e aiuta le vendite (questa soddisfazione è minore in B maggiore in A e massima in C)

Otteniamo quanto segue:

  • Per buona parte dell’anno vendo il prodotto a 100 ai clienti B, conquistando senza dubbio una parte dei clienti A che faranno uno sforzo e in talune (molto frequenti in realtà) circostanze pagheranno volentieri il sovrapprezzo. Diciamo nel 60% dei casi
  • Per un periodo molto stretto dell’anno venderò il prodotto a 70 conquistando tutti i clienti A che non hanno aquistato durante l’anno e una buona parte degli acquirenti più accorti ai prezzi, diciamo il 40% di C

Il risultato del Price Targeting è:

Durante l’anno: 100 X 20(B)+ 100 X 36(60% A) = 100 X 56 = 5600
Durante i saldi: 70 X 8 (40% C) + 70 X 24 (40% A) = 70 X 32 = 2240
Totale: 5600 + 2240 = 7840

Pezzi venduti: 88
Prezzo medio: 7840 / 88 = 89,09

Non solo abbiamo venduto più prodotti, ma li abbiamo anche venduti ad un prezzo medio maggiore.

Secondo esempio di Price Targeting – Le Schede Video

Un altro esempio di Price Targeting possiamo averlo se pensiamo alle schede video.
La gran parte di costi di produzione nel mercato delle schede video si ha al momento di realizzazione dell’impianto di produzione. Superata la fase di investimento iniziale e superato il punto di pareggio (sto semplificando molto), il problema principale è quello di rendere più redditizia possibile la produzione vendendo quante più schede video sia possibile. Mediante la stessa linea di produzione vengono prodotti diversi tipi di schede che vanno a soddisfare tre diversi segmenti di mercato: Entry Level, Middle Level, Top Level.
A questo punto della produzione il costo di realizzazione di una scheda video di Entry Level è il medesimo di quello di produzione di una Top Level.
La prima però verrà venduta a circa 50 Euro, la seconda potrà sfiorare gli 800 Euro.
Sto esagerando?
Questa è una buona prova.
In pratica si dimostra come una scheda Entry Level NVIDIA da 60 Euro sia di fatto la stessa scheda Top Level da svariate centinaia di Euro, tranne per un paio di resistenze saldate diversamente sulla scheda. Queste resistenze inibiscono alcune funzioni basilari al valore percepito da parte dell’utente finale. Prova ne è il fatto che se modificate, la scheda cambia di prestazioni in modo inverosimile.

Quale ragionamento sta dietro a questa realtà?
Esistono acquirenti disposti a spendere una certa cifra per avere un prodotto e ne esistono altri disposti a spendere una cifra molto maggiore per avere un prodotto simile ma dalle prestazioni più elevate. Nonostante il costo di produzione sia esattamente lo stesso, le aziende profilano il prezzo dei prodotti in base alla capacità di acquisto dei clienti.
Questa capacità di acquisto varia in base alla disponibilità economica dell’acquirente e in base al valore percepito del bene.

Potere di scarsità

Il valore di determinate risorse è determinato dal potere di scarsità che i detentori di queste risorse possono esercitare. Il totale potere di scarsità di un bene o servizio si dice monopolio e se questo potere viene esercitato da una ristretta cerchia di titolari, si chiama oligopolio.
Il potere di scarsità aumenta il prezzo di moltissimi prodotti.
La frutta fuori stagione costa di più perchè è più difficile da trovare.
Le pietre preziose sono tali perchè sono scarse.
Le frequenze di funzionamento per la tecnologia Wi-MAX hanno caratteristica di scarsità perchè se occupate da un determinato servizio (Radar militare), non possono essere utilizzate per un altro servizio (Wi-MAX civile).

A chi appartengono queste frequenze?

In linea di massima queste frequenze appartengono allo Stato italiano che essendo una repubblica, esercita la sua sovranità per conto dei cittadini.
Ognuno di noi è un po’ padrone di questa risorsa.

Perchè un’asta è cosa buona e giusta

Il problema fondamentale da risolvere è capire il reale valore di un bene immateriale e non ancora sfruttato come le frequenze Wi-MAX.
In linea di massima non è possibile decidere a priori un valore realistico di questa risorsa in quanto l’intangibilità e la novità di questa tecnologia non ci permettono di sapere come verrà acquisita da parte dell’utenza.
Non ritengo sia corretto che ad assumersi il rischio di un flop o di un successo relativamente a questa risorsa sia lo Stato italiano mediante la definizione di un prezzo a priori.
Un’asta è un buon modo per capire il reale valore di questa risorsa.
Le aziende che prendono parte all’asta si impegnano a pagare un prezzo piuttosto elevato per avere il diritto di sfruttamento di una risorsa rischiosa. Ma le aziende sono strutturate per assumersi questo rischio. Tale pericolo si chiama appunto rischio di impresa e viene ricompensato mediante gli utili di esercizio se la gestione è stata competente o viene punito tramite le perdite d’esercizio se la gestione non ha lavorato bene.
Per questo motivo le aziende che prenderanno parte all’asta per l’acquisizione di una risorsa pericolosa, cercheranno di avere tutte le informazioni possibili sul probabile valore che questa risorsa potrà avere se adeguatamente sfruttata.
La preoccupazione dello Stato italiano, dovrà essere quella di ottenere quanti più soldi possibili dalla vendita di un bene collettivo ad imprese private.
Vendere queste licenze al prezzo più alto possibile è di fatto l’augurio migliore che possiamo farci in qualità di cittadini perchè significa un entrata maggiore allo Stato di cui facciamo parte.

Perchè è ingiusto calmierare il prezzo di questa risorsa

Fissare un prezzo basso per questa risorsa è a dir poco folle.
Si sostiene che in questo modo i piccoli operatori potranno entrare nel mercato.
Non credo sia vero. Tutto dipende da quanto piccoli sono questi operatori. L’unica cosa certa è un introito più basso per lo Stato italiano e quindi per noi.
Tenendo bassi i costi delle licenze si tengono bassi i prezzi per gli utenti
Falso. Il prezzo di vendita di servizi TLC è dominato dal Price Targeting per eccellenza. Le aziende, grandi e piccole che siano, venderanno i servizi Wi-MAX al prezzo più alto che l’utenza finale sarà disposta a pagare in modo completamente indipendente dal prezzo delle licenze.

Conclusione: cosa si rischia di ottenere senza un’asta adeguata

Alla luce del Price Targeting nel settore TLC, abbassare i prezzi delle licenze ha il solo risultato di abbassare i costi per le aziende di telecomunicazioni e alzarne gli utili, senza per questo motivo permettere agli utenti di godere di prezzi bassi.
Il prezzo finale dei servizi Wi-MAX verrà fissato da due variabili non dipendenti dal costo delle licenze: quanto gli utenti saranno disposti a pagare, quale sarà il valore percepito di questi servizi.
Queste due variabili sono strettamente legate tra loro.
Il valore percepito dipenderà dalla caratteristica dei servizi che verranno proposti, i quali influenzeranno di conseguenza la voglia di spendere degli utenti.
Se lo Stato avrà ricavato molti soldi potrà investirne una parte nell’aiutare determinate realtà a ricevere copertura Wi-MAX a prezzo di favore mediante incentivi e aiuti.

Concludo augurandomi che questa tecnologia possa essere un bene per il nostro paese e soprattutto per quelle realtà in cui la connettività wireless risulta l’unica speranza per la diffusione della banda larga, quali zone rurali o montane non raggiunte dall’ADSL.

By Luca Sartoni

Team Lead at Automattic, WordPress contributor, co-organiser at WordCamp Europe, blogger, photographer, geek, nerd.

50 replies on “Perchè vendere care le frequenze Wi-MAX”

Articolo interessante, specialmente l’accenno al price targeting.
Sinceramente però non mi convincono le motivazioni sul perchè l’asta sia “buona e giusta” e perchè non lo sia calmierare il prezzo della risorsa.
Quello che è certo è che, in un mercato del WiMAX gestito solo da quelle medio/grandi aziende che hanno ottenuto le licenze, i piccoli operatori non avranno alcuna chance. Mentre invece si assiste ad una certa vivacità locale del mercato WiFi.
Il fatto che lo Stato possa avere maggiori introiti, a dirla sinceramente, non mi entusiasma per nulla. Al massimo finazieranno qualche mese in più in Libano…
Se in un caso vige il potere di scarsità, come giustamente hai detto tu. è anche vero che assegnando le frequenze ai “grandi” operatori non si innesca più quel meccanismo di concorrenza che fa abbassare il price targeting (quanti “cartelli” nascosti ci sono!!).
Lasciare le frequenze completamente libere o a basso costo secondo me invece comporterebbe più introiti indiretti per lo Stato, derivanti da una maggiore diffusione e quindi degli acquisti effettivi in apparecchiature, servizi ed affini

Il mio ragionamento si basa su due punti essenziali, i quali danno risposta ai tuoi dubbi.
1_ In qualità di cittadini abbiamo interesse che il nostro stato venda qualcosa che è nostro al prezzo più alto possibile.
2_ Il prezzo finale dei servizi non è minimamente influenzato dal costo delle licenze ma solo da quanto questo servizio troverà distribuzione e accoglimento da parte del pubblico. (sto delberatamente escludendo il concetto di concorrenza perchè in Italia è molto discutibile).

Per quanto riguarda la distribuzione: pagare molto le licenze è uno stimolo a sfruttarle maggiormente. Quindi a cercare di distribuire maggiormente i servizi sul territorio. Ovviamente questi servizi non saranno interessanti nelle città. Lo saranno nelle zone rurali dove effettivamente se ne sente l’impellente necessità.

Le frequenze Wi-MAX non andrebbero vendute ai privati, ma date loro in concessione per un periodo di tempo definito. Si tratta di un bene comune, eventualmente utilizzabile da privati per erogare servizi. Lo Stato devo solo controllare, incassare gli affitti (più alti possibili) e impedire così che si formino monopoli. In questo modo si garantiscono trasparenza per i consumatori e competizione fra i gestori. La stessa cosa andrebbe fatta con le frequenze televisive. Vendere l’etere, invece, equivale a vendere le strade pubbliche su cui circoliamo con le automobili.

Riccardo Gianninoni

Se le licenze saranno vendute ai soliti noti questi le useranno per recuperare i soldi persi con il disastro dell’UMTS.
Il problema è che l’Italia non ha solo bisogno di un trasferimento di denaro da imprese TLC a casse dello stato, ma anche di un accesso dati wireless.
L’indisponibilità dell’accesso wireless, e delle conseguenti applicazioni, rappresenta un danno enorme alla competitività di tutto il sistema Italia.
Nella partita WiMax essenziale cogliere con lungimiranza cosa serve davvero al sistema. Soli in cassa (sempre pochi, maledetti e subito) o la possibilità di vivere e lavorare con servizi innovativi? Mi pare che l’asta non sia una risposta lungimirante.

Il discorso non mi convince affatto. E’ ormai stranoto che gli operatori (tutti, per la verità…) fanno strapagare servizi che in realtà non hanno costi così elevati.
Esempio banale, gli SMS. Tecnologicamente, gli SMS dovrebbero costare nulla o poco più. Non 12 centesimi a messaggio. Del resto basta vedere come i provider si sprecano in promozioni da 500/1000 sms con le varie card estive/natalizie.
Altro esempio, lo stracosto della connettività UMTS/3G, che fa sorgere il più che fondato sospetto che l’unica causa di tariffe così alte sia l’eccessiva concorrenzialità nei confronti delle connessioni cablate.
Con un’asta simile, è molto probabile che ad accaparrarsi il Wimax sarà telecom, con tutto ciò che ne consegue in termini di costi, efficienza del servizio e assassinio della concorrenzialità.
my 2 eurocents

Io non sto affrontando il problema di mancanza di concorrenza nel mercato ICT italiano.
Quello è un altro problema.
La mia questione affronta esclusivamente l’opportunità o meno di vendere la licenza di sfruttamento (temporanea o a tempo indeterminato) mediante asta o mediante prezzo prestabilito (deliberatamente basso).
Il costo degli SMS viene determinato, non dal costo che il servizo ha per il distributore, ma da quanto gli utenti finali sono disposti a pagare un servizio prima di sostituirlo con un surrogato.
Concordo che il costo della connettività 3G dipenda dalla concorrenza con la connettività cablata.

Ok, ma allora stiamo parlando del sesso degli angeli… Se si và all’asta, se la accaparra quasi sicuramente Telecom. Se se la accaparra Telecom quasi sicuramente avrà prezzi esorbitanti per l’utente finale, e non ci sarà concorrenza.
Da qualsiasi parte la guardi, per quest’Italia quell’asta non s’ha da fare, a meno di non mettere paletti sul costo che avranno i servizi.
Poi, certo che sms

I discorsi sul price Targeting chiaramente stanno in piedi, ma non pensi che in luoghi poco abitati e per giunta in motagna , nessun operatore porterà mai connettività , perche non ci sarà un adeguato ritorno dell’investimento ?
Viceversa se permetti a piccole imprese o coperative ecc… di accedere al wi-max liberamente, in qualche modo la connettività arriverà anche li.
Altro modo per risolvere il problema sarebbe quello di imporre agli operatori di portare connettività dovunque ci sia una casa abitata, ma la vedo molto dura.

Sono d’accordo che eventuali cooperative, comitai locali, associazioni debbano avere delle facilitazioni nell’accesso ad una risorsa preziosissima come quella che si prospetta con il Wi-MAX. Non credo che questa facilitazioni possa arrivare dal costo calmierato delle licenze. Credo che si possa ottenere questo risultato se le licenze sono vendute al prezzo più alto possibile e successivamente si introducano facilitazioni alle realtà sociali locali, magari con i soldi ottenuti dalle licenze.

Riguardo al commento 7. La storia (italiana) degli ultimi anni ci insegna una cosa: mai fidarsi. Mai.

L’esempio più lampante è Blu, una compagnia nata morta (la pubblicità infatti era ingannevole: come per dire, meglio morire da piccoli…).

Vi spiego perché.
Molti pensano che Blu sia stata comprata interamente da Wind. Errato. Wind si è presa i prefissi della Blu e i clienti. Tim le frequenze della rete GSM della defunta neo società. Per quanto riguarda Omnitel non ricordo.

Erano tutti d’accordo fin dall’inizio. Blu doveva nascere e morire per poi spartirsi il materiale che, altrimenti, l’authority non avrebbe mai concesso agli operatori esistenti.

Altro esempio? Il più scandaloso della storia. Telecom e tutte le compagnie telefoniche. Non esiste una reale concorrenza. Solo Fastweb, che comunque ha dei prezzi un po’ alti – giustificati da una elevata qualità, può permettersi di fare concorrenza.

Gli altri operatori devono pagare un fitto a Telecom per usare i *suoi* cavi.
Cavi che ha installato lo stato italiano, così come per ENEL, che però è stata scorporata in Terna (che possiede i cavi) e in ENEL (che possiede le centrali).

Terna, che in pratica è lo Stato, fa pagare un fitto a tutti gli operatori del mercato dell’energia (coloro che producono elettricità hanno le centrali, ma l’energia deve essere immessa su una rete di distribuzione). A *tutti* in maniera equa. Questo ha fatto sì che si creasse un ambiente sano. Lo dimostra il fatto che le azioni ENEL valgono tanto e la società è in super-attivo.

Telecom invece? Nonostante possieda i cavi non riesce a competere con nessuno. E’ la società più indebitata di Europa, è una truffatrice, e l’authority la bastona continuamente con multe per eccesso di posizione dominante. Ha anche un incompetente Tronchetti Provera al comando, che pensa solo ai suoi ricchi risparmi, è vero, però se si fosse creata una situazione sana prima, oggi avremmo l’ADSL 2MB a 4 euro al mese, e la speranza Wi-MAX sarebbe più credibile.

Anche io sono d’accordo con Raffaele quando sostiene che Telecom farà prezzi esorbitanti agli utenti finali. Credo che tenere il costo basso favorisca Telecom perchè comunque terrà i prezzi alle stelle.
Mi spiace che il link a mentedigitale richieda l’iscrizione perchè non ho intenzione di iscrivermi e quindi non lo leggerò.

Non sono pienamente convinto che sarà Telecom ad accaparrarsi le frequenze. Ci sono molti concorrenti – non propriamente del campo Tlc – che vogliono la loro fetta in questo mercato. Prendi Enel per esempio. O Wind, che cmq è un’azienda più ana di Telecom (ma non di Tim) e di Vodafone.

Non sono sicuro di voler scommettere su “chi” prenderà le frequenze, ma nessuno mi toglie l’idea che c’è una strana puzza nell’aria…

Con il tuo raginamento, allora, l’open source e’ una jattura perche’ addirittura e’ in molti casi gratuito.
Quale price targeting si sono prefissi quei terroristi della Canonical distribuendo e addirittura spedendo i loro sistemi operativa gratis in tutto il mondo?
Per fortuna Bill Gates e Steve Jobs continuano a mantenere “sano” il mercato. E per fortuna le schede video hanno prezzi differenziati pur avendo gli stessi costi di produzione. E quindi auguriamoci per il bene di tutti che le aste vengano fatte, che vincano i veri paladini della Libera Economia. Per i comunisti come per i pirati, ci sara’ sempre la possibilita’ di usare hiperlan.

Caro Claudio, il tuo commento è a dir poco qualunquista.
Innanzitutto, a mio parere, il Software Libero è l’unica via per applicare quella lungimiranza cui si faceva auspicio in qualche commento fa.
Seconda cosa non si è mai parlato di terrorismo in questo post e non credo sia il caso di usare termini così “fuori luogo” in questo contesto.
Bill Gates e Stiv Jobs non tengono sano il mercato. Loro introitano grandi capitali e la loro missione è arricchirsi a più non posso. Così come tutte le grandi aziende.
Questo è già di per se un valido motivo per non regalare loro qualcosa di nostro, quale l’etere in cui andranno a fare bancarella.
Io non ho scritto questo post per dare luce ai paladini della Libera Economia, come dici tu, ma per spiegare per quale motivo non credo sia giusto permettere a questi “signori” di mettere le mani su un bene comune e di farne ciò che vogliono con la “promessa” di tenere bassi i prezzi, cosa che non avverrà di certo.
I comunisti e i pirati, sanno essere abbastanza intelligenti da capire che avere un’opinione contro, e argomentarla a dovere è la base primaria per poter sostenere una tesi.
Poi ci sono i cialtroni che si fingono comunisti e pirati per scaricare i film gratis e lamentarsi che i DVD costano troppo, senza aver mai affrontato l’ipotesi di capire perchè questo avviene e come poter proporre idee nuove di sviluppo che rendano disponibili a tutti cultura e contenuti. Per esempio una campagna a favore delle Creative Commons.

Ritornando brevemente indietro: Free Software non vuol dire “gratuito” ma “libero”. Regalare al pubblico è diverso che regalare alle grandi aziende.

Secondo il mio modesto parere abbiamo tutti in parte ragione, ma come in ogni caso, percorrere una strada piuttosto che un’altra comporta vantaggi e svantaggi. Concordo con quello che ha esposto Luca, ma tutto questo risulterebbe vero in qualunque nazione, (ma come hanno fatto notare già gli altri) non in Italia purtroppo 🙂
Ognuno giustamente pensa ai propri interessi, lo stato però non dovrebbe pensare solamente ai propri interessi, ma anche a quelli dei cittadini, cercando di limitare il più possibile i monopoli!
Per quanto riguarda la questione dell’UMTS, potrebbe comportare vantaggi e svantaggi anch’essa, perchè un’azienda potrebbe scegliere di non percorrere più gli errori fatti con l’UTMS e abassare un pochino i costi, oppure potrebbe aumentarli con la speranza che il WiMAX faccia recuperare un pò di soldi in più! Quindi da qualunque faccia viene vista la questione secondo me non è possibile fare previsioni, dobbiamo solamente attendere e vedere come andranno le cose!
Mi spiacerebbe solamente per due cose:
-la possibilità che il digital divide rimanga, per i costi troppo elevati;
-la possibilità che la Telecom si impadronisca anche del WiMAX comporterebbe il non raggiungimento dell’obiettivo di abbassare i prezzi della banda larga!

Tutti i ragionamenti teorici di economia che fai potranno anche esser giusti, ma non tengono conto della realtà italiana viziata da anomalie peculiari.
Non spieghi perché con l’asta per il Wi-MAX dovrebbe andar diversamente che con l’UMTS.
I soldi che lo Stato potrebbe trarne non valgono l’occasione che tutti gli Italiani potrebbero perdere.

L’economia è molto più pratica di quanto tu creda che sia teorica, altrimenti ci si affiderebbe ai maghi e agli indovini. Purtroppo in Italia devo ammettere che piuttosto che dare le redini a chi ha studiato (non sto parlando di me sia chiaro) si preferisce da sempre dar spazio alle dicerie, alle supposizioni, ai bellimbusti.
Il mio parere, sin ora portato avanti è che dando per certo che i prezzi agli utenti saranno alti a prescindere, non ha senso regalare le licenze alle grandi aziende aumentandone gli utili.
Non credo minimamente che Telecom o qualunque altra azienda di TLC si trasformi un buon samaritano e offra Wi-MAX a prezzo basso alle comunità rurali e montane solo eprchè ha pagato poco le licenze.
L’asta UMTS fu’ una farsa. BLU era stata creata apposta per falsare il mercato e infatti si è sgretolata appena compiuto il suo compito.

Oppure, tenendo alti i prezzi per pensare di fare un buon affare, noi-collettività possiamo incassare un sacco di soldi sul momento, ma poi perderne dieci volte tanto perchè, per recuperare il costo di licenza, le aziende sono costrette ad offrire il servizio a prezzi elevati e/o formano un cartello per recuperare il costo delle licenze a spese dei clienti (cioè di noi-collettività), e questo si traduce in spese più elevate, ma soprattutto in possibilità di crescita perdute (perchè la disponibilità di telecomunicazioni efficienti a buon mercato è basilare per lo sviluppo dei settori economici ad alto valore aggiunto).

Peraltro, è esattamente quello che è successo con l’UMTS.

La mi tesi è quella di spiegare la mancanza di relazione tra il prezzo e il costo, così come l’economia dell’ICT dimostra, per cercare di far guadagnare di più allo stato (cioè NOI) e di meno alle TELCO.

Ciao Luca…

Se l’obiettivo del tuo post era di dire: “ormai che la frittata e’ fatta (assegnazione), cerchiamo di ottenere il meglio del peggio”, allora si, concordo sul fatto che l’asta a prezzi alti sia cosa buona e giusta… Purtroppo l’asta gia’ di per se’ rende possibile che chi ha soldi con la sua offerta decida una soglia minima sopra alla quale molti piccoli non potranno andare, senza bisogno che ci pensi lo stato a definire un alto prezzo di base.
Se invece lo stato ci tirasse fuori qualcosa, magari lo impegnera’ male, ma mi piace pensare che almeno un 15% di quei soldi porti benefici a noi cittadini.

Ma purtroppo dissento totalmente sulla linea di conduzione intrapresa dal governo, cioe’ la strada dell’assegnazione.

-Brucia ogni forma di concorrenza.
-In qualche post precedente si auspica ad un eventuale successivo intervento di agevolazione statale, magari con i soldi stessi guadagnati dall’asta. Personalmente la ritengo un’ipotesi di pura fantasia. I soldi dell’asta verranno investiti da subito (siamo una nazione indebitata dopotutto), quando qualche politico parlera’ di supporto alla diffusione del Wi-MAx, si faranno i conti con i soldi disponibili in quel momento.
-Se lo stato guadagna dei soldi dall’asta, non siamo noi cittadini a guardagnarli direttamente. Quando invece io paghero’ una certa cifra per un collegamento Wi-Max, saro’ io direttamente che la tirero’ fuori. Quindi mi da l’idea che, comunque, io ci rimetta sempre. Se non altro perche’ con l’asta ci guadagno una volta (e magari bene), pagando i servizi, anche se poco, pago sempre.

Mi sembra che la liberalizzazione del Wi-fi abbia portato parecchi introiti a tutti: in servizi a noi cittadini, in guadagni ad imprenditori e produttori di apparati, allo stato con iva ricavata dalle vendite e con risparmio in costi di gestione del proprio apparato (non mi risulta che l’adsl lo stato ce l’abbia gratuita, mi risulta invece che il collegamento wi-fi tra il mio comune e uno limitrofo, che prima era fatto pagando per l’uso di linea telefonica a telecom, ora non costi piu’ nulla)

Questi e altri punti (che non cito per non allungare troppo il post) per dire che anche secondo me le frequenze andrebbero liberalizzate, e non assegnate. Solo cosi’ ci sarebbe un reale guadagno per imprese e cittadini. E’ proprio la strada intrapresa, di cui l’asta e’ solo una delle tante e irrinunciabili tappe, ad essere sbagliata e perdente, sopratutto in prospettiva…

Ok ragazzi ho trovato la soluzione…

…Ognuno di noi mette un tot a testa si tira su una società per azioni e investiamo il tutto per l’asta sul WiMAX; una volta aggiudicata, rivendiamo le connessioni a basso costo a tutti! 😀 che ne dite?

Pensi davvero che una vendita di radiofrequenze una tantum da parte dello stato possa migliorarti la vita?
Non è questione di stare in Italia,
non è una questione di incasso,
Rilasceresti una concessione edilizia privata al centro di un parco nazionale?
La privatizzazione di Telecom è stata un errore, le infrastrutture (risorse repricabili affrontando costi elevatissimi) che un tempo erano proprietà dello stato ora sono proprietà di una unica azienda privata. Il resto è storia.
La concessione a tempo indeterminato delle frequenze non deve lontanamente entrare nella testa di nessuno, altrimenti anzichè essere lo stato ad affittarle, sarà telecom stessa, o comunque pochi altri operatori, quindi addio a tutti i tuoi bei ragionamenti sugli introiti nelle casse dello stato.
Inoltre se si dovesse parlare di affitto dovrebbe essere ultraregolamentato (non deve permettere il subaffitto) e a tariffazione fissa (e relativamente bassa) per favorire la concorrenza. Non sono in grado di calcolare i benefici a lungo termine per le casse dello stato ma secondo me non c’è paragone. Qua stiamo parlando di terreno fertile per gli sciacalli. Il fatto è che il rischio di cartello è altissimo. Allora una buona volta che possiamo sfruttare una tecnologia come si deve non mi sembra furbo commettere sempre gli stessi errori.
Altra questione:
a differenza di UMTS la concessione dovrà avvenire a lotti di piccole unità geografiche, favorendo i piccoli provider. Invece secondo te una telecom avrebbe il controllo a livello nazionale e confermeremo il digital divide per molti anni ancora.

esattamente come loro fanno con noi fin dal principio, perchè è concesso loro. Puoi strizzare quanto vuoi ma tanto non cambia che ci strizzeranno senza limiti.
Una volta che vendi a tempo indeterminato una risorsa che non ha prezzo hai spremuto sempre troppo poco. Tanto vale tenercele noi che rendono sicuramente meglio degli SMS con le suonerie.

Io sono d’accordo con ciò che dice Luca Sartoni.

ossia: una società per azioni, dovendo guadagnare per fare contenti gli azionisti, terrà i prezzi al massimo livello possibile, indipendentemente da quanto pagherà per le licenze.

Quindi ogni euro speso dalla società di telecomunicazioni è un euro risparmiato per lo Stato.

Lasciamo poi perdere i discorsi sul Libano, che non c’entrano con il wi-max. Se allo Stato mancheranno i soldi, prevedo che invece di tagliare le spese militari verranno alzati i ticket sulla sanità oppure verranno ridotte le spese in ricerca.

Per cui, meglio lo Stato delle compagnie di telecomunicazione, visto che il guadagno di tali compagnie non si ridistribuisce in alcun modo sugli utenti, a differenza invece del guadagno dello Stato.

> Io, per chi non lo avessa ancora evinto, strizzerei
> le TELCO fino all’ultimo centesimo,
> esattamente come loro fanno con noi fin dal
> principio.
Non penso si possa ridurre tutto ad una questione di “chi strizza l’altro meglio e prima”
Si tratta di investire su delle risorse in modo che il beneficio sia il piu’ distribuito possibile, e non con entita’ che ci guadagnano ed entita’ che ci perdono…

In realtà la base di partenza dell’asta è sbagliata: eventualmente si dovrebbe mettere all’asta LA BANDA TRASMISSIVA, NON LA FREQUENZA. Questo percè WiMax è nato proprio per usare quanto più spettro possibile nella maniera più efficiente: dieci canali da 100MHz portano 100, un canale da 1000MHz porta 2.500 e non 1.000.

Se il Servizio verrà messo all’asta, vedremo un calo drastico dei costi di connessione tramite cellulare, e fin qui tutto sarà positivo, ma nn potremo avere un servizio wimax buono fino a che i piccoli imprenditori nn spenderanno fior di quattrini per utilizzare quel tipo di servizio. Poi in un secondo momento presentaranno il wimax anche all’utente privato spennandolo fino al collo per poi sbatterli in faccia una fantastica tariffa Flat a un costo cmq esorbitante ma sempre più conveniente rispetto a chissà quale futura tecnologia.
Morale della favola: se vuoi l’ultima tecnologia avanzata la paghi, se vuoi quella a basso prezzo la paghi e se nn la vuoi forse la paghi lo stesso.
Mettiamo all’asta l’Italia magari ci compra qualche nazione migliore 😉

[…] Successivamente al post del 12 gennaio dal titolo “Perchè vendere care le frequenze Wi-MAX” ho ricevuto una serie di repliche molto interessanti. Le opinioni e i dubbi espressi nei commenti al post hanno trovato risposta all’interno del post stesso, ma come spesso succede una delle repliche più interessanti è giunta da colui che aveva dato origine alla discussione, il mio caro amico Alessandro Bottoni. […]

[…] Successivamente al post del 12 gennaio dal titolo “Perchè vendere care le frequenze Wi-MAX” ho ricevuto una serie di repliche molto interessanti. Le opinioni e i dubbi espressi nei commenti al post hanno trovato risposta all’interno del post stesso, ma come spesso succede una delle repliche più interessanti è giunta da colui che aveva dato origine alla discussione, il mio caro amico Alessandro Bottoni. […]

Salve a tutti, arrivo in ritardo sull’argomento che però mi tocca personalmente
Sono convinto che alla fine la gara di assegnazione della wimax sarà a livello europeo e quindi se Telecom per un momento ha pensato di poter fare chissa che acquisto, bene dovra vedersela con chissa quale Provider Europeo. Per un po ho avuto l’idea di partecipare alla gara di assegnazione wimax, oggi dopo quello che ho letto è meglio lasciar perdere.

L’articolo è bello, ma le conclusioni sono frutto di condizioni a contorno (ahimè) sballate:

1) lo spettro non è una risorsa scarsa (cfr. slides di David P. Reed, FCC, Washington 2002), quindi non ha senso assegnarla in regime di licenza individuale… bisogna soltanto evitare che l’uso libero sia talmente caotico da renderla inutilizzabile (ie: introdurre dei criteri di interoperabilità e convergenza piuttosto che limitare l’uso a un numero limitato di persone fisiche e giuridiche).

2) il valore di una rete di telecomunicazioni non è nel rame o nelle frequenze… ma è nella capacità trasmissiva. Di fatto quello che dovrebbe essere licenziato (cioè ciò che è dotato di rilevanza giuridica in quanto entità con un valore oggettivo) è la capacità trasmissiva (i mbit), non le frequenze (i mhz… res communes omnium oggi bene pubblico indisponibile, “simil-demanio”).

3) se la non assegnazione dello spettro porta a maggiore capacità trasmissiva (ed è così, l’esperienza maturata nella teoria dell’informazione distrugge completamente l’approccio intuitivo), si sta facendo qualcosa di antieconomico nell’assegnare le frequenze a privati… figuriamoci addirittura a farli scannare in un sistema di aste…

Leggiti questa mia lettera: http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1896668

ANTONOMASIA E’ UNA SOCIETA’ CHE E’ NATA CON LO SCOPO DI GUIDARE I CLIENTI AZIENDE VERSO LA MIGLIOR SOLUZIONE DI OGNI SERVIZIO (TRA QUI LE TLC). PROPRIO PER QUESTO, ESSENDO DOVEROSO DA PARTE NOSTRA INTERESSARSI PER CONTO DEI NS. CLIENTI SIA SULL’EFFICENZA PRESTAZIONALE CHE SULL’ASPETTO ECONOMICO DEI SERVIZI , TROVO CHE WIMAX, SAPENDO CHE OFFRIRA’ OTTIME PRESTAZIONI NEI SERVIZI , NON DEVE ESSERE OCCASIONE RIMONOPOLIZZARE IL MERCATO DELLE TLC (VEDI TELECOM,FASTWEB,INFOSTRADA) MA DEVE AVERE LO SCOPO DI FORNIRE SERVIZI DI QUALITA’ AL COSTO BASSO. NON APPROVO UN ‘ASTA DEDICATA AI SOLI GRANDI MA UNA ASTA CON ACCESSO A TUTTI .

Luca, il WiMax deve essere libero e gratuito o a bassissimo costo come l’acqua nelle nostre case. Se si adottasse il tuo ragionamento anche per i beni di prima necessita’ adesso avremmo l’acqua dove serve, a prezzo spropositato e piu’ operatori che ci guadagnano tantissimo per venderci 10 bicchieri al giorno al prezzo di quella oligominerale.
Se il WiMax diventera’ libero come il wifi oggi, si potranno diffondere iniziative analoghe a Fon (prima di parlare per definizioni sterili e fuori luogo di economia, il wimax e’ uno strumento l’economia non serve a niente se e’ gratis) se tutti gli utenti condividono la propria linea gratis per poter usufruire della stessa linea quando si trovano in giro per il mondo, mi spighi perche’ vodafone, tim, telecom, wind dovrebbero fare investimenti se nessuno vorrebbe pagare qualcosa che puo’ trovare a prezzi irrisori come pochi euro al mese in flat o magari gratis scambiando la banda quando non serve? Io sono un Fonero, do’ la banda ai miei vicini per un raggio di un Km quadrato nel mio quartiere e quando giro posso collegarmi gratis, perche’ dovrei pagare 20 euro per vedere una pagina web con l’Umts per avere un servizio inoltre anche scadente?

Anche a me piacerebbe avere connettività mobile gratuita. Questo però non mi fa credere automaticamente che i principi economici con i quali abbiamo a che fare ogni giorno (anche per l’acqua minerale e quella del rubinetto) non entrino in gioco.
Le definizioni sterili e fuori luogo non riesco a troverle nel mio articolo, se me le indichi sarò felice di replicare a proposito.
La gratuità di un bene è di fatto un elemento economico quindi è falso pensare che l’economia non centri nulla se un bene non costa al consumatore.
Ti spiego perchè TIM e altri vogliono fare investimenti sul Wi-Max anche se gli utenti non vorrebbero pagare nulla:
1_ Perchè il Wi-Max non interessa al 95% della popolazione, in primo luogo dato che la connettività mobile non sa neanche cosa sia.
2_ Perchè alle aziende non interessa se a te piacerebbe gratis. Interessa che qualcuno sia disposto a pagare. E qualcuno disposto a pagare c’è di sicuro.
3_ Perchè Wi-Max è in concorrenza con la connettività ADSL che al momento viene pagata. (guarda un po’ anche a coloro che la vorrebbero gratis, come l’acqua).

Ci tengo inoltre a precisare che io non sono a favore della privatizzazione del Wi-Max. Sostengo solo che se ci si muove in quella direzione, l’asta deve essere efficente e più redditizia possibile.

Al mondo non esiste nulla di gratuito; la stessa FON è un’illusione… FON non elimina i costi, si limita a spostarli lì dove non li vedete.
Non può esserci connettività mobile gratuita. Non si tratta di discutere se la connettività deve essere gratuita o meno, ma di QUANTO debba essere pagata. E io sono dell’idea che si debba pagare poco, perchè costa poco, e costa poco perchè non è scarsa!

Alcuni principi economici di oggi sono da buttare nel cesso… sono stati elaborati all’interno di un sistema economico che ha condizioni a contorno sballate (risorse e discariche illimitate; che non esistono, come le free beers). C’è in atto uno scontro tra sostenitori di due economie diametralmente opposte che però non esistono in natura… entrambe… ed è assurdo che si continui a vedere le cose in questa ottica dicotomica quando sono ben più complicate. La logica aristotelica si sta facendo beffa dell’uomo….

Il fatto che molti principi economici siano stati sintetizzati prima dell’avvento delle nuove tecnologie non le rende meno applicabili al vivere moderno.
L’economia parte dall’esigenza di gestire nel modo più efficiente possibile una serie di risorse limitate.
Non ho capito bene quali sono le due posizioni dimetralmente opposte cui fa riferimento Michele.

[…] 12/01/2007 – Perchè vendere care le frequenze Wi-MAX 22/01/2007 – Perchè vendere care le frequenze Wi-MAX (reprise) 25/01/2007 – Alcuni segnali per capire se giochi troppo a World of Warcraft 21/02/2007 – Cancelli in the house – Gates in casa. 19/03/2007 – Nokia N800 – nsFAQ (not so Frequently Asked Questions) 22/03/2007 – Rapimenti e riscatti, una riflessione di Ardea Purpurea 28/03/2007 – La strana storia del signor Antonio e del signor Giovanni […]

Scusate se la mia domanda può apparire ingenua o addirittura priva di fondamento, ma di WiMax e in generale di telecomunicazioni ne so pochissimo, tuttavia ho un dubbio che per ora non sono riuscito a togliermi: sarebbe possibile per un Comune o per una società diservizi di un Comune, piccolo ma dinamico, partecipare all’asta per Wimax? Che requisiti dovrebbe avere in termini gestionali, finanziari, o di referenze nel settore?
Grazie per l’attenzione

[…] In rete ho trovato questo articolo molto interessante sulle aste WiMAX, l’articolo è scritto da: Luca Sartoni e potete trovarlo a questo indirizzo: http://www.lucasartoni.com/2007/01/12/perche-vendere-care-le-frequenze-wi-max/ “Perchè vendere care le frequenze WiMAX”Nel dicembre 2006 è stato avviato un tavolo di lavoro presso il Ministero della Difesa per rendere disponibili le frequenze radio necessarie alla diffusione sul territorio della tecnologia WiMAX. Successivamente […] […]

Ho ritrovato quest’ articolo dopo molto tempo.
Ci tengo a precisare che dopo averlo letto allora abbiamo tolto ogni tipo di restrinzione di lettura.
Buona continuazione
WebDataBank

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